L’errore più comune è pensare che sia solo un passatempo per i più piccoli. In realtà, manipolare la pasta di sale sviluppa la motricità fine, la concentrazione e la pazienza. E per i genitori, è un’occasione per stare insieme senza dover comprare costosi kit di plastica.
La pasta di sale non è un giocattolo, è un’esperienza sensoriale: il tatto della farina che si impasta, il profumo del forno che cuoce i lavoretti, la soddisfazione di vedere le proprie creazioni diventare dure e colorate. Non serve essere artisti, basta avere voglia di sporcarsi le mani.
La ricetta base e i trucchi per non farla crepare (e perché il sale grosso non va bene)
La proporzione classica è due parti di farina, una parte di sale fino, una parte di acqua. Per esempio: 200 g di farina 00, 100 g di sale fino (non grosso, altrimenti la pasta risulta granulosa), 100 ml di acqua tiepida. Il sale va sciolto nell’acqua prima di unirlo alla farina, altrimenti la pasta risulterà grumosa. Si impasta fino a ottenere un panetto liscio ed elastico, simile alla plastilina. Se si sbriciola, aggiungere un cucchiaio d’acqua; se appiccica, un po’ di farina.
L’errore più comune è stendere la pasta troppo spessa: i lavoretti devono avere uno spessore massimo di 1 cm, altrimenti all’interno restano crudi e poi si rompono. Per evitare che si formino crepe durante l’essiccazione, bisogna cuocere in forno a bassa temperatura (100°C) per 2-3 ore, o lasciare all’aria per 2-3 giorni. I bambini possono colorare la pasta direttamente con coloranti alimentari (aggiunti all’acqua) o dipingere i lavoretti una volta asciutti con tempere acriliche.
Come conservare le creazioni (e quando è il caso di buttarle)
Una volta cotte e raffreddate, le statuine in pasta di sale possono durare anni se conservate in un luogo asciutto. L’umidità è il peggior nemico: le ammorbidisce e fa rinascere muffe. Per proteggerle, si possono verniciare con colla vinilica diluita (una parte di colla, una d’acqua) o con spray trasparente. Se dopo qualche tempo compaiono macchie bianche (efflorescenze di sale), si possono rimuovere con un panno asciutto. Se invece la statuina si rompe, non si può recuperare: è fatta di sale, non di resina.
Ma la bellezza della pasta di sale è proprio questa: è un gioco povero, che non pretende di essere eterno. Si crea, si ammira, poi si butta. E si ricomincia. Perché la vera magia non è nell’oggetto finito, ma nel tempo passato a farlo insieme. Con le mani infarinate, e un sorriso che non ha prezzo