Segnaposto di Pasqua: va messo il nome dell’invitato? Ecco cosa dice il bon ton

Organizzare il pranzo di Pasqua è un’impresa che richiede tempo e cura. Si pensa al menu, si apparecchia la tavola, si scelgono i fiori. Ma c’è un dettaglio che spesso divide le opinioni: il segnaposto. Va messo o no?

In molti lo considerano un vezzo da cerimonie formali, in altri una premura che fa sentire accolti. La risposta, come spesso accade con le regole della tavola, sta nel contesto e nel buon senso. Il segnaposto non è un obbligo, ma quando è ben pensato diventa un gesto di attenzione che gli ospiti ricordano.

Quando ha senso mettere il nome nel segnaposto?

Il segnaposto con il nome ha senso quando la tavola è numerosa e le persone non si conoscono tutte tra loro. In un pranzo di Pasqua con parenti e amici che magari si vedono solo una volta l’anno, evitare la confusione dei posti è un modo per mettere tutti a proprio agio. Nessuno si trova a chiedere “dove mi siedo?” o a scegliere il posto sbagliato.

Inoltre, il segnaposto personalizzato è un modo delicato per tenere conto di eventuali esigenze: si può posizionare vicino a chi si vuole far conversare, o lontano da chi magari non va d’accordo. In una tavola più intima, di 6-8 persone, il segnaposto con il nome non è indispensabile, ma resta un gesto gradito.

Cosa dice il bon ton in tema di segnaposto a tavola?

Le regole del galateo sono chiare: il segnaposto va messo solo se si conosce con certezza la presenza dell’invitato. Non si scrive mai un nome su un posto che potrebbe rimanere vuoto. Il nome va scritto in modo leggibile, possibilmente a mano, su un supporto che si integri con la decorazione della tavola.

Può essere una scheda di carta appoggiata su un uovo decorato, un rametto di ulivo con un cartellino, una piccola targa di legno. L’importante è che non sia troppo alto, per non ostacolare la vista tra i commensali. Il nome va posizionato sopra il piatto, o leggermente a sinistra, mai sul tovagliolo che va preso con le mani.

Per i bambini, il segnaposto è sempre gradito: li fa sentire importanti e li aiuta a orientarsi. E se si vuole unire l’utile al dilettevole, si può trasformare il segnaposto in un piccolo pensiero da portare a casa: un uovo di cioccolata con il nome inciso, una confezione di confetti, un piccolo ramo di ulivo benedetto. Il bon ton non impone nulla, ma suggerisce che la cura dei dettagli è la prima forma di ospitalità. E a Pasqua, più che mai, vale la pena mettercela tutta.