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Burkini in Italia: il costume del divieto che crea polemiche

Burkini in Italia: il costume del divieto che crea polemiche
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    Burkini in Italia: il costume del divieto che crea polemiche

    La polemica che sta infiammando questa estate arriva anche in Italia e riguarda il burkini, il costume da bagno integrale per le donne musulmane. Una polemica nata in Francia e che sta facendo creando dibattiti anche in altri paesi: il divieto del burkini sulle spiagge francesi e spagnole, in contemporanea con la nuova normativa tedesca di proibire l’uso del burqa, lo hijab e il nirqa, hanno provocato negli ultimi giorni una serie di riflessioni e polemiche anche in Italia.

    Ma cos’è il burkini? La parola è stata coniata fondendo due parole: burqa e bikini. Il burqa è il tradizionale vestito imposto dai Talebani alle donne afghane che copre interamente il corpo lasciando scoperto un pezzo di tessuto all’altezza degli occhi per vedere. Questa associazione linguistica può trarre in inganno, perché il burkini lascia il volto scoperto, è come se fosse una muta da surf.
    La discussione è nata in Francia in seguito a divieti imposti, ma già comunque avevamo avuto modo di parlare del costume da bagno nei giorni delle Olimpiadi in occasione della partita di beach volley Egitto-Germania, che vide le egiziane gareggiare con il burkini.

    Tutto è iniziato a Marsiglia e a Cannes dove sono state varate ordinanze municipali che vietano l’uso nelle spiagge del burkini, estese poi a Nizza ed altri comuni della Costa Azzurra e del nord. Secondo tali decreti “un costume da bagno che richiama un’appartenenza religiosa, quando la Francia e i luoghi di culto religioso sono attualmente bersaglio di attentati terroristici” sono tali da creare “pericoli per l’ordine pubblico”. Anche il premier Manuel Valls ha definito il capo d’abbigliamento “incompatibile” con i valori francesi. La Germania in un certo senso si è schierata con la linea dura dei francesi, sebbene la questione riguardi il burqa. Per la Merkel rappresenta un ostacolo per l’integrazione delle donne.

    In Italia invece la posizione del ministro Alfano è di tolleranza. Ricordando che la nostra Costituzione riconosce la libertà di culto, per il ministro italiano non c’è violazione di legge. In Italia infatti esiste la legge che impedisce di circolare col volto coperto e chi lavora in luoghi pubblici deve essere sempre identificabile, ma come fa notare Emma Bonino,non è il caso del burkini. Tra i nostri politici c’è chi sostiene la decisione di Alfano, anche se contesta la motivazione: per Alfano un divieto potrebbe rappresentare possibili ritorsioni e allora c’è chi critica come Lucio Malan (Forza Italia) secondo il quale non si può cambiare leggi o abitudine per paura o perché sotto scacco dei terroristi.
    Secondo la Lega invece proprio il non vietare l’uso del burkini vuole dire non rispettare le donne.

    Francia, vietato il burkini in spiaggia: arrivano le prime multe

    I casi in Italia riferiti alla questione del burkini sono antecedenti e riguardano l’utilizzo in piscina più che al mare.

    Parliamo infatti dei casi del 2009 a Verona e a Varallo. Nel capoluogo veneto una donna musulmana creò curiosità e alcune mamme in piscina andarono dal direttore dell’impianto lamentando che i bambini erano impauriti. Questi si limitò a chiedere la composizione del tessuto del costume per verificare se fosse a norma di legge. A Varallo invece l’allora sindaco Gianluca Buonanno decise di vietare il burkini in tutte le piscine del territorio con ammende in caso di non rispetto. Finì poi però 5 anni dopo con la condanna di Buonanno a pagare una multa per discriminazione razziale.
    Altri casi in Italia raccontano di apertura: una piscina di Bolzano ha autorizzato esplicitamente l’indumento, mentre a Ferrara hanno organizzato un corso di nuoto per sole donne musulmane che permettesse di essere tutte abbigliate nello stesso modo senza avere imbarazzo.


    GUARDA LE FOTO DEL BURKINI: UNA MODA DI ANNI FA

    In Italia per adesso quindi la risposta al burkini è di tolleranza, anche se le polemiche si sono allargate dopo l’episodio della foto su Facebook delle suore: l’imam di Firenze Izzedin Elzir pubblica una foto di suore al mare in chiaro riferimento alla polemica. Sembra aver subito la censura di Fb.
    Alcuni l’hanno presa come semplice termine di paragone per dimostrare che anche altre donne, per la fede religiosa, sono completamente coperte. Altri non hanno apprezzato l’accostamento, perché ritengono le suore religiose, mentre le donne musulmane in costume sono laiche. Infine una piccola parte la prende con ironia e la butta sullo scherzo per stemprare i toni dicendo che potrebbe diventare un modo per risparmiare in protezioni solari.

    Il dibattito in Italia si è legato inevitabilmente alle questioni di immigrazione e terrorismo. Ed è proprio l’allarme terrorismo ad aver creato la discussione sul burkini, che fino a poco tempo fa in pochi conoscevano e che invece è stato creato nel 2003 da una stilista libanese. Di sicuro ne stiamo parlando adesso e ci sono polemiche, perché la questione del burkini viene associata in senso più esteso alla civiltà islamica e al problema dell’integrazione tra cultura occidentale e islamica. Si torna allora a discutere se questo costume sia una libertà per le donne musulmane o si tratti di una costrizione. Magari forse è solo il tempo che serve: gli attacchi terroristici che hanno in parte scatenato reazioni di intolleranza verso il burkini sono troppo recenti e comunque serve tempo per abituarsi a nuove abitudini, basta pensare alla strada che ha fatto il nostro bikini, censurato all’inizio, negli anni 50, ora quasi passato di moda.

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