Acetone nei bambini, la Coca-Cola può davvero aiutare? Cosa sapere prima di ricorrere al vecchio rimedio

Mal di pancia, nausea, vomito, poco appetito e quel caratteristico odore dell’alito che può ricordare la frutta molto matura.

Quando compaiono questi sintomi nei bambini, soprattutto dopo diverse ore trascorse mangiando poco o durante un episodio febbrile, capita ancora di sentir parlare del cosiddetto “acetone”.

E insieme arriva puntualmente uno dei rimedi utilizzati per generazioni: qualche sorso di Coca-Cola. Ma è davvero la soluzione migliore?

Perché si parla di zucchero quando il bambino ha l’acetone?

Quello che comunemente chiamiamo acetone è legato alla produzione di corpi chetonici. Può verificarsi quando l’organismo dispone di meno glucosio e utilizza maggiormente i grassi come fonte energetica, per esempio durante periodi di digiuno o in concomitanza con alcune malattie.

Da qui nasce l’abitudine di offrire al bambino qualcosa contenente zuccheri. La Coca-Cola nella versione zuccherata ne contiene, ma questo non la rende una terapia specifica per l’acetone né necessariamente la bevanda da preferire.

Quando un bambino ha vomito o mangia poco, la priorità è soprattutto evitare la disidratazione. In presenza di vomito, possono essere indicate piccole quantità frequenti di liquidi e, quando necessario, soluzioni reidratanti orali formulate con proporzioni precise di acqua, zuccheri ed elettroliti, seguendo il consiglio del pediatra. Le normali bibite zuccherate non hanno la stessa composizione.

Coca-Cola sì o no? Meglio non utilizzarla come rimedio automatico

Dare qualche sorso di Coca-Cola non significa necessariamente risolvere il problema. Inoltre contiene molti zuccheri e, a seconda della tipologia, caffeina; quantità elevate di bevande molto zuccherate possono anche risultare poco adatte quando sono presenti disturbi gastrointestinali.

Meglio quindi evitare il classico automatismo “ha l’acetone, diamogli la Coca-Cola” e concentrarsi sulla causa dei sintomi. Quando il bambino riesce nuovamente a mangiare, il pediatra può indicare come riprendere gradualmente l’alimentazione senza ricorrere a diete casalinghe eccessivamente restrittive.

Particolare attenzione va prestata se il bambino continua a vomitare, non riesce a trattenere liquidi, appare molto sonnolento o abbattuto, urina poco oppure presenta altri segni di disidratazione: in questi casi è opportuno contattare rapidamente il pediatra. Vomito e presenza di chetoni, inoltre, non devono essere automaticamente attribuiti al comuneacetone”, perché possono avere cause differenti che richiedono una valutazione medica.