Peperoni, l’ortaggio rosso che fa bene al cuore (e alla vista), ma attenzione alla cottura

I peperoni sono tra le verdure più ricche di vitamina C: un peperone giallo o rosso di medie dimensioni (circa 150 g) contiene 200-300 mg di vitamina C, da due a tre volte la dose giornaliera raccomandata per un adulto.

Questa vitamina è essenziale per la sintesi del collagene, la salute delle gengive e l’assorbimento del ferro. Ma il vero tesoro dei peperoni rossi è il loro contenuto di carotenoidi, in particolare il beta-carotene (precursore della vitamina A) e il licopene, lo stesso antiossidante dei pomodori.

Queste molecole proteggono la retina dallo stress ossidativo e riducono il rischio di degenerazione maculare. I peperoni verdi, meno maturi, contengono meno vitamina C e carotenoidi ma più clorofilla, utile per i processi di detossificazione. L’errore comune è pensare che il peperone sia solo un contorno: è un alimento funzionale a tutti gli effetti, povero di calorie (circa 30 per 100 g) e ricco di fibra.

Come inserirli nella dieta senza esagerare (e chi dovrebbe evitarli)

I peperoni si prestano a molte preparazioni: crudi in insalata (da soli o con cetrioli e pomodori), grigliati o arrostiti come contorno, in pinzimonio, oppure come ingrediente principale di ratatouille, peperonata o farciti con riso o carne magra. Attenzione però: la loro buccia è ricca di cellulosa, che in alcune persone può risultare difficile da digerire e provocare gonfiore. Chi soffre di colon irritabile o gastrite dovrebbe consumarli senza buccia (pelati dopo la cottura) e in piccole quantità. Un altro aspetto importante: i peperoni appartengono alla famiglia delle Solanacee, che contiene alcaloidi come la solanina (presente in tracce). Chi ha patologie autoimmuni o artrite reumatoide dovrebbe monitorare la propria reazione, anche se la maggior parte degli studi non trova correlazioni significative.

Meglio bolliti o arrostiti? L’arrostito vince su tutti i fronti

La bollitura è la cottura peggiore per i peperoni: la vitamina C, idrosolubile e termolabile, si disperde nell’acqua in grandi quantità (fino al 50-60% della perdita). Anche i carotenoidi, liposolubili, si degradano meno, ma la consistenza diventa molle e poco gradevole. L’arrostito (in forno, sulla griglia o in padella a fuoco vivo) preserva meglio i nutrienti perché la cottura è breve e senza acqua. Inoltre, l’arrostito caramella gli zuccheri naturali del peperone, esaltandone il sapore dolce, e la buccia annerita si rimuove facilmente, eliminando la cellulosa indigeribile.

Il metodo ideale: cuocere i peperoni interi in forno a 200°C per 20-25 minuti, poi lasciarli intiepidire in un sacchetto di plastica (il vapore aiuta a staccare la buccia). Condire con olio extravergine, aglio e prezzemolo. In alternativa, saltarli a dadini in padella con un filo d’olio per 5-7 minuti. I peperoni crudi, infine, sono i più ricchi di vitamina C, ma la buccia crudele può risultare pesante. La scelta migliore? Alternare crudo e arrostito, a seconda della stagione e della tolleranza personale. L’importante è non bollirli. Quella sì, è una vera perdita.