Una sentenza della Cassazione arriva come un gradito regalo ai precari che temevano di dover restituire la NASPI.
Quando un’indennità, un Bonus o un sussidio si percepisce senza averne diritto l’INPS chiederà la restituzione dei soldi ottenuti illegittimamente. Non è il caso della NASPI per i precari. La Cassazione ha chiarito che il dipendente a termine poi assunto a tempo indeterminato ha diritto a non restituire l’indennità di disoccupazione.
Se un licenziamento viene revocato o dichiarato illegittimo da un Giudice può succedere che il lavoratore debba restituire la NASPI ricevuta dall’INPS durante la disoccupazione. Capita anche se il percettore dell’indennità perde lo status di disoccupato intraprendendo un’altra attività lavorativa e supera determinati limiti di reddito. Due casi diversi in cui l’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale può chiedere la restituzione dell’indennità di disoccupazione ritenendola percepita indebitamente.
Quando la restituzione della NASPI non si può richiedere
Una sentenza di fondamentale importanza aggiunge un tassello molto importante per approfondire la questione. Le Sezioni Unite Civili della Cassazione hanno fissato un principio che tutela i precari. Se il dipendente alla scadenza di una serie di contratti a termine diventa percettore di NASPI non dovrà restituirla se un Giudice, attestando l’illegittimità dei contratti, dovesse disporne la conversione in un solo rapporto a tempo indeterminato con effetto retroattivo.

La sentenza di riferimento è la numero 23876 del 26 agosto 2026 e specifica che nel periodo intercorso tra la fine dell’ultimo contratto e la riammissione in servizio il dipendente si è trovato in un reale stato di disoccupazione. Di conseguenza il diritto alla NASPI non può essere cancellato. In quel lasso temporale non ha ricevuto stipendi né beneficiato dell’accredito dei contributi previdenziali. L’indennità è stata essenziale per avere un’entrata mensile e di conseguenza l’INPS non può pretendere indietro le somme.
Niente reddito, niente restituzione dell’indennità
Sebbene per la Legge – dopo la decisione del Giudice di trasformazione dei contratti a termine in un contratto a tempo indeterminato – il lavoratore sia sempre stato assunto la realtà è che durante dei mesi non c’è stata alcuna erogazione di retribuzione. Un vuoto economico che non si può cancellare.
La sentenza del Giudice del lavoro anche se riscostruisce in modo fittizio la continuità del rapporto non elimina l’effettivo stato di bisogno in cui il dipendente si è trovato a vivere dopo il termine del contratto lavorativo. Non ricevendo contributi né stipendio la NASPI spettava di diritto e l’INPS non può avvalersi della norma sulla ripetizione dell’indebito. Ora si apre un nuovo mondo per i precari che intraprenderanno un’azione legale per stabilizzare il rapporto di lavoro.