La rivoluzione creativa di Alessandro Michele in Gucci, tra bellezza e sostenibilità

Alessandro Michele è il direttore creativo di Gucci dal 2015. Colui che ha rilanciato il brand e che ci ha insegnato che il genio e l’ispirazione non devono per forza attingere da ciò che è canonico. Ecco l’etica di Gucci attraverso le sue scelte in fatto di modelli e testimonial

Da quando Alessandro Michele ne ha assunto la direzione artistica nel gennaio del 2015, Gucci quasi non si riconosce! Un’affermazione, questa, da potersi leggere sia in positivo, per molti, che in negativo, per pochi. La rivoluzione creativa che Michele ha apportato al brand è un dato di fatto, così come l’aumento delle vendite, l’ampliamento della rete mediatica e sociale attraverso le collaborazioni con le celebrities più note di tutto il mondo (pensiamo ad esempio a Jared Leto, Jane Fonda, Lana del Rey e il nostrano Achille Lauro).

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Per non parlare poi dell’enorme risonanza dei progetti paralleli a quelli delle “pure e semplici collezioni”, che attingono, si arricchiscono e arricchiscono il mondo della street art, del cinema, dell’arte classica e contemporanea.

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L’etica lavorativa di Gucci: sostenibilità e ispirazione

Il rilancio del brand è passato attraverso il genio creativo e innovativo di Alessandro Michele ma, soprattutto, attraverso la sua etica lavorativa, la sua ispirazione e la sua voglia di mantenere intatti entrambi questi aspetti della sua attività. Da un punto di vista ambientale e sociale, se si parla di Gucci si può tranquillamente parlare anche di sostenibilità, il concetto che descrive le attività umane nell’ottica del rispetto dell’ambiente, dei diritti di chi lo abita e di uno sviluppo destinato a portare crescita e non “distruzione”.

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Basti pensare a uno degli ultimi progetti del brand, Gucci off the Grid, che fa del riciclo e dell’uso di materiali riciclati il suo fulcro. Da un punto di vista estetico, invece, si potrebbe discutere altrettanto a lungo sul gusto e sui riferimenti di Michele, che in diverse occasioni ha parlato del suo modo di vedere le cose e di vivere il suo lavoro.

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L’estetica di Gucci: il difetto è bellezza

In questo periodo al pubblico piace parlare in particolar modo delle scelte che il brand effettua in fatto di modelle, modelli e testimonial. Nonostante Michele sia alla direzione creativa da quasi sei anni, in molti sembrano aver notato solo adesso la particolarità nei tratti che contraddistingue quasi sempre chi indossa i capi di Gucci nei servizi fotografici, in passerella e nei prodotti promozionali. Alessandro Michele ama il difetto e ritiene che in esso risieda la bellezza, la particolarità, l’interessante.

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Uomo dalle ampie vedute e dai riferimenti classici, Michele non ha mai nascosto come ami concentrare la sua attenzione sul non-canonico: la perfezione è noiosa, monocigli e nasi storti sono molto più interessanti. Il gap interpretativo tra chi ne critica la scelta e chi la effettua sta qui: nel non attribuire un giudizio di valore negativo o positivo al brutto o al bello e nell’affermare onestamente e oggettivamente che non c’è niente di intrinsecamente giusto o sbagliato nei canoni estetici a cui siamo abituati. Se la moda è innovazione allora criticare il cambiamento solo perché è “diverso da prima” è una contraddizione in termini… e Alessandro Michele ce lo ricorda sempre pacatamente ma con autorevolezza.

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