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Tavola di Pasqua: con gli alcolici non puoi sbagliare, questi non devono essere serviti durante il pranzo

Un altro apre un amaro al centro della tavola e lo offre prima del dolce. Piccoli errori che tradiscono una certa disattenzione. Il galateo della tavola, per quanto riguarda gli alcolici, è preciso: durante il pranzo non si servono superalcolici.

La grappa, l’amaro, il limoncello, la vodka, il whisky, persino il cognac, vanno lasciati per il dopopranzo, magari con il caffè, mai durante i pasti. Il motivo non è solo formale: i superalcolici sono troppo forti per essere abbinati ai cibi, coprono i sapori e inibiscono la percezione del gusto. A Pasqua, poi, con un menu ricco di portate, rischiano di appesantire la digestione e rovinare l’esperienza.

Cosa non va mai in tavola a Pasqua (e perché)

Oltre ai superalcolici, ci sono altre bevande che è meglio tenere lontane dal pranzo pasquale. I cocktail, per esempio, sono troppo complessi e zuccherati per accompagnare cibi salati. Il Mojito, il Negroni, lo Spritz: vanno bene per l’aperitivo, ma non per il pasto. Anche i vini aromatizzati come il Vermouth, sebbene a base di vino, sono troppo speziati e interferiscono con il sapore delle vivande. E poi c’è la birra.

Molti la apprezzano, ma durante un pranzo formale di Pasqua è meglio evitarla, a meno che non si tratti di una birra speciale abbinata con cura a un piatto specifico. Meglio lasciarla per la Pasquetta, magari con la gita fuori porta. Infine, attenzione ai vini dolci: il Moscato, il Passito, il Recioto. Sono deliziosi, ma vanno serviti solo con il dolce o alla fine del pasto, non durante le portate salate. Un abbinamento sbagliato, come un passito con l’agnello al forno, è una stonatura che si sente eccome.

Come scegliere i vini giusti per non sbagliare

Per un pranzo di Pasqua, la scelta più sicura è affidarsi ai classici. Un vino bianco secco e fresco per gli antipasti e il pesce, se previsto. Un vino rosso di medio corpo, non troppo tannico, per il primo e il secondo. Se si vuole stupire, si può servire un rosato, molto versatile e adatto a molte portate. L’importante è non esagerare con i numeri: due o tre vini al massimo, serviti alla temperatura corretta.

E ricordarsi che l’acqua deve essere sempre in tavola, per pulire il palato tra un sorso e l’altro. Alla fine, il galateo non è una gabbia, ma un modo per far sì che tutti stiano comodi e il cibo sia il vero protagonista. E se qualcuno chiede la grappa a metà pranzo, si può sempre sorridere e dire: “più tardi, caro, più tardi”.

Published by
Francesca Guglielmino