Emanuela Orlandi: ossa umane nella Nunziatura Apostolica, si indaga per omicidio

Si tratta di un ritrovamento che ricade in area extraterritoriale vaticana ma che, come era facile aspettarsi, richiama (almeno in termini di suggestioni) il giallo della 15enne scomparsa nel 1983.

Pubblicato da Giovanna Tedde Mercoledì 31 ottobre 2018

Emanuela Orlandi: ossa umane nella Nunziatura Apostolica, si indaga per omicidio
Foto: Ansa

Nella serata del 30 ottobre 2018, una notizia ha scosso l’Italia: trovate ossa umane nel seminterrato dei locali della Nunziatura Apostolica di via Po, a Roma. Si tratta di un ritrovamento che ricade in area extraterritoriale vaticana ma che, come era facile aspettarsi, richiama (almeno in termini di suggestioni) il giallo di Emanuela Orlandi.

Una scomparsa intorno alla quale si è insinuata una fitta rete di depistaggi, insabbiamenti e grandissimi
interrogativi. Davvero quei resti sono della 15enne sparita nel 1983? O potrebbero forse appartenere alla minorenne Mirella Gregori, come lei inghiottita nel nulla lo stesso anno?

Ossa nei locali della Nunziatura Apostolica

Attualmente sono in corso gli accertamenti di rito per dare un’identità ai resti ritrovati nel seminterrato di alcuni locali della Nunziatura Apostolica di via Po, a Roma. Sul posto sono intervenute la Squadra mobile e la Scientifica.

La Procura indaga per omicidio. Occorre, però, la massima cautela nel trattare l’ipotesi che quelle ossa appartengano a Emanuela Orlandi, così come a Mirella Gregori. Come per la scia di castelli investigativi crollati in questi ultimi 35 anni, anche questo potrebbe rivelarsi un buco nell’acqua.

Il caso Orlandi

Emanuela Orlandi è scomparsa il 22 giugno 1983, a 15 anni. Figlia di un dipendente del Vaticano, il giallo sulla sua sorte è diventato uno dei più grandi enigmi investigativi su scala internazionale.
Il ritrovamento delle ossa datato 30 ottobre 2018 riaccende una luce comunque importante sulla vicenda. Se quei resti non appartengono a Emanuela o Mirella, di chi sono? Un quesito, questo, su cui interverrà un’indagine della Procura.
La famiglia Orlandi non si è mai arresa al corso opaco degli eventi. Ai microfoni dell’Ansa, Pietro, fratello di Emanuela, ha ribadito la prospettiva sul caso: “È un sacrosanto diritto avere verità e giustizia, non ci rinunceremo mai“.
Uno spirito di ricerca di verità e giustizia mai sopito, nemmeno davanti alla chiusura delle indagini da parte della Procura di Roma: gli Orlandi si sono rivolti al Tribunale Vaticano. Da mesi, la denuncia di scomparsa è tornata sul tavolo della Gendarmeria.
L’apertura di un fascicolo non ha portato, finora, a nuovi sviluppi. Un ennesimo capitolo arenato tra le sabbie mobili di una mole imponente di carte.
L’avvocato di Pietro Orlandi, Laura Sgrò, ha chiesto invano che le autorità sentissero Pippo Cicalò, boss mafioso al 41 bis del carcere di Opera. Perché proprio lui? La sua figura, nel 1983, era ritenuta fulcro delle attività malavitose immerse nei meandri della Capitale. Cicalò aveva un legame con la banda della Magliana, sul cui coinvolgimento nella scomparsa di Emanuela si è concentrata parte della prima inchiesta.

Mirella Gregori

Emanuela Orlandi oggi avrebbe 50 anni e la sua scomparsa, datata 22 giugno 1983, è avvenuta a qualche mese di distanza da quella di un’altra minorenne romana, Mirella Gregori. Quest’ultima, svanita nel nulla nel maggio precedente, era coetanea della Orlandi e apparve subito palese un collegamento tra i due casi.
La Orlandi, figlia di un messo della prefettura della Casa pontificia e cittadina del Vaticano, era appena uscita dalla scuola di musica che frequentava.
Mirella Gregori era allora una studentessa, figlia dei titolari di un bar di via Volturno. Le indagini avrebbero confermato l’assenza di legami tra le due giovani, che non si conoscevano e non avevano amicizie in comune.
Sulle similitudini tra le due vicende intervenne il parere di Ali Agca, attentatore di Wojtyla. Una pista, quella del concreto legame tra il caso Orlandi e il caso Gregori, mai confermata.
Mirella aveva parlato a sua madre di un “appuntamento” nei pressi del monumento al bersagliere di Porta Pia. Ad attenderla, a suo dire, un compagno di classe. Persona che poi si scoprirà essere altrove proprio nelle ore della misteriosa scomparsa della 15enne. Era appena iniziato il giallo Gregori, un buco nero di proporzioni sempre più vaste e inquietanti.

La chiusura della prima inchiesta

Il 1997 è l’anno in cui si chiude la prima inchiesta sul caso Orlandi. Ma nel 2008 torna in auge la pista della Magliana.
A rimetterla in piedi, dopo anni di polveri e contrastanti elementi di prova, le rivelazioni della donna di uno dei capi, Sabrina Minardi, compagna di Enrico De Pedis.
Secondo le sue parole, la Orlandi sarebbe stata uccisa dopo un periodo di prigionia, nascosta nei sotterranei di un palazzo vicino all’ospedale San Camillo.
Un altro buco nell’acqua per gli inquirenti. Poi il ritrovamento di ossa umane nella cripta di Sant’Apollinare, luogo di sepoltura del De Pedis, e la successiva archiviazione dell’inchiesta nel 2016. La decisione della Procura è stata confermata in Cassazione.
Gli attuali accertamenti sui resti ritrovati il 30 ottobre puntano a verificare anzitutto se appartengano a una delle due ragazze scomparse. In particolare, sono state disposte comparazioni concentrate sul cranio e sui denti.

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