Disuguaglianze di genere, il rapporto Davos mette l’Italia ultima per il lavoro non retribuito

da , il

    Disuguaglianze di genere, il rapporto Davos mette l’Italia ultima per il lavoro non retribuito

    Si è inaugurata ieri la 47esima edizione del World Economic Forum a Davos, in Svizzera, che come ogni anno vede la partecipazione di imprenditori, politici ed esponenti massimi della cultura contemporanea, un’occasione privilegiata, più volte accusata di essere un meeting per soli uomini. Eppure quest’anno c’è stata un’impennata di presenze femminili: mai così tante donne avevano partecipato. Ma la sorpresa amara per le donne italiane è stato il rapporto presentato che colloca l’Italia ultima anche per il lavoro non retribuito.

    Il Wef si concluderà il 20 gennaio, giorno dell’insediamento di Donald Trump, motivo per il quale il tema di questo anno è la leadership sensibile e responsabile.

    Donne italiane ultime per lavoro non retribuito

    A Davos è stato presentato il Rapporto di Oxfam sulle disuguaglianze di genere nel lavoro nel mondo. Una disparità che ancora permane in tutto il globo, dove la possibilità per le donne di entrare nel mondo del lavoro è inferiore di circa il 27% rispetto a quella degli uomini. Ci sono paesi dove la disparità è più lieve, paesi dove è più marcata, ma questa è la linea generale. In Italia le cose vanno anche peggio della “media mondiale”: si perché oltre al lavoro, già meno pagato degli uomini e alla difficoltà di raggiungere luoghi di responsabilità, si aggiunge la fetta del lavoro non retribuito. Per lavoro non retribuito si intendono tutte quelle attività che sono da fare extra-impiego: badare ai figli, accompagnarli a scuola, il lavoro domestico, occuparsi degli anziani. Insomma tutte quelle attività extra, non retribuite, che si sobbarcano principalmente le donne. La quota di lavoro non retribuito che cade sulle spalle delle italiane è pari al 75%. Secondo questa triste classifica, l’Italia è ultima nel confronto con Spagna, Danimarca, Canada, Nuova Zelanda, Regno Unito, Australia e Norvegia.

    Vero è che il problema non è solo nel nostro paese: basti pensare a cosa si sono dovuti inventare i politici giapponesi per invogliare e sensibilizzare gli uomini ad aiutare le donne nelle faccende domestiche e coi figli. Muniti di finto pancione hanno dimostrato quanto sia duro e tanto il lavoro per una donna.

    E comunque, una volta entrate nel mercato del lavoro le donne, occupano, molto più degli uomini, impieghi con meno tutele. Spesso niente maternità, niente contributi, niente garanzie. E oltretutto stipendi più bassi: ormai lo abbiamo detto più volte anche noi di Pourfemme come la retribuzione tra uomo e donna sia diversa. Si stima infatti che per ogni euro guadagnato dall’uomo, la donna ne riceve 47cent. Insomma anche quando producono di più guadagnano di meno.

    Le ragioni di questo squilibrio, che pare incolmabile, è dovuto in parte a una vera e propria discriminazione, soprattutto là dove a parità di mansioni uomini e donne vengono pagati in modo diverso, ma anche dal fatto che il sesso femminile o viene occupato in settori meno retribuiti o perché fa lavori part-time. Insomma sia che si tratti di lavori di casa e di cura, ma anche sulla distribuzione del reddito, lo svantaggio rimane.

    Nell’edizione 2016 del Rapporto del Forum economico mondiale, addirittura venne fatto il calcolo matematico del divario: secondo la stima la disparità salariale sarà colmata tra 170 anni.

    Per essere un po’ ottimisti dobbiamo guardare a paesi dove noi risultiamo migliori in questo senso: in Medioriente per esempio solo un terzo delle donne trova lavoro, mentre in quelli del Nordafrica scende addirittura di un quarto.