Cosa mettere nella borsa parto - Pourfemme.it
L’ospedale, però, non è un albergo. Lo spazio nell’armadietto è limitato, e la degenza media per un parto fisiologico è di due o tre notti. Il criterio non è “porto tutto ciò che potrebbe servire”, ma “porto ciò che serve davvero, sapendo che il resto posso farmelo portare dopo”. La valigia va preparata intorno alla trentaseiesima settimana, non prima (gli oggetti prendono polvere) e non dopo (si rischia di non farcela).
Meglio una borsa morbida, capiente ma non rigida, che si infila facilmente sotto il letto o nell’armadietto. La regola d’oro: due comparti, uno per il travaglio e uno per il post-parto, in modo da non dover rovistare in cerca della camicia da notte mentre si è in preda alle contrazioni.
La priorità della mamma è il riposo e l’allattamento. Servono due camicie da notte (non tre, non quattro) con apertura frontale, possibilmente in cotone leggero, perché in sala parto e in reparto fa spesso caldo. Una vestaglia comoda, non pesante, per alzarsi e andare in bagno. Due paia di pantofole: un paio antiscivolo da usare in stanza, un paio di infradito di gomma per la doccia. I reggiseni da allattamento, meglio se senza ferri e di una taglia in più rispetto al solito, si portano in due copie. Le mutande: qui l’errore più comune è portare i vecchi slip di cotone che si macchieranno irrimediabilmente.
Meglio le mutande monouso in rete, che si trovano in farmacia: sono elastiche, traspiranti, e si gettano senza rimpianti. I assorbenti post-parto sono molto più grandi di quelli normali: un pacco da dieci è sufficiente. Per l’igiene personale, un beauty case essenziale: shampoo, balsamo (perché i capelli dopo il parto sono un disastro), spazzolino, dentifricio, detergente intimo neutro. Niente trucchi, niente creme esfolianti. L’ultima dimenticanza comune è un asciugamano scuro: quelli dell’ospedale sono piccoli e ruvidi, e uno personale aiuta a sentirsi più a casa.
La parte burocratica è la più noiosa ma la più importante. In un raccoglitore trasparente vanno infilati: la cartella clinica (con tutte le ecografie e gli esami del sangue), la carta d’identità, la tessera sanitaria, il codice fiscale, e il piano assistenziale se previsto dalla regione. Alcuni ospedali chiedono anche il certificato di idoneità all’allattamento o il modulo per il pediatra. Meglio avere tutto a portata di mano.
Nel comparto del travaglio, poi, servono energia e distrazione. Gli snack ideali sono quelli a rapido assorbimento: frutta secca, barrette ai cereali, cracker integrali, gocce di limone. E una borraccia d’acqua con la cannuccia, perché bere durante il travaglio senza doversi sollevare è una comodità che non si valuta fino a quando non serve. L’oggetto che molte dimenticano è il cuscino da casa. Quello dell’ospedale è basso, duro, e in un momento in cui ogni centimetro di comfort conta, avere il proprio cuscino può fare la differenza tra una notte insonne e qualche ora di riposo. Con questi pochi, mirati oggetti, la valigia non pesa, non ingombra, e la mamma può concentrarsi sull’unica cosa che conta: l’arrivo del suo bambino.