Donne contro l’Isis: il ruolo cruciale delle curde e musulmane nella lotta al terrorismo [FOTO]

Donne contro l’Isis, aumenta il fenomeno delle soldatesse che combattono il terrorismo. Nella maggior parte dei casi appartengono allo YPG (Yekineyen Parastina Gel).

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Le donne curde, per lo più musulmane, stanno svolgendo un ruolo silenzioso ma molto prezioso e fondamentale nella guerra contro l’Isis. Da diversi anni ormai, diverse donne giovani e meno giovani hanno scelto di combattere in prima linea il gruppo terroristico islamista attivo in Siria e Iraq costituendo di fatto l’argine più forte all’avanzata dei terroristi dello Stato Islamico. Appartengono a diverse brigate e hanno uno scopo comune: difendere le libertà e i diritti umani, in primis i diritti delle donne.

Sono davvero tantissime le storie di donne musulmane, cristiane, agnostiche e di altre religioni che sono state barbaramente ammazzate, stuprate, violentate e decapitate dai terroristi dell’Isis. Anche per questo motivo tante donne della resistenza curda hanno deciso di formare brigate tutte al femminile che non sono interessate a intrattenere relazioni con gli uomini. Molte provengono dalla Turchia e dalla Siria. Uno dei gruppi femminili più attivi è quello composto dallo YPG (Yekineyen Parastina Gel, letteralmente Unità per la protezione della popolazione).

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Sempre più donne kamikaze contro l’Isis

Poi ci sono le donne kamikaze del Pkk, organizzazione curda definita terroristica da Turchia, Usa e Ue, che ad oggi conta il maggior numero di combattenti di sesso femminile al mondo. Lo slogan del movimento sembra fatto apposta per guadagnarsi le simpatie del gentil sesso, “liberare le donne, liberare il Kurdistan” e sono in molte a lasciarsi sedurre dalle parole. Ma nella stragrande maggioranza dei casi le terroriste scelgono la lotta armata e il martirio per sfuggire a contesti maschilisti fatti di pressioni familiari, matrimoni combinati, delitti d’onore. Meglio combattere rischiando la vita piuttosto che soccombere a un destino così iniquo.

Le donne che scelgono di arruolarsi nel Pkk, movimento clandestino armato curdo da anni impegnato nella lotta per i diritti del suo popolo e in prima fila nella guerra contro i fondamentalisti dell’Isis, scelgono di votarsi al martirio non solo per ideologia politica ma per sfuggire a un destino di oppressioni e ingiustizie. Questo è quanto riportato da un dossier risalente al 2010 del Dipartimento della polizia nazionale, secondo il quale ben il 18% dei militanti del Pkk sarebbero di sesso femminile e il 55% degli attentati compiuti da donne. Numeri impressionanti se confrontati con quelli di qualunque altra organizzazione terroristica, per di più in costante crescita.

Ma la polizia turca non crede alle ragioni di matrice puramente ideologica, ritenendo che nella maggior parte dei casi le combattenti curde, non solo quelle del Pkk, si arruolino per sfuggire a matrimoni precoci, delitti d’onore e pressioni familiari di vario genere. Guarda caso il movimento è aperto a tutte senza grossi limiti d’età tant’è che ad oggi conta numerose quindicenni, o poco più, provenienti dalle province orientali e sud-orientali del paese. Una scelta estrema che evidentemente fa meno paura delle ingiustizie di genere del contesto d’origine.

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Le donne kamikaze che hanno scelto il martirio

E’ impossibile dimenticare il caso della combattente del Pkk, l’ennesima, che si è fatta esplodere accanto a una postazione dei miliziani dell’Isis, nei pressi di Kobane, città siriana a maggioranza curda da anni sotto assedio jihadista. Un attentato che ha provocato parecchi morti, ultimo di una lunga serie rigorosamente al femminile. I primi giorni di settembre 2014 perdeva la vita, per mano di un miliziano dell’Isis, la 24enne curda Avesta, impegnata a riconquistare un villaggio nei pressi di Makhmour. Risale al maggio 2013 la morte di un’altra curda, Fatam Yokumer, che in quella data si era fatta saltare in aria nel Crocodile cafè di Ankara. Nel 2012, durante degli scontri nella provincia di Bitlis, a perdere la vita furono ben 12 terroriste curde, mentre nel 2011 un’altra kamikaze donna fu protagonista di un attentato nel centro di Bingol.

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