Ciuccio, l’amico che prima o poi bisogna lasciare andare

Il ciuccio è uno di quegli oggetti che entrano nella vita di un neonato fin dai primi giorni e che, per molti genitori, diventa subito un alleato prezioso. Non è solo un tappo per fermare il pianto.

Per il bambino è una fonte di conforto, un gesto che lo calma, lo rilassa, lo aiuta a prendere sonno. La suzione, del resto, è un riflesso innato, e soddisfarlo non è solo questione di fame. C’è un momento della giornata in cui il ciuccio viene spesso raccomandato: la notte. Alcuni studi hanno osservato che il suo utilizzo durante il sonno può ridurre il rischio della cosiddetta morte in culla, un dato che molti genitori custodiscono come una sicurezza in più.

Ma attenzione: non va dato subito, soprattutto se il bambino è allattato al seno. I pediatri consigliano di aspettare almeno un mese, il tempo che l’allattamento si sia stabilizzato. Il motivo è semplice: la suzione del seno e quella del ciuccio sono diverse, e un neonato potrebbe confondersi, rischiando di attaccarsi male al seno o di stancarsi troppo presto.

Il rovescio della medaglia quando il tempo passa

Se nei primi mesi il ciuccio è un grande alleato, con il passare del tempo può diventare un’abitudine difficile da spezzare. Il problema non è tanto il ciuccio in sé, ma la durata del suo utilizzo. Quando un bambino lo usa oltre i due o tre anni, iniziano i primi effetti collaterali. Il più noto riguarda i denti: la suzione prolungata può modificare la forma del palato e la posizione delle arcate, portando a malocclusioni o a un cosiddetto “morso aperto”. Non solo: c’è anche un legame tra l’uso del ciuccio oltre l’anno di vita e le otiti ricorrenti.

La suzione continua, infatti, altera la pressione nell’orecchio medio e favorisce l’accumulo di liquidi, creando un ambiente ideale per le infezioni. Non tutti i bambini ne soffrono, ma il rischio esiste ed è bene conoscerlo.

Toglierlo con dolcezza, non con la forza

Arriva per tutti il momento in cui il ciuccio va lasciato andare. La finestra migliore, secondo gli esperti, è tra i 6 e i 12 mesi, ma non è una legge. L’importante è non superare i tre o quattro anni. Il metodo più efficace non è la via brutale, ma quella graduale. Si comincia limitando l’uso ai soli momenti del sonno, poi si elimina una poppata alla volta. La famosa “fatina del ciuccio”, che di notte lo porta via e lascia un piccolo regalo, funziona con molti bambini.

L’errore più comune è voler togliere il ciuccio in un periodo già complicato, come l’arrivo di un fratellino o l’inizio dell’asilo. Meglio aspettare un momento tranquillo. E se il bambino non è ancora pronto, non c’è fretta. Si riprova dopo qualche settimana. L’importante è che il distacco avvenga con dolcezza. Perché il ciuccio è stato un amico, e come tutti gli amici, quando se ne va, merita un saluto tenero.