Claudio+Cecchetto+Svela+il+suo+Pensiero+sulla+Musica+Moderna%3A+da+Jovanotti+a+Sanremo%2C+tra+Ricordi+e+Prospettive+Future
pourfemmeit
/articolo/claudio-cecchetto-svela-il-suo-pensiero-sulla-musica-moderna-da-jovanotti-a-sanremo-tra-ricordi-e-prospettive-future/418910/amp/

Claudio Cecchetto Svela il suo Pensiero sulla Musica Moderna: da Jovanotti a Sanremo, tra Ricordi e Prospettive Future

Un produttore che ha fatto ballare intere generazioni apre il cassetto dei ricordi e guarda avanti senza nostalgia. Con passo leggero e idee nitide, Claudio Cecchetto racconta la sua idea di musica di oggi: tra scoperte, errori da non ripetere e un Sanremo che continua a fare da specchio al Paese.

Claudio Cecchetto parla al Corriere della Sera e non gira intorno alle cose. Conosce palco e retropalco. Ha misurato il tempo con dischi, speaker, tour. Dice la sua sulla musica moderna con l’aria di chi ha visto cambiare tutto, più volte, e non ha perso la curiosità.

Il suo curriculum è un pezzo di storia pop. Ha fondato Radio Deejay nel 1982 e, anni dopo, Radio Capital. Ha lanciato talenti come Jovanotti, Fiorello e Max Pezzali con gli 883. E ha firmato un tormentone personale, “Gioca Jouer”, che ancora oggi accende feste e ricordi. Dati alla mano, il suo fiuto ha incrociato classifiche, tv generalista e vita quotidiana. Non nostalgia, quindi: esperienza.

Oggi il quadro è diverso. Lo streaming vale ormai oltre i due terzi dei ricavi discografici in Italia. La durata media dei brani, in molte playlist, scende sotto i tre minuti. Gli algoritmi spingono ganci immediati, ritornelli prima del primo minuto, strofe asciutte. Cecchetto osserva il fenomeno e non demonizza: il ritmo cambia, le abitudini pure. Ma il punto non è solo il mezzo. È l’identità.

Dalla bottega al feed: come si costruisce un artista oggi

Prima si cresceva in “bottega”: palco, radio, province, fanclub, passaparola. Oggi si parte dal feed: TikTok, clip verticali, hit nate in quaranta secondi. Funziona, a volte. Ma il percorso corto rischia l’effetto “usa e getta”. Cecchetto insiste su una cosa semplice: servono canzoni che reggano a luci spente. Una scrittura che parli chiaro, una voce che non temi l’eco. Il resto è amplificazione.

E fa esempi concreti. Jovanotti non è nato in un giorno. Ha imparato al microfono, ha cambiato pelle, ha studiato palco e pubblico. Gli 883 esplodono nel 1992 ma portano una fotografia del paese reale, riconoscibile. Oggi, dice Cecchetto, quella riconoscibilità vale più dei numeri del giorno. L’A&R non deve solo “sentire” se un brano funziona: deve capire se un artista ha una traiettoria. I grafici salgono e scendono. La personalità, se c’è, resta.

Sanremo tra rito pop e banco di prova

Capitolo Sanremo. Il festival di Sanremo continua a essere uno stress test: palco grande, diretta nazionale, settimane di conversazione. Ogni anno la gara ridisegna classifiche e streaming post-Festival. Sull’ipotesi di un Sanremo guidato da Stefano De Martino (ad oggi non ci sono conferme ufficiali), Cecchetto non fa tifo di bandiera: conta la visione. Un conduttore-ponte, capace di parlare alla tv generalista e ai social, può funzionare. Ma la ricetta, per lui, è antica e nuova insieme: curiosità verso il presente, rispetto per l’orchestra, produzione live che non ingabbi le canzoni. Meno effetti di contorno, più verità al microfono.

E poi c’è il mestiere del talent scout. Non lo fanno i trend, lo fa l’orecchio. Cecchetto lo ripete da anni: ascoltare senza pregiudizi, scovare il particolare che sporge, investire tempo. È un lavoro lento in un’epoca veloce. Ma quando funziona, cambia la vita di chi canta e di chi ascolta.

Immagino Cecchetto con le cuffie al collo, mentre batte le dita sul tavolo per seguire un groove nuovo. Sorride se il ritornello arriva presto, ma chiude gli occhi se la voce racconta qualcosa di vero. Forse la domanda è tutta qui: saremo capaci di scegliere con il cuore, e non solo con il feed? Perché le canzoni, alla fine, dovrebbero farci compagnia anche quando lo schermo è nero. E quel tipo di compagnia, oggi come ieri, non la decide un algoritmo. La decide l’orecchio. E un’idea chiara di futuro.

Published by
webdeveloper