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Partite Iva, puoi richiedere l’esonero dei contributi: quando non devi versare un euro

Il mondo del lavoro, al giorno d’oggi, è sempre più fluido, anche se i giovani lavoratori (ma non sono) fanno molta fatica a mantenersi; se, da una parte, molti contratti non sembrano essere all’altezza, i lavoratori autonomi si trovano a dover far fronte con i costi della Partita Iva.

Chi è in proprio, o perché ha un’azienda (piccola o grande che sia) o perché è un libero professionista, deve affrontare spese diverse rispetto ai lavoratori dipendenti, tra cui una percentuale del fatturato da versare in tasse (anche l’Iva per chi ha regime ordinario) e i contributi, che vengono pagati in autonomia dal lavoratore e non, come succede per i dipendenti, dal datore di lavoro.

La spesa che incide di più in termini di percentuale da togliere al fatturato è proprio quella relativa ai contributi, spesso un vero e proprio salasso quando arriva il momento di pagare sia il saldo dell’anno sia l’anticipo per l’anno successivo. Ma ci sono dei casi in cui si può chiedere un esonero? A quanto pare, chi si trova in queste situazioni può non versare nemmeno un euro in contributi, ecco i dettagli.

Partita Iva ed esonero contributivo: tutti i casi in cui non si paga nemmeno un euro

Esistono tre situazioni grazie alle quali il titolare di Partita Iva in questione può sfruttare l’esonero contributivo, e dunque non pagare la consueta percentuale all’Inps. In prima battuta, per tutti quei lavoratori che hanno anche un contratto da dipendenti full time, purché il reddito principale provenga appunto da quel lavoro (e non da quanto fatturato con la Partita Iva) e non ci sia iscrizione alla Gestione Separata.

Partita Iva ed esonero contributivo: tutti i casi in cui non si paga nemmeno un euro – pourfemme.it

Anche chi si trasferisce in Italia da un paese estero potrebbe evitare di versare i contributi all’Inps: in questo caso, si sfruttano accordi bilaterali e i contributi vengono versati direttamente nel proprio paese d’origine, purché appunto lì sia in vigore l’obbligo contributivo. Infine, l’ultimo caso, e anche quello forse più immediato a livello logico: nel caso in cui il fatturato sia pari a zero.

Quando il professionista in questione ( senza albo, iscritti alla Gestione Separata Inps) non emette nessuna fattura durante l’anno, non è tenuto a versare i contributi, che come ben sappiamo si calcolano sulla percentuale del fatturato. Essendo il reddito 0, il dovuto è 0 (anche in termini di altre tasse), purché appunto ci si trovi nelle condizioni citate; negli altri casi, infatti, possono essere richiesti contributi minimi comunque dovuti a prescindere dal fatturato.

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Manuel