Tre cose da fare prima di andare a dormire se soffri di insonnia

Andiamo a letto stanchi, spegniamo la luce e proprio in quel momento il sonno sembra sparire. Ci giriamo continuamente, controlliamo l’ora e iniziamo a fare il conto delle poche ore che ci separano dalla sveglia.

Quando facciamo fatica ad addormentarci, alcune abitudini serali possono favorire il sonno, anche se non esiste un rituale capace di risolvere da solo una vera insonnia.

Spegniamo smartphone e computer prima di metterci a letto

La prima cosa che possiamo fare è creare un momento di separazione tra la giornata e il sonno. Se passiamo direttamente dalle e-mail o dai social al cuscino, il cervello continua a ricevere stimoli proprio quando vorremmo rilassarci.

La luce serale, soprattutto quella ricca di componente blu, può inoltre interferire con i normali segnali circadiani che favoriscono il sonno. Non è necessario trasformare lo smartphone nell’unico responsabile dell’insonnia, ma ridurne l’utilizzo prima di dormire può essere utile.

Proviamo quindi a lasciare da parte gli schermi nell’ultima parte della serata e sostituiamoli con un’attività tranquilla: leggere qualche pagina, ascoltare musica rilassante oppure dedicarci alla nostra routine personale.

Prepariamo la camera per dormire davvero

Temperatura, luce e rumore possono influenzare la qualità del riposo. Prima di andare a letto cerchiamo quindi di avere una stanza buia, silenziosa e non eccessivamente calda.

Anche la regolarità è importante. Andare a dormire e svegliarsi più o meno agli stessi orari, compresi i giorni in cui non lavoriamo quando possibile, aiuta il nostro organismo a mantenere un ritmo sonno-veglia più stabile.

Attenzione anche a ciò che facciamo nelle ore precedenti. Caffè, tè, bevande energetiche e altre fonti di caffeina possono interferire con il sonno anche diverse ore dopo il consumo, soprattutto nelle persone più sensibili.

E il bicchiere di vino per “dormire meglio”? L’alcol può inizialmente provocare sonnolenza, ma può peggiorare la qualità del sonno e favorire risvegli durante la notte.

Se il sonno non arriva, non continuiamo a guardare l’orologio

È probabilmente una delle abitudini più difficili da abbandonare. Sono le 2:10, poi le 2:27, poi le 2:46 e a ogni controllo aumenta la preoccupazione per il giorno successivo.

Se rimaniamo svegli a lungo e iniziamo ad agitarci, può essere preferibile alzarci dal letto e dedicarci per qualche minuto a un’attività tranquilla in un ambiente con poca luce, tornando a letto quando ricompare la sonnolenza. L’obiettivo è evitare che il letto diventi il luogo in cui trascorriamo ore svegli e frustrati.

Non serve fissare ossessivamente un numero preciso di minuti: ascoltiamo i segnali del corpo.

Queste tre abitudini possono migliorare l’igiene del sonno, ma non sono una cura universale per l’insonnia. Se la difficoltà ad addormentarsi o a mantenere il sonno si presenta frequentemente, dura nel tempo e interferisce con la vita durante il giorno, è opportuno parlarne con il medico. Per l’insonnia cronica esistono trattamenti specifici, tra cui la terapia cognitivo-comportamentale per l’insonnia.

Quindi, prima di cercare l’ennesimo rimedio miracoloso, possiamo iniziare da tre gesti: ridurre gli stimoli, preparare l’ambiente e smettere di combattere contro l’orologio. Il sonno non può essere comandato, ma possiamo evitare di rendergli più difficile arrivare.