Una ricorrenza che affonda le radici nel Medioevo, quando si cominciò a celebrare colui che aveva accudito e protetto il Figlio, e che oggi è l’occasione per fermarsi un attimo a guardare quell’uomo che spesso parla poco, lavora tanto, e chiede ancora meno.
In un’epoca di regali affrettati e pensieri dell’ultimo minuto, la festa del papà conserva ancora qualcosa di autentico.
Il rapporto speciale tra un padre e una figlia femmina
C’è un legame che gli psicologi studiano da decenni e che le figlie conoscono bene: quello tra un papà e la sua bambina. La prima figura maschile che una femmina incontra nella vita è lui, e da quel primo sguardo si costruiscono gran parte della sua autostima, della sua sicurezza, del suo modo di scegliere gli uomini che verranno dopo.
Una figlia che cresce sentendosi amata da suo padre impara a riconoscere l’amore vero, a pretendere rispetto, a non accontentarsi di briciole affettive. Per questo ogni piccolo regalo che arriva da lei, il papà lo vive in modo diverso. Non guarda il prezzo, non cerca l’oggetto firmato. Guarda le mani che glielo porgono, il tempo che c’è voluto per pensarlo, l’attenzione che c’è dietro. Una manina che si posa su un foglio, una parola scritta storta, un lavoretto stropicciato: per un padre tutto questo vale più di qualsiasi cosa comprata in un negozio.
I tre regali che resteranno per sempre
Il primo è la cornice con la foto più bella. Non una foto qualsiasi, ma quella scattata in un momento vero, magari durante una domenica qualunque, mentre lui ride o mentre la tiene in braccio. Stampata su carta comune e infilata in una cornice decorata a mano con bottoni, sassolini colorati o pasta dipinta. Un oggetto semplice che finirà sulla sua scrivania, dove lo guarderà ogni giorno senza dirlo a nessuno.
Il secondo è il biglietto dei buoni. Un foglio piegato in quattro, con scritto dentro qualcosa come “questo buono vale un abbraccio quando torni stanco“, “questo buono vale una partita a carte insieme“, “questo buono vale una colazione preparata da me”. I papà non chiedono mai niente, ma questi buoni li usano tutti, uno dopo l’altro, e li conservano anche quando sono finiti.
Il terzo è la poesia scritta di suo pugno. Quattro righe, magari in rima baciata, anche con gli errori. “Sei forte come un leone, mi tieni su con le tue mani, quando sono triste mi fai ridere, sei il mio papà e non cambio con niente“. Messa in cornice piccola o infilata nel portafoglio, quella poesia diventerà la sua preferita. La rileggerà tra dieci anni, tra venti, e ogni volta sarà il 19 marzo.