Yolo, cos'è la spinta a voler cambiare vita

Lasciare tutto all'improvviso e cogliere l'attimo, anche se rappresenta un vero e proprio salto nel vuoto? Ecco cos'è la Yolo economy e perché se ne deve parlare...

ragazza di spalle cammina con valigia

Foto Pixabay | josealbafotos

Sapete cos’è quella spinta a voler cambiare vita e lavoro, archiviando il passato – magari anche la stabilità economica – e tuffandosi in una nuova avventura nonostante le incognite, come fosse un salto nel vuoto? È un fenomeno dal nome preciso: Yolo (You only live once). Si tratta di una tendenza che arriva dai Paesi anglofoni ed è sempre più diffusa tra i giovani di tutto il mondo, ma cosa ne pensano gli italiani?

Yolo, cos’è la spinta a voler cambiare vita

La filosofia che ruota attorno alla Yolo economy è sintetizzabile nel ben più celebre “Carpe Diem“. È una tendenza sempre più diffusa nel mondo, soprattutto tra Generazione Z (nati tra il 1997 e il 2003) e Millennial (nati tra il 1981 e il 1996) che, tra le più aggredite dalla crisi economica e dallo stress psicologico innescati dal lockdown per la pandemia da Coronavirus, hanno aperto le porte a un nuovo modo di vivere il quotidiano e proiettarsi nel futuro. Per alcuni, un vero e proprio salto nel vuoto lasciandosi alle spalle la stabilità, alla ricerca di un altro luogo e un’altra dimensione lavorativa in cui emergere.

Negli ultimi 2 anni, sempre più persone avrebbero scelto di lasciare il cosiddetto “posto fisso” per dare una svolta alla propria vita, personale e professionale. Il fenomeno, ritenuto in crescita, in Italia è stato analizzato da KRUK, esperto del credito che ha deciso di verificare se la nuova tendenza Yolo sia davvero così diffusa tra i giovani italiani e se questi abbiano davvero il coraggio di abbandonare il proprio lavoro e la propria sicurezza finanziaria in caso sia fonte di stress e non rispecchi i propri sogni.

I dati sulla Yolo economy in Italia

I dati emersi dal sondaggio che indaga sul trend rivelano quanto segue: il 50% dei giovani tra 19 e 25 anni ha un approccio distaccato rispetto al lavoro e preferisce concentrare le energie su altri aspetti della vita quali salute, famiglia, amici.

Questo al contrario della generazione dei Millennial (26 – 41 anni): il 44% di questa fascia considera il lavoro prioritario e fonte maggiore di stress in assoluto. Nonostante l’atteggiamento disincantato dei giovanissimi, però, il sondaggio rivela che non sarebbero mai disposti a lasciare un posto sicuro senza un piano di riserva preciso per il futuro. In Italia, il “salto nel vuoto” della più romantica concezione di “Carpe diem” non sembra aver trovato terreno fertile…

Parole di Giovanna Tedde