Amore Criminale: storie di violenza sulle donne

Amore Criminale: storie di violenza sulle donne
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    Si è appena conclusa la seconda serie di Amore Criminale. Il programma, condotto da Camila Raznovich, si è occupato di un problema davvero serio, ma purtroppo sottovalutato quale la violenza sulle donne, troppo spesso vittime del proprio partner.

    Basta guardare i numeri: ogni anno in Italia 130 donne vengono uccise per mano del proprio uomo. Una donna ogni tre giorni. E’ quello che è successo a Veronica, la protagonista di una delle puntate di Amore Criminale, riportata in parte nel video. La sua storia è quella di un amore adolescenziale, un amore puro e pulito, che non sa vedere brutture, che accetta la gelosia, la possessività del partner, la sofferenza derivante da un rapporto malato.

    Quella di Veronica potrebbe essere la storia di ognuna di noi, di quante si annullano, o si sono annullate, in virtù di un uomo, di chi (nonostante gli avvertimenti di amici e familiari) non si accorge della progressiva e inarrestabile perdita di libertà e indipendenza. La trasmissione era caratterizzata da ricostruzioni delle storie in questione, inframmezzate da interviste ai familiari e agli amici delle protagoniste della storia.

    Nel caso di Veronica, si trattava dei genitori e della sorella, oltre che dell’amica che un tempo le aveva presentato il suo assassino, Mario, lo stesso che quattro anni dopo l’avrebbe uccisa con un colpo di pistola alla nuca. Un giovane descritto come un bambino viziato, abituato ad avere tutto dalla vita, che non sopportava assolutamente che gli venisse detto “no”.

    Caratteristiche che spesso si ripetono negli uomini che si rendono colpevoli di atti del genere, la cui gelosia diventa possessività e che non riescono ad accettare la separazione da quella donna che hanno amato di un amore malato. Perché l’amore può trasformarsi in desiderio di governare la vita delle persone, di chiuderle in una prigione sempre più stretta e soffocante.

    E’ a donne con questo tipo di problemi che prestano aiuto associazioni come quella fondata da Michelle Hunziker, spesso ossessionata da ammiratori che hanno finito col minare la sua serenità e sicurezza. “Doppia Difesa” si rivolge proprio alle donne vittime di un rapporto violento dal punto di vista fisico o psicologico, vittime di soprusi, umiliazioni, persecuzioni e mobbing. Donne che non devono sentirsi sole, ma avvertire intorno a loro una rete di solidarietà da parte di altre donne, da parte delle società tutta, che ha la responsabilità di crescere uomini con un rispetto maggiore verso le donne, verso la loro identità e libertà.

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