Abitudini: come insegnare a tuo figlio a comprenderle, rispettarle, apprezzarle

martina stavolo abitudini

Molti genitori mi contattano chiedendo aiuto perché i loro figli non riescono a rispettare le regole o meglio faticano a far diventare abitudini quelle azioni che noi adulti chiediamo loro di ripetere ogni giorno.

Anche le più semplici, come lavarsi i denti prima di andare a dormire o rifare il letto la mattina prima di andare a scuola, che non rientrano più nella nostra “to do list” ma che con i piccoli e neanche troppo piccoli diventano una fatica e spesso una lotta che coincide con l’inizio della giornata in cui si è già “in guerra” con i propri figli.

Sento spesso parlare di premi e ricompense, ma in un mondo che soddisfa i nostri piccoli con la velocità di un “Alexa mi metti Baby K?”, di certo ricompense e premi non hanno lo stesso effetto che avevano su molti di noi, che per riascoltare una canzone dovevamo aspettare di sentirla passare alla radio o riavvolgere con una biro la cassetta.
Siete d’accordo? Le cose cambiano e cambiamo anche noi che abbiamo sempre più bisogno di fermarci a sentire. Se vi dicessi di trasformare i premi e le ricompense in valorizzazione e costruzione di una relazione?

buon viaggio dentro di te

Con la nostra velocissima tecnologica società rischiamo ogni giorno di perdere un po’ di quella relazione fatta di contatto, comprensione e conoscenza profonda del nostro bambino. Ci perdiamo un sacco di cose.

Cominciamo col dire che un’azione ripetuta ogni giorno diventa una routine, e una routine costruita con consapevolezza può diventare non solo una lista di cose da fare, che anche a noi adulti spesso piace poco, ma anche una vera e propria serie di azioni importanti per tutta la famiglia.

Vi faccio un esempio, e sono sicura che sarà capitato anche a voi: da piccola mi dicevano “mangia le verdure che ti fanno bene!”, ma io non avevo alcuna intenzione di mangiare della verdura, la mangiavo per sfinimento e direi con ben poca soddisfazione, basse aspettative sul gusto e una motivazione a rifarlo pressoché inesistente.
Poi un giorno mi ricordo che era estate e faceva caldo e io ero a tavola. Di fronte a me un’insalata verde chiaro, con dei pomodori rossi rossi e del mais giallo e un po’ buffo ai miei occhi.
Quel giorno così, senza alcuna spinta, mangiai l’insalata. Ricordo ancora il suo sapore, fresco, croccante, dolce per via del mais e acidulo per i pomodori, ricordo che la assaporai lentamente e alla fine dissi “Buona!”. Mia madre mi rispose: “Te l’avevo detto!”, e io: “Tu me l’avevi detto ma io non l’avevo sentito!”.
Averlo sentito mi aveva donato più di un cibo in più da mangiare, mi aveva donato la fiducia nella mamma: “Forse la prossima volta di mamma mi posso fidare quando mi dice di mangiare qualcosa!”.

Evitate il “mangia, ti fa bene”; fate sentire al vostro bambino cos’è questo bene: assaggiare un cibo nuovo è l’opportunità che ci piaccia, fare i compiti è la soddisfazione di poter uscire con gli amichetti, vedere un film o giocare, fare una bella corsa è la possibilità di sentire la sensazione di una fatica piacevole. Fermarsi, “sentire com’è”: è questo che dovete insegnare al vostro bambino.

Le azioni, per far sì che vengano ripetute, devono farci arrivare sensazioni buone e non c’è niente di più appagante di una esperienza positiva e piena. Dopo aver lavato i dentini la sera possiamo inserire un naso-naso al profumo di menta tra bimbo e genitore: diventerà una routine che apre sensazioni buone e che per il bambino sarà un appuntamento a cui non vorrà più rinunciare, perché significa molto di più.

Perché dunque vi ho parlato di relazione e valorizzazione?

Perché tutto ciò che si fa col bambino è inserito dentro la relazione, e nella relazione c’è il vedere, il capire, l’ascoltare, il valorizzare il nostro bambino.
Deve sentire di essere una persona, non qualcuno a cui “far fare”, perché altrimenti potrà sentirsi il bersaglio di regole che il più delle volte non vede rispettate da noi adulti.

Il “gli dico di fare questo e non lo fa” non è funzionale, perchè manca la spiegazione del motivo: è importante che lui capisca perché gli chiediamo di fare una cosa e cosa rappresenta per lui e la sua famiglia.

Tutto parte dal conoscere il nostro bambino e mettersi d’accordo con lui: le richieste devono essere coerenti con l’età di riferimento, non chiederemmo mai ad un bebè di fare ciò che invece possiamo chiedere ad un bimbo un po’ più grande.

Quando mi chiedete “cosa gli devo dire?”, non vi do il decalogo delle cose da dire loro; piuttosto, vi accompagno nella scoperta della relazione con i vostri figli.
Prima abbiamo detto che bisogna insegnare ai bambini a fermarsi, ebbene, non lo impareranno mai se non lo farete anche voi: lavorare sulla relazione richiede uno stop da parte del genitore che troppo spesso purtroppo è fagocitato dall’andare di corsa. È fondamentale includere l’attenzione verso il bambino: FERMARSI significherà dedicare spazio e tempo alla costruzione di una relazione fondamentale per le sue azioni future, consapevoli, valorizzanti, che lo faranno sentire importante per noi e per se stesso.

Il bambino merita di potersi fermare a sentire che le sue azioni, ripetute ogni giorno, sono un vero toccasana e forse lo meriti anche voi genitori, fermarvi con lui significherà anche fermarti per voi.
Allora dico: fermatevi a costruire una routine del benessere per tutta la famiglia.

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