La regola salva camomilla: i minuti sono essenziali

La camomilla è una di quelle cose che tutti hanno in casa. La prendiamo quando non riusciamo a dormire, quando ci fa male la pancia, quando abbiamo l’ansia a mille. I suoi benefici sono una lunga lista: lenisce, rilassa, aiuta la digestione, calma i nervi.

Eppure, molti la fanno male. La infilano in tazza, versano l’acqua bollente, e la lasciano lì anche mezz’ora, distratti da altro. Poi la bevono e si chiedono perché sia amara, quasi cattiva. Il problema non è la camomilla, sono i minuti che passano. Perché questa tisana, come tante altre, ha bisogno del suo tempo, ma anche del suo limite.

I minuti giusti fanno la differenza

I principi attivi della camomilla, flavonoidi, terpeni, apigenina, si liberano nell’acqua calda gradualmente. I primi minuti danno il meglio: il potere rilassante, l’azione antinfiammatoria, il sapore dolce e floreale. Ma se si esagera, se la bustina o i fiori restano troppo in infusione, cominciano a uscire sostanze più amare, tannini, che danno alla camomilla quel retrogusto sgradevole.

La regola d’oro è non superare i 5-7 minuti per la camomilla in bustina, e 8-10 minuti per quella in fiori sciolti. Passato quel tempo, il beneficio non aumenta, anzi, rischia di rovinarsi.

Non lasciarla mai troppo a lungo

I rischi di un’infusione troppo lunga non sono solo nel sapore. Le sostanze amare che si liberano possono irritare lo stomaco, soprattutto in chi soffre di gastrite o reflusso. Inoltre, alcuni composti volatili, quelli che danno il profumo delicato, si disperdono con il tempo.

Quello che resta è un liquido scuro, dal sapore pungente, che di rilassante ha ben poco. Per non sbagliare, basta un timer: mettere la camomilla in tazza, versare l’acqua a 90 gradi (non bollente, altrimenti si bruciano i fiori), coprire con un piattino, e aspettare il tempo giusto. Poi togliere immediatamente il filtro o i fiori. E bere. Così il sapore è quello che deve essere, e il beneficio pure. Perché la camomilla, se rispettata, è una carezza. Ma se trascurata, diventa un fastidio.