Liliana Segre e la sua storia: per non dimenticare gli orrori dell'Olocausto

Liliana Segre è una dei 25 bambini italiani minori di 14 anni che riuscirono a sopravvivere al campo di concentramento di Auschwitz

liliana segre

Foto Getty Images | Giorgio Perottino

Liliana Segre, 90 anni, è una dei principali testimoni della Shoah. Vittima delle leggi razziali e deportata nel campo di concentramento di Auschwitz a soli 13 anni, è l’unica della sua famiglia a essere sopravvissuta. Per oltre 30 anni ha raccontato nelle scuole e durante incontri pubblici la sua esperienza degli orrori del nazifascismo, diventando uno dei volti più rappresentativi della lotta all’odio e alla discriminazione. Questa è la sua storia e nessuno di noi può permettersi di dimenticare…

Quel momento che divide la sua infanzia tra un prima e un dopo

La vita di Lilian Segre è cambiata una sera d’estate del 1938, quando, all’età di 8 anni, scopre di essere considerata diversa dalle sue compagne di scuola. Hitler aveva già invaso l’Austria, ma il suo mondo di bambina protetta e coccolata era ancora lontano dalle violenze e dalla prevaricazioni del Nazismo.

Eravamo a tavola con i nonni quando mio padre mi disse che non sarei più potuto andare alla scuola pubblica. C’erano nuove leggi che lo vietavano agli ebrei. Lo guardai senza capire. E’ questo il ricordo che divide la mia infanzia tra un prima e un dopo.

Liliana viene cacciata da scuola e diventa invisibile

Era il 1938, l’anno della promulgazione delle leggi razziali, e la vita della piccola Liliana stava per cambiare per sempre nel segno dell’orrore e della separazione dai suoi affetti più cari. Cacciata dalla scuola pubblica, additata dalle amiche più care, che la chiamano “ebrea”, senza nemmeno sapere cosa significa, Liliana diventa invisibile al mondo che un tempo l’aveva accolta e cresciuta come una figlia.

E io non capivo, me ne stavo lì, come se avessi fatto qualcosa di male, a domandarmi se tutto era cambiato per colpa mia.

La deportazione e la separazione dal padre che non rivedrà mai più

Nel dicembre del 1943, con il padre e due cugini, tenta di fuggire in Svizzera ma il gruppo viene arrestato in provincia di Varese. Dopo circa 40 giorni di carcere al San Vittore di Milano, vengono portati al Binario 21 della Stazione Centrale di Milano e messi su un treno con destinazione Auschwitz-Birkenau. Oggi, a distanza di oltre 60 anni, sul braccio di Liliana Segre è ancora possibile leggere il numero 75190, che le tatuarono il giorno in cui fu deportata insieme al padre.

Là, quando separavano gli uomini dalle donne, lasciai la mano di mio padre, senza sapere che non l’avrei più rivisto.

Prima l’incredulità e poi l’orrore!

Durante la prigionia Liliana affronta tre selezioni, in una delle quali perde un’amica incontrate nel campo di prigionia. Si troverà poi ad affrontare anche la marcia della morte verso la Germania, dopo l’evacuazione di Auschwitz, che la conduce al campo di concentramento tedesco di Malchow. Era il gennaio 1945.

Alcune ragazze francesi che erano lì da 15 giorni ci spiegarono dove eravamo arrivate: ci spiegarono cos’era quell’odore di bruciato che permeava sul campo: è l’odore della carne bruciata, perché qui gasano e poi bruciano nei forni. Noi ci guardavamo l’una con l’altra e tra noi pensavamo che quelle erano pazze!

L’unica superstite della sua famiglia

Il 27 gennaio 1945 le truppe sovietiche dell’Armata Rossa abbattono i cancelli di Auschwitz, e liberano i prigionieri, rivelando al mondo, per la prima volta, l’orrore dell’Olocausto. Liliana Segre è una dei 25 bambini italiani minori di 14 anni che riuscirono a sopravvivere al campo di concentramento di Auschwitz.

La vita dopo Auschwitz

Dopo lo sterminio nazista, vive a lungo con i nonni materni, unici superstiti della sua famiglia. Il padre era morto ad Auschwitz il 27 aprile del 1944; il 18 maggio dello stesso anno anche i nonni Giuseppe e Olga furono uccisi il giorno dopo il loro arrivo al campo di concentramento.

Nel 1948 Liliana conosce Alfredo Belli Paci, cattolico, anch’egli reduce dai campi di concentramento, per essersi rifiutato di aderire alla repubblica sociale. I due si sposano nel 1951 e hanno tre figli.

Liliana Segre e il suo impegno per non dimenticare

Dai primi anni Novanta, Liliana Segre ha trovato il coraggio e la forza di uscire allo scoperto e raccontare la sua storia nelle scuole di ogni città italiana, per diffondere la memoria di quanto accadde durante la Seconda Guerra Mondiale nei campi di sterminio nazisti. Il 19 gennaio 2018, a 80 anni dalle leggi razziali fasciste, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella l’ha nominata senatrice a vitaper aver illustrato la Patria con altissimi meriti in campo sociale”.

Parole di Linda Pedraglio