Sintomi Coronavirus: come funziona il triage telefonico

Vediamo come funziona il triage telefonico di pediatri e medici di base per gestire potenziali casi di coronavirus

Sintomi Coronavirus: come funziona il triage telefonico

Foto Shutterstock | Dragana Gordic

Conoscere come si comporta il Covid-19, cioè sapere quali sono i sintomi del coronavirus e come distinguerli dall’influenza stagionale può aiutare a gestire al meglio il proprio stato di salute. Soprattutto se abbiamo dei bambini e temiamo possano essere a rischio. In aiuto di mamme e famiglie italiane è stato messo a punto un triage telefonico attraverso cui pediatri e medici di base possono ottenere informazioni e dare indicazioni sulla malattia e su tutte le misure precauzionali per contenere il coronavirus. E soprattutto indicare il corretto comportamento da seguire se si rendesse necessario un accertamento.

Distinguere i sintomi del coronavirus dall’influenza

Come distinguere i sintomi del coronavirus da quelli di un’influenza stagionale? Generalmente l’influenza si manifesta con rinite, raffreddore, mal di gola, dolori muscolari e tosse leggera, con o senza febbre. Il Covid-19 si caratterizza invece per la presenza di febbre alta, tosse forte e con difficoltà a respirare, pressione bassa e battito cardiaco accelerato.

Cosa fare se si sospetta il contagio da Coronavirus

Per non rischiare il contagio proprio in ambulatorio, dal pediatra o dal medico di base, a scopo precauzionale è stato messo a punto uno screening telefonico che serve ai medici per valutare le condizioni di salute del paziente, soprattutto in presenza di sintomi influenzali che possono essere simili al coronavirus. Prima di fare una visita domiciliare o di ricevere in studio un paziente con sintomi sospetti, quindi, i medici di famiglia e i pediatri faranno un triage telefonico.

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Come funziona il triage telefonico per il coronavirus

Il medico sottopone il paziente a una serie di domande e provvede a compilare una scheda di valutazione composta da 3 fogli. Il primo passo è identificare il soggetto: il medico appunta i dati anagrafici e la valutazione epidemiologica, ossia se c’è stato un contatto con le zone rosse a rischio coronavirus.

Dopo aver valutato la possibilità di un contatto con persone con il coronavirus accertato o altri contatti con casi sospetti, si procede, in caso affermativo, a contattare il 112, altrimenti si prosegue con il ‘questionario’. Il medico procede con la valutazione clinica del paziente e prende nota dei sintomi, quando sono comparsi, se c’è o no la febbre, e se se è superiore a 38°. Inoltre chiede se si ha difficoltà a respirare in condizioni di riposo, o dopo lieve sforzo, quanto misura la pressione sistolica (se è troppo bassa scatta l’allarme), se vi è coscienza alterata o no, se c’è tachicardia o segni di cianosi periferica.

Se non ci sono condizioni di allarme il medico procede a valutare le condizioni di rischio del suo paziente, quindi se si hanno già malattie che interessano i polmoni, i reni, il cuore, se si soffre di malattie oncologiche o metaboliche, se si è in gravidanza, se si è fatto il vaccino o no.

Se dopo tutte queste valutazioni cliniche il medico rilascia la diagnosi di sospetta polmonite viene richiesto immediatamente l’intervento del 112 o del 118 o del servizio attrezzato per la visita a domicilio. In caso contrario si valutano tempi e modi per un ulteriore screening telefonico.

Se il paziente respira in maniera normale, non è affaticato e riesce a svolgere le normali attività ma riscontra sintomi come tosse, mal di gola,  vomito, cefalea, dolori muscolari, anoressia, malessere generale, allora sarà suggerita la quarantena precauzionale e la riduzione di contatti con altre persone, l’uso di mascherine e guanti e ovviamente il lavaggio frequente delle mani e la disinfezione degli ambienti in cui vive.

Parole di Violetta Gonzaga