Referendum Catalogna, i motivi e le reazioni sull’indipendenza

La violenta repressione di Madrid alla spinta secessionista della Catalogna tradotta nel referendum sull'indipendenza ha prodotto una serie di reazioni che sfociano in polemica. I motivi dell'attrito sociopolitico hanno radici profonde, ancorate alla storia millenaria di un Paese in cui, per molti, si allontana la democrazia.

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    Referendum Catalogna, i motivi e le reazioni sull’indipendenza

    Il referendum per l’indipendenza della Catalogna, il primo ottobre, si è tradotto in una serie di violenze che hanno messo a dura prova Madrid e hanno, giocoforza, minato la stabilità interna della Spagna. Il bilancio di oltre 800 feriti negli scontri tra Guardia Civil ed elettori è parafrasi del pugno duro del premier spagnolo Mariano Rajoy che ha scomunicato il risultato della consultazione scatenando forti reazioni in serie, in un effetto domino che ha spostato l’asse della polemica sul piano internazionale.

    Referendum Catalogna 2017: i motivi alla base della querelle

    I motivi alla base della querelle intorno alla spinta secessionista della Catalogna rispetto al governo di Madrid affondano la loro essenza nella storia millenaria della Spagna. Il XX secolo è considerato era di svolta dai catalani, convinti di potersi appropriare del diritto all’autodeterminazione da sempre negato a livello centrale.

    La Catalogna, al pari di altre 16 regioni autonome spagnole, ha competenza in materia di sanità e istruzione pubbliche ed è dotata di un proprio corpo di polizia (Los Mossos d’Esquadra). Al vertice il governo di Barcellona, sotto cui risiede una popolazione di circa 7,5 milioni di abitanti.

    Il nazionalismo catalano sempre più agguerrito

    La spinta verso l’indipendenza è retaggio di decenni di tira e molla a livello legislativo ed esecutivo, radicata in lingua e tradizioni locali che hanno assunto nei secoli un carattere identitario di natura prioritaria rispetto all’uniformante politica centrale. La crisi catalana, nei suoi più aggressivi istinti secessionisti, è ritenuta una delle cause della Guerra civile degli anni ’30.

    Fu il dittatore Francisco Franco a recidere buona parte dei privilegi di cui la regione godeva (in virtù della potenza economica raggiunta e del possesso di ingenti quantità di ricchezze). Dal 1978 in poi (anno in cui si promulga la Costituzione spagnola e, con essa, l’autonomia di Barcellona) il nazionalismo catalano si ravviva in un’entità sempre più dominante e capace di un consenso politico sempre più ampio, sino ad essere motore immobile delle successive, seppur esigue, conquiste in termini di indipendenza.

    Vince il Sì all’indipendenza da Madrid: cosa potrebbe accadere?

    Con la vittoria del Sì, decisamente non di misura, potrebbe entrare in vigore la “Ley de desconexión” (legge di separazione) che contempla l’ipotesi di una “dichiarazione unilaterale di indipendenza” entro le 48 ore successive alla presa in carico dei risultati di voto da parte del Parlamento catalano.

    Una possibilità che, se prima del referendum era da ritenersi immediatamente remota, ora assume sempre maggiore concretezza: il presidente della Catalogna, Carles Puigdemont, rincara la dose sul tavolo dell’aspra condanna alla repressione di Madrid, rimodulando la sua iniziale intenzione di smorzare i toni rispetto all’indipendenza nel breve periodo e sollecitando l’attenzione dell’Europa per una repentina soluzione alla crisi catalana.

    Referendum Catalogna illegale? I perché dello scontro Madrid-Barcellona

    Il fulcro attorno al quale si è snodato lo scontro collaterale tra polizia e cittadini, con una recrudescenza più spiccata a Barcellona, è da individuarsi anzitutto nella sostanziale “illegalità” della consultazione referendaria del primo ottobre 2017. Per quale motivo il referendum potrebbe a buon diritto definirsi “illegale” sullo scenario nazionale?

    Le ragioni sono diverse, ma una, su tutte, è il leitmotiv della diatriba: la Catalogna non poteva indire un referendum. Puigdemont avrebbe così aggirato la legge, rendendo ammissibile un intervento della Guardia Civil al fine di ripristinare il corretto rispetto delle normative in materia, come di fatto è avvenuto.

    Gli arresti di alcuni politici nazionalisti pro referendum hanno acceso il dibattito e innescato una reazione a catena fatta di critiche e condanne radicali all’azione di Rajoy. Si tratta, su carta, di un’azione “giustificata” nella sostanza ma assolutamente ingiustificabile nella forma.

    Se è vero che il governo regionale catalano non poteva rivendicare in questi termini la propria indipendenza, è altrettanto assodato che l’utilizzo della forza produce inevitabilmente il perverso effetto della riproduzione della violenza e gli oltre 800 feriti rappresentano comunque una grossa sconfitta della democrazia in Spagna.

    Referendum Catalogna: le reazioni nel mondo

    La giornalista Concita De Gregorio, inviata per La Repubblica, ha prodotto un ampio resoconto dell’andamento del voto in Catalogna, prima, durante e dopo le irruzioni della Guardia Civil. Un reportage che ha restituito al mondo le immagini di quanto accaduto nel drammatico giorno del referendum del primo ottobre.

    Un tweet tra tutti ha destato l’interesse della stampa internazionale, arrivato a margine dei violenti scontri in Spagna: la Commissione Ue ha diffuso una nota in cui spiega l’illegittimità del referendum e la necessità, ribadita da Junker, di arrivare a un allineamento tra tensione all’indipendenza e rispetto della legge nazionale.

    Un Gerard Piqué al vetriolo su Twitter aveva incendiato il web a pochi giorni dal voto: con un post senza mezzi termini aveva annunciato di credere fortemente nella causa indipendentista catalana, in quella rivoluzione “pacifica” verso l’autodeterminazione. Una dichiarazione plateale che era arrivata non del tutto inaspettatamente, data la palese opinione del calciatore del Barcellona, più volte puntuale nell’esprimere il plauso per la secessione già nel 2012.

    L’esortazione preelettorale di Piqué via Twitter ha anche incassato le critiche di molti detrattori, sintetizzata nella comune richiesta di escludere il campione dalla nazionale spagnola per il fatto di aver espresso il suo favore all’indipendenza.

    Tra le più feroci reazioni, da diverse ore è spuntata quella contraria alla vicepresidente del governo spagnolo, Soraya Saenz de Santamaria, principale bersaglio delle critiche di migliaia di utenti che via Twitter l’hanno indicata tra i principali responsabili dell’inasprimento dei toni tra Madrid e Barcellona.

    Dolcetto o scherzetto?