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Isis, chi sono le foreign fighters del Califfato [FOTO]

Isis, chi sono le foreign fighters del Califfato [FOTO]
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    L’attrazione delle donne europee nei confronti dell’Isis rappresenta un fenomeno in continua crescita negli ultimi mesi. Tantissime foreign fighters hanno lasciato il Vecchio Continente per fuggire in Siria e Iraq con l’obiettivo di sostenere in tutti i modi possibili lo Stato Islamico guidato da Abu Bakr al-Baghdadi. Un fenomeno piuttosto preoccupante e sconvolgente che è stato pubblicamente denunciato dall’agenzia di contrasto dell’Unione europea (l’Europol) che aiuta i paesi membri dell’UE a combattere le forme gravi di criminalità internazionale e il terrorismo.

    Molte donne europee sono state arrestate per crimini connessi al terrorismo. L’Europol ha inoltre rivelato che il ruolo delle donne nel Califfato potrebbe cambiare in futuro con conseguenze sulla natura e sull’impatto delle operazioni dell’Isis in Europa. Tantissime adolescenti e giovani donne, che lasciano l’Europa per combattere al fianco dei miliziani Isis, sono morte. Di tante altre ancora si sono perse le tracce. Molte altre ancora fanno proseliti sui social network.

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    In realtà e almeno finora, le foreign fighters dell’Isis svolgono altre funzioni: da quella di sposare i terroristi iracheni e siriani con lo scopo di procreare e offrire così manovalanza armata all’esercito del terrore a quella di reclutare, finanziare e aiutare i gruppi terroristici. Tante vengono assoldate dalla brigata femminile di Al- Khansaa, che è guidata dalla giovane Aqsa Mahmood originaria di Glasgow.

    Lei viene considerata come una delle leader femminili dello Stato Islamico. La sua brigata sorveglia i bordelli con le donne-schiave destinate ai miliziani di Isis ad al-Raqqa e verifica che le concittadine rispettino la sharia, punendole se non hanno il velo lungo o le mani coperte.

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    Soltanto pochi giorni fa si è diffusa la notizia di un’altra giovanissima studentessa italiana che è fuggita in Siria per combattere contro gli “infedeli”. La padovana Meriem Rehaily, ventenne di origini marocchine ma cresciuta in Italia, aveva inviato un’immagine inquietante di una decapitazione a una sua amica prima di partire per la Siria: “Non puoi immaginare quanto ho goduto ieri, non vedo l’ora di piegare uno e togliergli la testa”. Sul suo profilo Twitter aveva cinguettato: “Dio, ho promesso il mio pegno di fedeltà e lo rinnovo per il principe dei fedeli, il mio Cheick Abu Bakr al-Baghdadi”. Il mandato d’arresto è stato spiccato dalla Procura della Repubblica di Venezia. Secondo il giudice, che sta indagando sul caso, la giovane padovana di origini marocchine potrebbe tornare in Italia per compiere azioni kamikaze.

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    Storie terribili e agghiaccianti che preoccupano e destano sconcerto e indignazione. Secondo l’istituto di ricerca globale Jamestown Foundation sarebbero finora ben 550 le donne partite dall’Europa, dal Nord America, dall’Australia e della Nuova Zelanda per combattere al fianco dei terroristi dell’Isis.

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