Natale 2016

Riforma Costituzionale 2016: pro e contro

Riforma Costituzionale 2016: pro e contro
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    Riforma Costituzionale 2016: pro e contro

    Il 4 dicembre 2016, e non più ad ottobre come inizialmente era stato annunciato, saremo chiamati ad esprimerci sulla Riforma Costituzionale 2016. Su cosa sono chiamati a votare gli italiani? Il referendum riguarderà se approvare o respingere le riforme della Costituzione promosse dal Governo Renzi e approvate dal Parlamento. Si parla di referendum, ma non esiste quorum; quindi vincerà il Si o il No, a prescindere da quante persone voteranno.
    Le riforme costituzionali sono contenute nel ddl Boschi, approvato definitivamente il 12 aprile. Vediamo i punti fondamentali.

    – In primis la Riforma del Senato. E’ la parte più importante del testo, che avrà come conseguenza la fine del bicameralismo perfetto. Si propone una riduzione dei poteri del Senato e un cambio nel metodo di elezione dei senatori: non saranno più eletti direttamente, come avviene oggi, ma saranno scelti dalle assemblee regionali tra i consiglieri che le compongono e tra i sindaci della regione.

    Il Titolo V. La modifica del Titolo V riguarda le autonomie locali. Il ddl Boschi chiede la riduzione dell’autonomia degli enti locali a favore dello stato centrale. Di conseguenza, propone l’abolizione delle Province, mentre lascia la sanità di competenza esclusiva alle regioni.

    Elezione del Presidente della Repubblica. Attualmente la sua nomina avviene con le due camere riunite e 58 delegati consiglieri regionali. La riforma prevede che siano solo le due camere ad eleggerlo e che sarà necessaria la maggioranza dei due terzi fino al quarto scrutinio, poi basteranno i tre quinti per l’elezione.

    Abolizione del Cnel. ll ddl Boschi prevede anche l’abolizione del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro, un organo previsto dalla Costituzione (articolo 99). Il Cnel ha attualmente la facoltà di promuovere disegni di legge ed è composto da 64 consiglieri.

    – Infine l’introduzione dei referendum propositivi. Al momento in Italia i referendum sono abrogativi, vanno cioè ad abrogare leggi già esistenti. La Riforma chiede la possibilità di avere anche referendum che promuovano nuove leggi.

    Lo scontro è dunque tra il Si e il No. Vediamo allora di chiarire entrambe le posizioni dei pro e dei contro.

    MARIA ELENA BOSCHI E LE ALTRE MINISTRE DEL GOVERNO RENZI

    ll Ministro Maria Elena Boschi a Salerno per illustrare la Riforma Costituzionale

    Il PD e le altre forze politiche che sostengono il governo – le principali sono Area Popolare (NCD e UdC) e ALA (i cosiddetti “verdiniani”) – sono a favore del Sì.
    Le più note ragioni di questa posizione sono le seguenti: innanzitutto l’abolizione del bicameralismo. In questo senso, avremmo una Camera più “operativa” ed indipendente, mentre al Senato rimarrebbe la sua competenza legislativa, cioè la possibilità di approvare, abrogare o modificare leggi, soltanto in un numero limitato di ambiti. Attualmente Camera e Senato hanno essenzialmente stessi poteri e funzioni. Chi sostiene il Sì auspica quindi un sistema legislativo più snello e veloce e soprattutto semplificato. L’Italia è l’unico paese in Europa ad avere questa forma di bicameralismo perfetto e vorrebbe essere superata.

    La riduzione del Senato ovviamente comporterebbe una diminuzione anche di Senatori, da 315 a 100 membri e questo è il secondo motivo pro: il risparmio in termini economici. Un risparmio dato anche dall’abolizione del Cnel e delle province.

    Infine, chi promuove il Sì vede nella modifica del Titolo V una soluzione ai conflitti di competenza tra Stato e regioni. A causa degli ultimi scandali su spese e rimborsi, l’autonomia delle regioni spesso è stata percepita come qualcosa di negativo.

    GUARDA QUALI SONO LE RIFORME DEL GOVERNO RENZI

    Firenze, Stavolta No: manifestazione contro la riforma costituzionale

    Contro la riforma al momento sono schierate tutte le forze dell’opposizione: dalla sinistra radicale alla Lega Nord, il Movimento 5 Stelle e Forza Italia.
    Per chi si schiera contro, per il No, la ragione più importante risiede nell’accusa e nel timore che l’Italia diventi un paese “autoritario”, che restringa gli spazi di dibattito democratico e parlamentare. Indebolendo infatti una delle due Camere, il Governo diviene comparativamente più forte. Chi sostiene questa posizione non vede uno snellimento nella burocrazia, ma piuttosto un aumento di conflitti di competenza tra Camera e nuovo Senato. Le norme che regolano il nuovo Senato, infatti, produrrebbero almeno 7 procedimenti legislativi differenti e questo ovviamente complica anziché snellire.

    Riguardo al risparmio dei costi, chi sostiene il No ritiene che non ci sia un’importante diminuzione dei costi della politica, perchè la riduzione del Senato va a tagliare solo un quinto delle spese. Quello che sarebbe necessario è dimezzare il numero di deputati della Camera.

    Infine, lo schieramento contro la Riforma non vede nell’introduzione dei referendum una partecipazione più diretta dei cittadini, perchè in realtà triplica da 50.000 a 150.000 le firme per i disegni di legge di iniziativa popolare.

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