Storica sentenza americana: gay e trans tutelati dal licenziamento

Non si può licenziare un dipendente solo perché è gay o trans. La sentenza della Corte Suprema americana fa riferimento al Civil Rights Act del 1964 e protegge da discriminazioni sessuali, razziali, religiose e di identità.

Storica sentenza americana: gay e trans tutelati dal licenziamento

BUENOS AIRES, ARGENTINA - MARCH 17: Fans pose with the Gay Pride Flag during day two of Lollapalooza Buenos Aires 2018 at Hipodromo de San Isidro on March 17, 2018 in Buenos Aires, Argentina. (Photo by Santiago Bluguermann/Getty Images)

È recentissima la sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti in materia di licenziamenti di dipendenti gay o transgender. Secondo la decisione, presa a maggioranza di 6 voti a 3, è vietato licenziare qualcuno solo ed esclusivamente perché gay o trans.

Trump voleva discriminare i dipendenti gay e trans, ma la Corte Suprema ha detto di no

Appellandosi al titolo VII del Civil Rights Act del 1964, lo scorso 2019 il Presidente Donald Trump aveva deciso di chiedere alla Corte di legalizzare il licenziamento di dipendenti gay o transgender, sostenendo che la legge federale di riferimento proteggesse da discriminazione solo il sesso biologico della persona, e non quello acquisito. Allora Trump sperava di ottenere un risultato a lui favorevole, basandosi sul fatto che la Corte Suprema, a maggioranza conservatrice, avrebbe sostenuto il caso del licenziamento di Aimee Stephens, donna transgender licenziata dopo aver ultimato la sua transizione.

Una giusta vittoria per la comunità LGBTQ

La storica sentenza della Corte Suprema, però, è dalla parte della comunità LGBTQ: essa afferma che l’Atto dei Diritti Civili del ’64 protegge da discriminazioni basate su razza, orientamento religioso, orientamento sessuale e identità di genere e pone fine a qualsiasi pretesa di ridimensionare le norme anti-discriminazione da parte dell’amministrazione Trump. La decisione è stata presa dal presidente della Corte John Roberts, dal giudice conservatore Neil Gorsuch e dai giudici di nomina democratica.

Parole di Martina Di Paolantonio

Laureata in Moda e Costume e da sempre appassionata di cinema, arte contemporanea e scrittura. Amo scovare i dettagli particolari delle cose e raccontarli nel modo più glamour possibile.