Capelli ricci diffusore - Pourfemme.it
È identità, è umore, è linguaggio corporeo. E soprattutto è tempo: quello che ci concediamo e quello che pretendiamo di comprimere in “pochi minuti”. Il punto è che il riccio non ama la fretta lineare e produttiva. È ciclico: si forma, si assesta, si fissa.
Di conseguenza, quando lo trattiamo come se fosse liscio “da mettere in ordine”, lo puniamo: crespo, opacità, definizione che si sfalda. Capirlo cambia tutto: smetti di combattere e inizi a lavorare con la struttura della fibra, fatta di curve e punti di stress, più incline alla disidratazione perché l’acqua evapora prima e le cuticole si sollevano più facilmente.
C’è un luogo comune duro a morire: “Il diffusore rovina, meglio l’aria naturale”. Tuttavia, l’aria naturale spesso è un’illusione romantica, soprattutto con umidità e giornate instabili. Il diffusore, usato con criterio, distribuisce il flusso d’aria e riduce la turbolenza: asciuga senza “spettinare” la forma del riccio. In quest’ottica, il segreto non è l’attrezzo ma l’equilibrio tra prodotto e tecnica, tra temperatura e distanza, tra quantità e stratificazione.
L’acqua è la tua prima crema: se inizi ad asciugare quando il capello è già mezzo asciutto hai perso la fase di clumping, quella in cui i ricci si aggregano in ciocche definite. Di conseguenza, applicare i prodotti su capelli bagnati, con mani che lisciando non spezzano la spirale, è un gesto tecnico prima ancora che beauty. Poi il diffusore accompagna: se lo sferzi, scompigli; se lo sostieni, asciughi davvero.
La parola “crema” è un contenitore generico. Nel mondo dei ricci esistono funzioni diverse: curl cream per definizione e morbidezza, leave-in per idratazione di fondo, gel per il film e la tenuta, mousse per memoria e volume. Scegliere significa leggere porosità, densità e diametro del capello. Se il riccio beve tutto ed è comunque assetato, spesso serve una curl cream più corposa, applicata su capelli molto bagnati, e un gel a tenuta media per proteggere dall’umidità e creare un cast che poi si rompe con le mani, lasciando elasticità.
Se invece il capello è fine e si schiaccia, la crema deve diventare un accenno: meglio un leave-in leggero o una micro-dose di curl cream, seguita da mousse per sostegno alle radici. Tuttavia, il punto di vista che mi interessa smontare è la religione della definizione a tutti i costi: il riccio sano non è quello “disegnato”, è quello che si muove e non ti costringe a temere la pioggia. In definitiva, “senza stress” non è un claim: è libertà costruita con scelte coerenti.