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Lifestyle

6 consigli per liberarti dei pensieri negativi e tossici

I pensieri negativi possono presentarsi all’improvviso, ripetersi e condizionare il modo in cui guardiamo a noi stessi e a ciò che ci accade. Riconoscerli e imparare a prendere le distanze è il primo passo per evitare che occupino tutto lo spazio mentale.

Una frase che torna continuamente nella mente, la convinzione di non essere abbastanza bravi, la paura che qualcosa finirà male o la tendenza a interpretare ogni episodio nel modo peggiore possibile. I pensieri negativi possono assumere forme molto diverse e riguardare il lavoro, le relazioni, il futuro o l’immagine che abbiamo di noi stessi. Il problema nasce soprattutto quando un pensiero viene percepito automaticamente come una verità e finisce così per influenzare emozioni e comportamenti.

Non tutti i pensieri spiacevoli hanno naturalmente lo stesso significato e attraversare un periodo di preoccupazione non equivale necessariamente alla presenza di un disturbo psicologico. Intensità, frequenza e durata sono elementi importanti da considerare. Quando il rimuginio diventa persistente, provoca forte sofferenza o interferisce con la vita quotidiana, è opportuno rivolgersi a un professionista. Nella quotidianità, invece, alcune strategie possono aiutare a modificare il rapporto con ciò che passa per la mente. Ecco sei consigli per liberarsi dei pensieri negativi e tossici e ridurne progressivamente il peso.

Il primo errore è cercare di non pensarci: cosa può aiutare davvero

Un primo passo consiste nell’accorgersi di quello che stiamo pensando. Annotare su un quaderno i pensieri ricorrenti e le emozioni che li accompagnano può aiutare a osservarli con maggiore distanza. Non significa trascorrere la giornata analizzando ogni minima preoccupazione, ma riconoscere gli schemi che tendono a ripetersi. Scrivere, per esempio, una frase negativa che compare spesso permette di guardarla dall’esterno e domandarsi quanto sia realmente sostenuta dai fatti. Diventare consapevoli dei pensieri automatici può impedire che siano loro a guidare inconsapevolmente la giornata. È un piccolo cambiamento di prospettiva: il fatto che una frase compaia nella mente non significa necessariamente che descriva la realtà.

Il secondo consiglio riguarda il presente. Molte preoccupazioni sono infatti alimentate da eventi passati che non possono più essere modificati oppure da scenari futuri sui quali, in quel momento, non abbiamo alcun controllo. Riportare l’attenzione su ciò che sta succedendo qui e ora può contribuire a interrompere questo meccanismo. Il terzo suggerimento consiste nel mettere in discussione le interpretazioni più negative, cercando una lettura alternativa e più equilibrata. Se una persona non risponde immediatamente a un messaggio, per esempio, concludere che sia arrabbiata è soltanto una delle possibili spiegazioni. Mettere alla prova un pensiero negativo significa distinguere ciò che sappiamo davvero da ciò che stiamo immaginando, senza obbligarsi a sostituire ogni preoccupazione con un ottimismo artificiale.

Dal telefono alla stanza in cui vivi: ciò che può alimentare il sovraccarico

Il quarto consiglio è dedicare qualche minuto alla consapevolezza e alla respirazione. La meditazione consapevole può essere utilizzata per osservare pensieri ed emozioni senza doverli immediatamente giudicare o combattere. Bastano anche pochi minuti in un ambiente tranquillo, concentrando l’attenzione sul respiro e riportandola gentilmente indietro quando la mente inizia a vagare. L’obiettivo non è riuscire a “svuotare la mente”, ma imparare a osservare un pensiero senza lasciarsi trascinare automaticamente da esso. È proprio questa distanza a poter cambiare il rapporto con alcuni contenuti mentali ricorrenti: invece di cercare continuamente di eliminarli, si può imparare a riconoscerli per quello che sono, cioè pensieri.

Il quinto suggerimento riguarda la quantità di stimoli digitali a cui ci esponiamo. Notifiche, social network, messaggi e aggiornamenti continui possono occupare ogni momento libero e rendere più difficile concedere alla mente uno spazio di calma. Non è necessario eliminare completamente smartphone e social: può essere più realistico stabilire momenti della giornata in cui disconnettersi, soprattutto quando ci si accorge di utilizzare il telefono automaticamente. Ridurre l’iperconnessione e recuperare momenti senza notifiche può aiutare a spezzare il flusso continuo di stimoli. Il sesto consiglio parte invece dall’ambiente che ci circonda: riordinare la casa o lo spazio di lavoro può diventare un’attività concreta sulla quale concentrare l’attenzione, restituendo una maggiore sensazione di organizzazione. Anche dedicare tempo ad attività piacevoli, alle relazioni e al riposo può contribuire a ridimensionare il rimuginio. Quando però i pensieri diventano ossessivi, molto persistenti, sono associati ad ansia o depressione oppure compromettono sonno, lavoro e relazioni, i semplici accorgimenti quotidiani non devono sostituire una valutazione professionale.

Published by
Sara Colono