Andy Warhol, la biografia e le opere dell’artista che ha inventato il pop [FOTO]

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    Andy Warhol, nato nel 1928 in Pennsylvania, è l’artista del XX secolo che rappresenta la chiave di volta del movimento pop art, con una personale interpretazione “seriale” dell’arte che diventa messaggio iconografico rivolto alla massa, per il carattere “riproducibile” delle opere artistiche. Eclettico e brillante, ha trasmesso nei suoi lavori la convinzione di poter inserire l’opera d’arte nel circuito consumistico del capitalismo, producendo, dal 1962, le sue famose serigrafie con i soggetti e gli oggetti più emblematici del suo tempo. L’arte come merce da “consumare”, un concetto che è sopravvissuto alla sua morte, avvenuta il 22 febbraio di 30 anni fa.

    Warhol, la biografia

    La città di Pittsburgh gli diede i natali il 6 agosto 1928. I genitori, entrambi immigrati slovacchi, compresero ben presto l’innata propensione di Andy per l’arte. Studiò questa materia applicata al campo pubblicitario, al Carnegie Institute of Technology di Pittsburgh, con una laurea conseguita nel 1949. La collaborazione con importanti riviste come Vogue e Glamour, dopo il suo trasferimento a New York, gli permise di inserirsi nell’ambiente come grafico pubblicitario di successo. Nel 1968 subì un’aggressione da parte di una femminista radicale, Valerie Solanas, che sparò a Warhol e al suo compagno, Mario Amaya. I due sopravvissero all’agguato, ma l’episodio segnò profondamente la vita dell’artista, sino a indurlo a ridurre drasticamente le apparizioni pubbliche. La sua arte si sviluppò tra pittura, scultura e cinema. Il 22 febbraio 1987 morì per le conseguenze di una banale operazione alla cistifellea. Aveva 58 anni e un’impronta indelebile nella storia.

    L’intuizione della Factory e le opere

    Warhol ha dato vita a un movimento d’opinione fondato sulla concezione pop della quotidianità. Nella New York underground anni ’70 il suo approccio sperimentale riesce ad affascinare i più grandi nomi dello star system. Uno dei suoi più avanzati esperimenti è la Factory, una vecchia fabbrica in disuso a Midtown Manhattan che dal 1962 è diventata il suo studio: al suo interno Warhol partorisce le sue opere più esplicative, lavorando anche di notte. Nel laboratorio si avvia la produzione di opere in serie: nasce così l’adattamento dell’arte al sistema industriale capitalistico. Serigrafie e litografie subiscono lo stesso processo produttivo dei beni di consumo. Le “Superstars di Warhol” sono l’esempio dell’intuizione pop, il cui emblema è Marylin, la sua serigrafia più famosa. Mao Tze-tung e Che Guevara faranno parte, con il ritratto della diva di Hollywood, della serie di opere più famose, composte con la ripetizione della stessa immagine su tele con vari filtri di colore.

    Con la stessa tecnica vengono create altre opere storiche con altrettanti soggetti di fama mondiale: Elisabetta II del Regno Unito, Margherita II di Danimarca, Beatrice dei Paesi Bassi, la principessa Diana Spencer. Le sue Bottigliette di Coca-Cola sono il simbolo della pop art mondiale: uno dei prodotti di più largo consumo per gli americani evidenzia, per l’artista, una sorta di democrazia trasversale che abbraccia tutti i ceti sociali, con la sua diffusione virale che conquista poveri e ricchi. E storiche sono le riproduzioni a colore di Jimmy Carter, Liz Taylor e Michael Jackson, Man Ray, Liza Minnelli, Mick Jagger, Joseph Beuys. Ad essi si affiancano le sculture in serie più famose Campbell Soup e Brillo Boxes, icone della pubblicità di massa.

    Dolcetto o scherzetto?