Aborto farmacologico in ambulatorio, petizione al ministro Lorenzin

Sono oltre 4mila i firmatari della petizione promossa dall'Associazione Luca Coscioni, AMICA e AIED: la richiesta sul tavolo del ministro della Salute a pochi giorni dalla giornata mondiale contro le morti per aborto clandestino, prevista per il prossimo 28 settembre.

da , il

    Aborto farmacologico in ambulatorio, petizione al ministro Lorenzin

    Una petizione presentata al ministro Lorenzin per dire Sì all’aborto farmacologico in ambulatorio: sono già oltre 4mila le firme raccolte a sostegno della richiesta dell’Associazione Luca Coscioni, AMICA e AIED, giunta in occasione della giornata mondiale contro le morti per aborto clandestino. Emma Bonino, prima firmataria, sollecita: “La legge sull’interruzione di gravidanza necessita di un tagliando”.

    IVG in regime ambulatoriale: la richiesta al ministro Lorenzin

    Sul tavolo del ministro Lorenzin arriva la richiesta di semplificare una delle pratiche più delicate della vita di una donna, l’aborto, attualmente ancorato a iter la cui tempistica non è in linea con la necessità di una esecuzione nel breve periodo. IVG anche in regime ambulatoriale: è questo che chiedono, a mezzo petizione, l’Associazione Luca Coscioni, AMICA (Associazione Medici Italiani Contraccezione e Aborto) e AIED (Associazione Italiana Educazione Demografica).

    Evitare “scorciatoie” che sconfinino nella clandestinità e nel non rispetto dei paramentri di sicurezza è una delle priorità sottoposte all’attenzione del Governo.

    In tutto il mondo, ogni anno sono circa 22milioni gli aborti condotti in condizioni che esulano dalle disposizioni di legge (dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità), causa di circa 7milioni di complicazioni e di ben 30 decessi ogni 100.000 pratiche nei paesi sviluppati. Si tratta di un valore, questo, che sale a 220 morti nei paesi in via di sviluppo, sino a sfiorare la quota record di 520 nell’Africa sub-sahariana.

    Dati preoccupanti che saranno al centro della giornata mondiale sull’aborto

    Sono questi i numeri che devono far riflettere, come sottolinea l’Ass. Coscioni, e che in occasione del prossimo 28 settembre, giornata mondiale per la depenalizzazione dell’aborto e contro le morti per aborto clandestino, dovrebbe essere uno dei leitmotiv da approfondire.

    Tra le complicazioni possibili della pratica clandestina, alcune di natura piuttosto severa, ci sono: l’impossibilità di rimuovere o espellere dall’utero tutto il tessuto legato alla gravidanza, emorragie, infezioni, perforazione uterina, danni al tratto genitale e a organi interni causati dall’inserimento di oggetti pericolosi quali bastoni, ferri da maglia o vetro rotto nella vagina o nell’ano.

    Leggi più elastiche per ridurre rischio pratiche abortive clandestine

    Leggi troppo restrittive, scarsità dei servizi, richieste non indispensabili come test medici non necessari, periodi di attesa e counselling obbligatori, secondo i promotori della petizione, costituiscono terreno fertile in cui attecchisce facilmente il rischio di pratiche abortive clandestine.

    La petizione al ministro della Salute Beatrice Lorenzin, sottoscritta in poche ore da oltre 4000 firmatari, chiede che sia disposta ufficialmente la possibilità di effettuare l’aborto medico (o farmacologico) anche in regime ambulatoriale.

    Emma Bonino: “Serve tagliando a legge IVG”

    “La legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza (IVG) ha bisogno di un tagliando, poichè molto è cambiato anche dal punto di vista scientifico dal 1978″: lo afferma la prima firmataria della petizione, Emma Bonino.

    “L’interruzione volontaria di gravidanza con metodo farmacologico nelle prime sette settimane – ricorda Anna Pompili, ginecologa per Associazione Medici Italiani Contraccezione e Aborto – viene praticata in regime ambulatoriale in tutti i Paesi del mondo, ad eccezione dell’Italia”. Un quadro normativo, dunque, che per i promotori della petizione necessita di uno “svecchiamento” e di un adeguamento a quanto disposto a livello internazionale.

    “Nel nostro Paese, con l’eccezione di tre regioni nelle quali è stato adottato il regime di day hospital (Emilia Romagna, Toscana e Lazio) le donne devono essere ricoverate fino al completamento dell’aborto, che in genere richiede tre giorni, con l’occupazione inutile di posti letto e con notevole spreco di risorse” continua Mario Puiatti, ginecologo, Associazione Italiana Educazione Demografica.

    “E’ ora che anche il nostro paese si allinei alle buone pratiche mediche del resto del mondo – conclude Mirella Parachini, ginecologa, membro di direzione dell’Associazione Luca Coscioni – rendendo accessibile l’interruzione volontaria di gravidanza con il metodo farmacologico in regime ambulatoriale, nei consultori, nei poliambulatori e negli ambulatori ospedalieri, come previsto dall’articolo 8 della legge 194 o, quando necessario, in regime di day hospital e non, come avviene oggi nella quasi totalità dei casi, in regime di ricovero ordinario”.