La canzone più antica del mondo è un inno sumero

La canzone più antica del mondo risale a 3.400 anni fa e viene dalla lontana Babilonia. Si tratta di un inno religioso, che si può ora ascoltare in diverse versioni disponibili in rete.

Canzone più antica al mondo

Foto Shutterstock | Zvereva Yana

La musica e il canto sono antichi quanto l’uomo, ma qual è la canzone più antica del mondo? Se per i primi strumenti musicali riconoscibili come tali – dei flauti in avorio – possiamo risalire fino a 43.000 anni fa, per avere testimonianza di un vero e proprio canto dobbiamo fare riferimento ad un periodo molto più recente. La canzone più antica al mondo è un meraviglioso canto d’amore… per la Dea Nikkal.

Non stiamo certo parlando di Domenico Modugno e Nilla Pizzi, ma di un periodo ancora più lontano nel tempo: la canzone più antica del mondo di cui abbiamo testimonianza scritta (o meglio, scolpita) risale al 1920 a.C, quindi circa 3.400 anni fa e proviene dalla attuale Siria.

L’inno a Nikkal, la canzone più antica del mondo

Tavoletta in cuneiforme – Foto Shutterstock | HansFree

La canzone più antica del mondo pare essere un inno religioso dedicato alla dea Nikkal, una antica divinità dei frutteti venerata in tutta la regione della Cananea. Si tratta di un frammento di notazione musicale inciso su una tavoletta di argilla di origine sumera, scritto in caratteri cuneiformi, e rappresenta la più antica melodia musicale completa di cui si abbia testimonianza.

Non solo: la parte superiore della tavoletta riporta la descrizione di uno scorcio di vita dal 1400 a.C., mentre in quella inferiore sono riportate le istruzioni per suonare il brano su uno strumento che sembra simile ad una cetra o ad una lira con nove corde, oltre alle indicazioni per la sua accordatura. Il tutto inciso con i caratteri cuneiformi e nella lingua della popolazione degli Hurriti.

Il ritrovamento delle tavolette

L’Inno Hurrita a Nikkal fa parte del ritrovamento, nel 1950, di una collezione di 36 tavolette, rinvenute nell’antica città di Ugarit, in Siria. Più precisamente, provengono dalle rovine del Palazzo Reale di Ugarit, presso il sito di Ras Shamra. Il resoconto completo dei frammenti fu opera di Emmanuel Laroche, che identificò come parte di un’unica tavoletta tre diversi frammenti, ricomponendo il testo completo, che fu pubblicato nel 1975.

Le interpretazioni moderne della canzone più antica del mondo

La tavoletta che riporta la canzone più antica del mondo ha aperto una finestra sulla musica babilonese e sumera, fino ad allora sconosciuta. La prima a farne un’interpretazione musicale è stata Anne Draffkorn Kilmer, professoressa di Assiriologia all’Università della California, che nel 1972 ha concluso il lungo lavoro per giungere alla notazione. La professoressa ha in realtà realizzato diverse versioni dell’inno, dal momento che l’interpretazione non è unanime.

C’è addirittura chi crede che ai tempi esistesse già una scala diatonica di sette note e che quindi dal punto di vista musicale queste antiche popolazioni fossero già molto evolute. Un esponente di questa tesi è il musicologo Richard Fink, che nel 1988 in un articolo affermava che “la scala diatonica di 7 note esistesse già oltre 3.400 anni fa. Questo va contro molte teorie dei musicologi che affermano come la scala diatonica fosse impossibile da suonare sino almeno agli antichi greci”.

Le versioni esistenti della canzone più antica del mondo sono diverse: una di queste porta la firma di Michael Levy, musicista e compositore specializzato in composizioni con la lira, che da tempo è impegnato nello studio delle antiche tecniche di riproduzione della musica del passato.

Attualmente le tavolette fanno parte della collezione permanente del Museo Nazionale di Damasco.

Parole di Francesca Scarabelli

Giornalista per vocazione, da anni mi occupo di scrittura per il web, spaziando a 360 gradi tra settori e argomenti. Tra le mie più grandi passioni ci sono la scrittura, la lettura, la fotografia e la vita all'aria aperta.