Burnout: le soluzioni possibili per combattere lo stress da lavoro in smartworking

Stress da lavoro anche a casa? Lo smartworking ha dei vantaggi, ma anche dei rischi. Fra questi c'è il burnout, ma puoi provare a prevenirlo (o a combatterlo!)

Burnout stress lavoro

Foto Shutterstock | Olena Chukhil

Il burnout, il famoso stress da lavoro, quello che ti manda in tilt corpo e mente perché l’ufficio o il negozio o la corsia rischiano di prendere il sopravvento sulla tua vita. Eppure in questi giorni si parla di burnout nonostante si lavori da casa: è quindi possibile essere stressati anche in smartworking? Ebbene sì. Ma le soluzioni ci sono.

Burnout significato: ecco che cos’è la sindrome da stress lavorativo

Burnout stress lavoro
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Cos’è veramente il burnout? Letteralmente “bruciarsi, esaurirsi”, è una vera e propria sindrome, studiata in psicologia clinica e sociale dagli anni ’80 e finalmente riconosciuta anche a livello ufficiale dall’Organizzazione Mondiale della Sanità . Si tratta di uno stato causato da condizioni lavorative avverse, al quale concorrono rapporti con colleghi e capi frustranti e tesi, ambiente di lavoro non salutare, carico di lavoro elevato, responsabilità sopra livelli accettabili, richieste di alte prestazione in severo multitasking.

Tale condizione porta scompensi fisici e soprattutto mentali: dalla mancanza di energia, al basso rendimento professionale, fino all’affaticamento cronico, a mal di testa continui e a stati depressivi.

Burnout lavoro da casa: perché lo stress da lavoro ci può colpire anche in smartworking

Lavorare da casa presenta indubbi vantaggi: niente benzina, niente traffico, niente mezzi pubblici, niente colleghi indesiderati nella stessa stanza, niente faccia a faccia con capi detestabili, orari flessibili, ambiente confortevole. Forse.

Tuttavia, per ogni collega antipatico perso, ne perdi anche uno simpatico. E per ogni minuto di sonno in più guadagnato, ne perdi uno in più di lavoro continuativo.

In pratica anche il burnout si trasforma e segue lo smartworking come un’ombra strisciante; approfondirne i motivi vorrebbe dire scandagliare i misteriosi abissi del mondo del lavoro contemporaneo, perché probabilmente il problema, se continua a presentarsi anche in condizioni oggettive differenti, è in noi. Ma è in noi perché qualcuno ce lo ha messo….

In ogni caso, bando alla teoria, in cosa si manifesta il burnout da smartworking?

  • nel lavoro continuo: non ci sono pause “fisiche” da chiacchiera col collega, non ci sono spazi dove fare una passeggiata; si rischia di rimanere 8 ore consecutive (spesso di più!) attaccati a uno schermo, perché anche qualora ci si prenda un momento per parlare con qualcuno, lo si fa comunque via pc o telefono;
  • nella mancanza di confini spazio-temporali: lo spazio privato diventa anche quello professionale, senza alcuna soluzione di continuità. La casa è l’ufficio, l’ufficio è la casa. La sfera del tempo libero ne viene irrimediabilmente intaccata, i luoghi sono contaminati;
  • nel rapporto telematico con colleghi e capi, ancora più complicato: specialmente con quelli più ostili si rischiano incomprensioni ancora più pesanti, a causa della mancanza di linguaggio non verbale;
  • nell’orario lavorativo, apparentemente più flessibile, in realtà spalmato sull’intera giornata che così risulta interamente dedicata al lavoro, anche oltre i limiti normalmente accettabili;
  • nello stress che la famiglia e l’ambiente casalingo, che non sempre è adatto a trasformarsi in tranquillo luogo di lavoro, possono portarti: i figli scatenati e annoiati chiusi in casa che ti chiamano in continuazione, i genitori da accudire, i mariti rompiscatole, stanze condivise, scrivanie piccole, molto rumore intorno.

Le soluzioni possibili per lo stress da lavoro casalingo

Burnout stress lavoro
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Dal punto di vista dello smartworking quindi, il burnout assume caratteristiche un po’ diverse rispetto a quello che l’OMS ha riconosciuto dopo anni di studi.

La letteratura scientifica di riferimento è ancora scarsa, ma possiamo provare ad ipotizzare che, se da una parte le smart-soluzioni possono essere le stesse del burnout classico, dall’altra probabilmente possiamo trovare espedienti specifici per il lavoro da casa. Ecco quindi qualche suggerimento:

  • pianifica la tua giornata nel dettaglio. Usa tutti gli strumenti di organizzazione a tua disposizione: app di liste come Keep, Calendar per l’agenda, anche i post-it se ti vengono più comodi;
  • cerca di evitare quindi il multitasking: pare che fare più cose contemporaneamente sia la principale causa di burnout, per questo è importante pianificare il tuo lavoro in modo da poterti concentrare su una cosa per volta. Lo smartworking dovrebbe aiutarti in questo senso: sei tu che ti gestisci, quindi fallo nel miglior modo possibile per te e per il tuo lavoro. Se necessario non rispondere subito alle chiamate di colleghi e capi, ma aspetta di aver finito ciò che stai facendo;
  • vestiti comoda: è uno dei vantaggi dello stare in casa; tuttavia, dovendo partecipare magari a videocall e volendo provare a separare il lavoro dalla vita privata, nonostante il luogo sia lo stesso, indossa un outfit presentabile, che ti dia la sensazione di star lavorando (quindi no alla maxi tuta, sì alle magliette carine e ai pantaloni comodi). Leggiti il nostro articolo sul come vestirsi in smartworking, magari c’è qualche suggerimento utile che potrebbe fare al caso tuo;
  • personalizza il tuo spazio lavorativo con oggetti, foto, anche se si tratta di un piano di lavoro in una stanza comune della casa; fai comparire qualche antistress, in modo da scaricarci sopra la tensione di tanto in tanto. Se hai bisogno di consigli a riguardo: ecco come personalizzare una postazione in smartworking;
  • ogni tanto fermati e concentrati sul tuo respiro. Visto che sei a casa approfittane: alzati, fai qualche passo, prenditi un caffè, riempi il tuo bicchiere d’acqua, esci sul balcone o sul terrazzo. L’importante è che per qualche minuto tu possa pensare solo all’aria che entra nel tuo corpo e a quella che esce, scacciando tutti gli altri pensieri;
  • metti una musica rilassante in sottofondo, anche di quelle fatte per meditare (le campane tibetane aiutano a mantenere la concentrazione, i suoni della natura rilassano, le onde sonore di certa musica calmano i nervi); se ti metti le cuffie, è anche meglio (così eviti di disturbare gli altri abitanti della casa e di essere disturbata a tua volta);
  • bevi tanta acqua: a casa è più facile, puoi riempire il bicchiere ogni volta che vuoi e andare in bagno più frequentemente (e ciò ti permetterà di fare anche diverse pause brevi); l’acqua aiuterà il tuo organismo a combattere lo stress (e anche la ritenzione idrica, che non fa mai male!);
  • mangia sano nelle pause. Anche questo in teoria a casa è più semplice, se fai una spesa adeguata e ti tieni lontana dalle tentazioni; scegli spuntini ricchi di vitamine e antiossidanti (agrumi, frutta secca, frutti rossi);
  • fai una bella pausa a metà giornata, quando ti fermi per il pranzo: un po’ di attività fisica, un workout casalingo, qualche esercizio per rimanere in forma, una lunga meditazione, un po’ di yoga; gioca con i tuoi figli; e non pensare a niente altro;
  • fai molta, moltissima attenzione a mantenere il work-life balance a livelli accettabili: l’equilibrio fra vita privata e lavoro è l’elemento su cui ti devi concentrare di più, in caso di smartworking. Metti delle sveglie che scandiscano il tempo, sì tipo campanella a scuola: per individuare le pause e soprattutto per decretare finito il lavoro della giornata. Oltre la campanella non accettare call, non leggere mail: stacca tutto e disconnettiti dal mondo intero per riconnetterti con te stessa.

Parole di Olivia Calò

Giornalista, cantante, coach, musicista. Scrivo per testate online dal 2006 (Blogo, Cosmopolitan, Nanopress, Mondadori), canto molti generi, dal lirico al rock (in gruppi vocali a cappella come il Minuscolo Spazio Vocale e in band metal come i Synthesion), insegno canto, dirigo cori in licei e aziende, ma coordino anche un ufficio, e suono il sassofono in una banda paramilitare, oltre alla batteria a tempo perso. Chi sono dunque? Una che non è mai stata semplice, una che non si accontenta, una che cade spesso e si rialza sempre, anche quando attraversa in moto la città più bella del pianeta, quella che vedo dalla mia veranda sul mondo. Sono felice quando leggo, quando viaggio, quando guardo, quando imparo. Quando mordo la vita. Con me stessa. Con la mia famiglia. E con gli amici.