Chiara Ferragni e il monologo sulle donne che ha conquistato anche le femministe

Un messaggio che non è passato inosservato neppure tra alcune delle più agguerrite femministe della scena contemporanea, tra cui le scrittrici Michela Murgia e Giulia Blasi

chiara ferragni

Foto Getty Images | Emma McIntyre

Da qualche tempo a questa parte, la nota imprenditrice digitale Chiara Ferragni ha deciso di sfruttare la sua immensa popolarità a favore di cause sociali. Prima il Covid e l’impegno civico nel contrastare la pandemia, grazie al quale i Ferragnez hanno ricevuto come riconoscimento l’Ambrogino d’oro, poi la promozione dei musei italiani nell’estate provata dal primo lockdown e ora, in vista della giornata sulla violenza delle donne, Chiara Ferragni ha deciso di dedicare un lungo video messaggio alla condizione femminile.

Un messaggio che non è passato inosservato neppure tra alcune delle più agguerrite femministe della scena contemporanea, tra cui Michela Murgia, che ha condiviso il post sul suo profilo con un semplice “grazie Chiara“, alla scrittrice Giulia Blasi, giornalista italiana specializzata nei temi relativi alla condizione delle donne, autrice del libro “Generazione Z” e “Manuale per ragazze rivoluzionarie“.

Il messaggio di Chiara

Da sola, di fronte alla videocamera, con un blocco di appunti scritti a mano, Chiara Ferragni ha condiviso con i suoi oltre 21 milioni di follower una propria riflessione su cosa voglia dire “essere donna nel 2020“. Dal victim blaming (attribuire alla vittima la responsabilità della violenza subita, come accade negli stupri e femminicidi) allo slut shaming (incolpare una donna per i suoi comportamenti sessuali), fino al revenge porn (diffusione non consensuale di materiale foto-video riguardante momenti intimi), di cui si sta parlando molto negli ultimi giorni in riferimento al caso della maestra di Torino, l’influencer originaria di Cremona nomina e spiega varie forma di violenza sulle donne, da quelle più evidenzi alle più sottili, che rendono “la nostra società ancora maschilista e patriarcale“. Una sorta di glossario sulla violenza contro le donne, utile soprattutto a chi fosse digiuno di femminismo.

Un cambio di prospettiva

Con il suo messaggio su Instagram, Chiara Ferragni ha raggiunto oltre 6 milioni di persone, con 700mila like e 70mila condivisioni nel giro di poche ore. “La nostra società è ancora maschilista e patriarcale“, inizia Ferragni. Una società “in cui le donne vengono giudicate in maniera differente e spesso il giudizio non arriva solo dagli uomini ma anche da altre donne pronte ad accusarsi a vicenda” prosegue l’imprenditrice digitale.

Una riflessione a cui l’influencer è arrivata soprattutto dopo aver letto alcuni post di spaghetti politics, che faceva notare come “in tanti fatti di cronaca in cui sono coinvolte donne, come violenze, minacce, femminicidi, si cerchi sempre di dare false scuse al comportamento maschile. Vengono citati dettagli della relazione che dovrebbero essere ininfluenti. Per esempio si dice che lui era geloso o che lei gli faceva corna“.

La sentenza di stupro del ’99

La star dei social ha poi ricordato una famosa sentenza di stupro del 1999, in cui fu valutato l’abbigliamento della vittima al fine del processo: i pantaloni aderenti non furono considerati consoni. “Molte donne non hanno il coraggio di denunciare perché loro stesse, in primis, si sentono colpevoli di quello che è successo, perché erano ubriache o con la gonna corta, o perché tornavano tardi o da sole” continua Chiara Ferragni, invitando le donne a denunciare sempre per arginare un fenomeno che, come confermano ogni anno le statistiche, è ancora troppo diffuso.

L’appello alle donne

Chiara Ferragni conclude il suo intervento con un appello alle donne, un invito ad allearsi contro un nemico comune, senza puntare il dito, ma cercando, al contrario, di creare una rete di supporto e sostegno alle vittime di violenza e soprusi. “Siamo pronte a puntare il dito, a dire che noi avremmo agito in modo diverso – commenta Chiara Ferragni -. È il momento di prendere posizione, di dire la propria, di cercare alleati in uomini che la pensano come noi. Questo è il momento di cambiare le cose. Questa è una battaglia che dobbiamo vivere e combattere tutte noi insieme. È il momento di costruire una società migliore“.

Un “grazie” anche dalla femministe

L’intervento della imprenditrice digitale si è guadagnato il plauso anche di alcune esponenti del femminismo italiano, tra cui Giulia Blasi, che ha scritto: “Ieri Chiara Ferragni ha pubblicato un video su IGTV in cui, munita di appunti, ha spiegato perché queste cose sono dannose, ha citato (senza spiegarla, ma ci sarà tempo) la disponibilità delle donne a collaborare al linciaggio delle vittime, e nei primi trenta secondi ha nominato la società patriarcale”.

E ancora: “Il video, mentre scrivo, ha più di 3.300.000 visualizzazioni, è realizzato in maniera semplice e corretta, e quello degli appunti non è un dettaglio – scrive la scrittrice e giornalista – quegli appunti dicono a chi lo guarda che la materia che sta trattando non è roba che si improvvisa, è roba che si studia. È accessibile a chiunque, ma non è “opinione”. Sono concetti di base, eh, e in un video di dieci minuti era impossibile approfondirli oltre, ma niente in quel video è detto male o scorretto o sbilanciato. È tutto cristallino. E ha raggiunto un pubblico in larga parte digiuno di teoria femminista“.

E ha concluso: Quel video per me è un punto di svolta, e speriamo davvero che ne seguano altri. Brava Chiara. Ottimo lavoro“.

Parole di Linda Pedraglio

Mi chiamo Linda Pedraglio. Sono nata e cresciuta in un piccolo paese vicino al lago di Como, ma, fra studio e lavoro, ho avuto modo di vivere città diverse: l’Erasmus a Helsinki, gli anni dell’università a Milano, il corso di giornalismo a Firenze. Sogno una piccola casa sul lago, piena di libri, che sono il mio affaccio sul mondo, e un orto di pomodori e peperoncini. Attualmente, collaboro con Alanews nella produzione di contenuti per il network Deva Connection, dove mi occupo di donne, salute e benessere, con qualche incursione nel percorso di emancipazione femminile.