Infibulazione: dati e sviluppo di questa pratica barbara

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    Festa della Donna: i dati dell'infibulazione femminile nel mondo

    L’infibulazione è ancora oggi una pratica barbara che rovina la vita di milioni di ragazze e donne. Sebbene di origini antiche, è ancora molto diffusa in diverse zone del mondo: pur essendo vietata universalmente dall’ONU, continua a essere praticata in più di 28 paesi africani e in diversi paesi asiatici. Anche l’Europa ne è coinvolta con 60.000 vittime e 20.000 bambine a rischio. E’ una sorta di rito di iniziazione a cui vengono sottoposte le bambine e le ragazze generalmente tra i 3 e i 12 anni, e che consiste nella mutilazione dei genitali esterni. Scopriamo dati e sviluppo di questa pratica atroce.

    L’infibulazione è un problema che ormai riguarda tutti i paesi, sebbene l’Africa risulti in testa con il 90% dei casi, secondo quanto riportato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Nonostante le mutilazioni genitali siano state vietate universalmente dall’ONU nel 2012, questa pratica continua a mietere vittime. Basti pensare che ogni anno, nella sola Africa, si registrano circa 3 milioni di casi, in Europa a quanto pare ben 500mila donne risultano infibulate. In Italia 35000 bambine sono state sottoposte a mutilazioni. A livello mondiale le statistiche di Amnesty International parlano di 135 milioni di donne mutilate, 2 milioni a rischio ogni anno. Pur trattandosi di dati allucinanti, alcuni paesi come il Kenya, grazie alle operazioni di sensibilizzazione e a un sistema sanzionatorio pesante, hanno riscontrato una diminuzione significativa della pratica negli ultimi 10 anni.

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    Specialmente nei paesi in cui questa tradizione è radicata negli usi e costumi locali, è molto difficile eliminarla, come ha affermato il fondatore della sezione italiana di Amref Health Africa, Tommy Simmons. Senza contare che le mutilazioni genitali femminili, laddove sono parte integrante della tradizione, vengono accettate unanimemente da uomini e donne, che le ritengono assolutamente normali. Addirittura motivo di orgoglio. In alcune culture, rappresentando una vera istituzione sociale, evitano l’emarginazione sociale e sono quindi percepite come un vantaggio. Inoltre l’infibulazione è diffusa da oltre 6 millenni. A quanto pare, a praticarla per prime furono culture tribali precedenti l’islamizzazione africana e araba. Si tratta pertanto di una tradizione molto radicata che, per essere estirpata, va studiata attentamente, tenendo conto del contesto culturale e di ciò che rappresenta per chi la pratica e per chi la subisce.

    Purtroppo le conseguenze fisiche e psicologiche sono gravissime: provoca ferite molto dolorose che rendono difficoltosi eventuali parti, nonché i rapporti stessi. Fra le conseguenze immediate si annoverano shock, ritenzione urinaria, lesioni, emorragia. In altri casi si verificano, più tardi, malattie infettive, stenosi, cisti, dismenorrea. Oltre alla pratica in se stessa, i rischi sono correlati anche all’impiego di lame sporche, lattine e pietre utilizzate in mancanza di strumenti idonei. Per non parlare della cucitura che spesso viene effettuata con spine di acacia, fili, stecche di legno.

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