Coronavirus e isolamento: il cuore non deve cedere

Il Coronavirus è un nemico invisibile, intorno a cui si addensano le lacrime e le incertezze di tantissime donne.

Isolamento coronavirus

Foto Shutterstock | SunKids

Il Coronavirus è il nemico invisibile di una guerra che invade spazi, abitudini, storie e persone. È il protagonista assoluto di un momento storico molto delicato, in cui il singolo è chiamato a combattere per se stesso e per la collettività. Riguarda tutti, ognuno impegnato in una lotta con i propri spettri, dietro la porta di casa che si fa scudo contro la malattia ma non lascia fuori il terrore. Ed è in questo scrigno di speranze e interrogativi che bisogna imparare subito a resistere, a fare muro contro il panico e l’ansia. Sono questi ultimi, infatti, i binari su cui milioni di persone oggi trainano la loro esistenza in isolamento, ospiti sgraditi ma non più estranei, da guardare in faccia e con cui fare i conti. Quotidianamente.

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Coronavirus e isolamento: mai cedere

L’emergenza esplosa nei primi battiti del 2020 non è soltanto sanitaria ma anche psicologica, oltre che economica e sociale. Perché è là, dove prima c’erano fiducia e senso di protezione, che alberga l’incubo di una costante incertezza. È qui e ora che ogni volto, anche il più familiare, si fa specchio del sospetto, nel cortocircuito della fisiologica incapacità di individuare un avversario tanto piccolo quanto insidioso e latente.

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Restare a casa a causa dell’isolamento da coronavirus, è spesso sinonimo di angoscia, di un diffuso timore che tutto resti oscuro e vuoto, imbrigliato nelle maglie di un’emergenza in cui i numeri si trasformano in lame pronte a ferire le cronache e i cuori. Nessuno escluso. Ed è per questo che, paradossalmente, dobbiamo sentirci meno soli, ognuno con il suo tassello di dolore ma parte di un tutto in cui ritrovarsi più forti e uniti, quando il peggio sarà un ricordo.

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Il cuore non deve cedere alla trappola del terrore, seppur nel claustrofobico rifugio a cui si aggrappa ogni speranza di salvezza. Ci sono donne, oggi, che hanno perso un proprio caro e vivono il duplice lutto della perdita e dell’ultimo saluto negato. Donne a cui è morto un figlio, un padre, un fratello o un compagno a cui non hanno potuto dire addio neppure da lontano, e che navigano a vista nel limbo del presente.

Ci sono donne che hanno dovuto reinventarsi il lavoro convertendosi all’urgenza dello smart working, donne a cui questa possibilità non è concessa e altre, tantissime altre, che hanno perso la stabilità insieme all’occupazione. È la storia del singolo, ma è una storia comune e proprio perché tale il cuore non deve cedere all’individualismo del dolore.

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Coraggio donne, coraggio

Ci sono madri che combattono per tenere a casa i propri figli in isolamento, al riparo dal coronavirus e nel costante sacrificio di lavorare da casa nonostante il baccano e il pianto, le risate, le richieste che in famiglia non mancano mai. C’è chi non ha più una fonte di guadagno e chi si è persa dietro l’ultima lacrima per ciò che resta fuori dalla porta: amici, amori, guadagni e progetti. Tutto congelato fino a nuovo ordine, ma è la natura a chiedercelo, ancor prima di un decreto e di ogni umana imposizione.

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Ci sono donne che non possono stringere a sé i propri genitori anziani, perché lontani chilometri e da proteggere proprio con la distanza. Ma il cuore non deve abbandonarsi a questa condizione, perché tutto passa e tutto scorre, e prima lo si impara, prima si risale dall’abisso.

C’è chi si sveglia ogni mattina pensando a chi è in ospedale, senza una carezza a fare da cuscino alle piccole e grandi tribolazioni. E ci sono donne, oggi più di ieri, intrappolate tra quattro mura nelle mani di un aguzzino. E questo rende tutto ancora più relativo. Chi soffre di più? Tutti e nessuno, ciascuno con la propria anima e il proprio pianto, ma comunque insieme anche nell’assenza. Nessuna si senta lontana e dimenticata quando si chiude la finestra, e si spegne anche l’ultima luce della sera.

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La distanza salverà il mondo proprio adesso, proprio nel momento in cui questa parola sembrava destinata al tritacarne di un mondo sempre più interconnesso. È la solitudine che cambia pelle, traducendosi nell’arma più potente per combattere questa guerra: domani, davanti a una tazza di tè o durante una passeggiata con le amiche, ritorneranno i giorni della vita vera. Presto andrà tutto bene.

Parole di Giovanna Tedde

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