Doppio cognome al figlio nato dall’eterologa, nuova battaglia vinta per i diritti delle coppie gay

Nuovo colpo della Cassazione alle Legge 40, in materia di procreazione medicalmente assistita: il figlio di una coppia di donne omosessuali nato da fecondazione eterologa all'estero avrà entrambi i cognomi delle madri. Spazzata una parte del retaggio normativo che per le Associazioni Luca Coscioni e Certi Diritti è la spinta propulsiva per rivedere 'una delle più brutte leggi della storia repubblicana'.

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    Doppio cognome al figlio nato dall’eterologa, nuova battaglia vinta per i diritti delle coppie gay

    Sì al doppio cognome per il figlio nato da una coppia gay tramite fecondazione eterologa all’estero. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con una sentenza che secondo le Associazioni Luca Coscioni e Certi Diritti spazza via le ultime radici di un impianto normativo la cui riforma non può più attendere. Il riferimento è alla Legge 40, in materia di procreazione medicalmente assistita. Il doppio cognome da madri omosessuali nel 2017 diventa realtà dopo il caso di una coppia di donne italiane coniugate in Gran Bretagna, con un figlio nato da eterologa. L’Ufficio di Stato Civile britannico ha registrato il bambino con il cognome di entrambe, cosa che le donne hanno chiesto anche a Venezia. Respinta la richiesta, il loro ricorso in Cassazione ha trovato accoglimento. Un passo avanti per i diritti delle coppie gay, oltre l’attuale assetto normativo sulla fecondazione eterologa in Italia.

    Il Sì della Cassazione al cognome di due madri

    La Suprema Corte ha deciso: il figlio nato all’estero da una coppia di donne lesbiche tramite fecondazione eterologa deve essere iscritto all’anagrafe italiana con i cognomi di entrambe le madri. Si tratta di un nuovo passo in direzione di una necessità di riforma della Legge 40. Le due donne italiane avevano chiesto che in Italia venisse rettificato l’atto di nascita del bambino nato nel Regno Unito, istanza respinta dal Tribunale e dalla Corte d’Appello di Venezia, perché ritenuta “contraria all’ordine pubblico italiano”.

    Se è vero, come si legge nella sentenza di Cassazione “che la Legge 40 prevede che i conviventi siano di sesso diverso e che la procreazione assistita si effettui solo in caso di sterilità della coppia”, è altrettanto vero che “trattandosi di fattispecie effettuata e perfezionata all’estero e certificata dall’atto di stato civile di uno Stato straniero, si deve necessariamente affermare che la trascrizione richiesta non è contraria all’ordine pubblico internazionale”.

    Associazioni Luca Coscioni e Certi Diritti: “Ora riformare la legge”

    L’Associazione Luca Coscioni e l’Associazione Radicale Certi Diritti hanno espresso il plauso per la decisione della Corte: “Una sentenza, quella della Corte di Cassazione resa nota oggi, che per ironia della sorte casca a 12 anni esatti dal referendum sulla Legge 40: una nuova doccia di realtà per un Parlamento che farebbe bene a superare di fretta gli ultimi divieti, come quello di eterologa per le donne single e lesbiche, prima che ci pensi la Corte Costituzionale a finire di demolire una delle più brutte leggi della storia repubblicana”. Queste le parole di Filomena Gallo e Leonardo Monaco, segretari rispettivamente dell’Associazione Luca Coscioni e dell’Associazione Radicale Certi Diritti.