Guerra in Siria: ad Aleppo le donne si suicidano per non finire vittime di stupri dei miliziani

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    Guerra in Siria: ad Aleppo le donne si suicidano per non finire vittime di stupri dei miliziani

    Orrore senza fine ad Aleppo, dove continua la strage dei civili, soprattutto di donne e bambine. A questo scenario si aggiunge una larga fetta di popolazione rimasta intrappolata nella città sotto assedio. Mentre infatti gran parte del quartiere orientale di Aleppo è stato liberato delle forze lealiste fedeli al presidente siriano Bashar al-Assad e ci sono scene di giubilo, in alcune zone molte persone risultano intrappolate. Tra questi, le donne che si suicidano per non finire vittime di stupri dei miliziani. Almeno 20 donne siriane si sono uccise.

    A questi 20 terribili suicidi accertati, si aggiungerebbe la richiesta disperata di molte giovani ai loro padri o fratelli di essere ammazzate per lo stesso motivo. Non vogliono essere catturate e stuprate dai miliziani. Questo quanto riporta il New York Times.

    A confermarlo anche i tweet del religioso Muhammad Al-Yaquobi, fuggito dalla Siria, al quale hanno chiesto in molti il permesso di uccidere mogli, figlie o sorelle per salvarle dallo stupro. Richieste e storie agghiaccianti, che nel corso del conflitto siriano sono venute spesso a galla grazie ai social. Il suicidio tra l’altro non è permesso nell’Islam, quindi le donne e i loro familiari chiedono una sorta di “permesso”.

    Sempre su Twitter leggiamo infatti di una ragazza che annuncia il suo suicidio, “una delle donne di Aleppo che nel giro di poche ore potrebbe essere stuprata”. La ragazza in questione però non chiede né perdono, né il permesso: “Non voglio niente da voi, neanche le preghiere. Sono ancora in grado di parlare e credo che le mie preghiere siano più sincere della vostra. Tutto quello che chiedo è di non prendere il posto di Dio e giudicarmi quando mi suiciderò. Ho intenzione di farlo e non mi preoccupo se mi condannerete all’inferno. Ho intenzione di togliermi la vita perché così il mio corpo non potrà apportare alcun piacere per coloro che non avevano nemmeno il coraggio di pronunciare il nome di Aleppo pochi giorni fa. Ho intenzione di suicidarmi ad Aleppo, perché il giorno del giudizio è appena arrivato e non credo che l’inferno sia peggio di quello che già stiamo vivendo…”.

    Non poco tempo fa era venuto fuori il simile destino di molte donne catturate dall’Isis: schiave sessuali o vendute nei mercati.

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    Sempre più appelli via Twitter di donne e civili

    Molti nel corso degli anni gli appelli che i siriani hanno rivolto a noi occidentali per denunciare lo scempio, l’orrore che si sta consumando in Siria. O almeno quando le bombe non tolgono la poca elettricità che hanno. Raccontano l’orrore, la paura, l’angoscia. Come l’attivista Lina Shamy che vive ad Aleppo e lunedì sera ha pubblicato un video su Twitter, forse la sua ultima apparizione. E forse tanti orrori neppure li conosciamo.

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    I negoziati al momento stanno trattando per organizzare dei passaggi per i civili e consentire loro di uscire fuori dalla città e questo permetterebbe a donne e bambini di mettersi al sicuro: al momento infatti molti di loro tentano di salvarsi accovacciandosi sotto ciò che rimane degli edifici bombardati o proteggendosi tra le macerie della loro città.

    Le 20 donne coraggio siriane vanno ad aggiungersi alla lista di morte che solo nelle ultime 24 ore ha fatto 82 vittime, molti delle quali bambine e donne. E che nonostante il gesto coraggioso e che chiede giustizia, rimangono con il loro corpo senza vita in mezzo alla strada. Nessuno infatti a causa dei continui bombardamenti prova a recuperarli.

    Un quadro desolante e drammatico che una volta per tutte il mondo deve arrestare.