The Handmaid’s Tale: quando le donne diventano animali da riproduzione

Una serie Tv ispirata all’omonimo libro di Margaret Atwood sta per arrivare in Italia: verrà trasmessa dal 26 settembre prossimo e ha già promesso di colpire senza sconti la sensibilità degli spettatori. Una trama destinata a far discutere per la natura “cruda” della trattazione di un problema sociale che affonda le sue radici in tempi remoti: uomo e donna dispersi oltre il limite della discriminazione di genere, nella misoginia estrema e nella schiavitù psicologica del sesso debole, umiliato e sfruttato.

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    The Handmaid’s Tale: quando le donne diventano animali da riproduzione

    La serie Tv The Handmaid’s Tale, prodotta in 10 episodi ispirati all’omonimo romanzo distopico di Margaret Atwood, sbarca in Italia in 26 settembre. Per il tema trattato e per il modus di affrontare l’atavico gap sociale tra uomo e donna, tradotto spesso nella misogina sottomissione di quest’ultima e nella forte polarizzazione dei ruoli, sarà una serie destinata a far discutere ben oltre la durata della programmazione. Scene senza filtri, immerse nella spietata rappresentazione di una società che, presto o tardi, farà i conti con la propria coscienza storica mentre le donne diventano meri animali da riproduzione.

    La serie tanto discussa, nata dall’ispirazione al romanzo della scrittrice femminista Margaret Atwood il cui titolo italiano è tradotto con “I racconti dell’ancella” (1985), ha debuttato il 26 aprile scorso sulla piattaforma streaming Hulu. Dal prossimo 26 settembre sarà trasmessa in Italia su Tim Vision. Le riprese della prima stagione sono avvenute a Toronto da settembre 2016 a febbraio 2017, e la seconda stagione sarà sugli schermi nel 2018.

    The Handmaid’s Tale: una trama senza sconti

    La trama di Handmaid’s Tale non è delle più semplici da portare in scena. Certamente non facile a piegarsi alle esigenze di brevità di una serie Tv, quanto raccontato nei 10 episodi che la compongono rimane ben oltre i vincoli temporali imposti, e va a insinuarsi nel seno di un dibattito mai del tutto esaurito: il continuo braccio di ferro tra uomo e donna, quest’ultima a caccia di un posto nel mondo che sia degno della sua sensibilità e intelligenza.

    In una narrazione in bilico tra dramma e fantascienza, una società nuova è sorta dove un tempo brillavano gli Stati Uniti: si tratta di Gilead, e attorno a questa nuova culla di un’umanità corrotta guerre e inquinamento fanno da sfondo al fanatismo di un gruppo di estremisti religiosi cristiani. Sono loro, infatti, gli attori degeneri di un mondo prossimo al collasso sociale, nel disegno di uno stato totalitario in cui alle donne non è concesso alcun diritto, se non quello di preservare la specie.

    Il ritratto della donna come animale da riproduzione

    La serie non fa altro che riesumare, con un notevole impatto narrativo e scenico, lo scheletro mai del tutto sepolto della discriminazione di genere, in un’epoca, questa, in cui la tematica è sempre più attuale ed emergente.

    Ogni donna rientra in una specifica categoria tra quelle predisposte dal comando di Gilead: mogli, figlie, non-donne e ancelle sono di esclusiva proprietà di uomini senza scrupoli che le tengono schiave di un sistema in cui è vietato istruirsi, essere indipendenti e lavorare. Tra tutte, a essere maggiormente assoggettate al potere maschile sono le ancelle, le uniche donne fertili trasformate, giocoforza, in veri e propri “animali da riproduzione”.

    Al governo misogino di Gilead di contrappongono forze che vanno in una direzione opposta, contrastante con il regime del Comandante, capo supremo a cui tutto deve far ritorno. Così le donne combattono, le poche rimaste sono state schiavizzate perché fertili e in grado di ripopolare la terra, generando esseri umani da asservire. Offred, una delle ancelle del Comandante, cerca di sopravvivere alla crudeltà misogina della società in cui è costretta a vivere, alla ricerca disperata della figlia perduta.

    Offred: la protagonista di Handmaid’s Tale simbolo del riscatto

    Offred

    La serie si articola intorno alla controversa figura di un’ancella, Offred (forma contratta di Of-Fred, in italiano “di-Fred”, il suo padrone, perché le ancelle non hanno nome), e racconta il difficile rapporto della protagonista con le altre ancelle (tra cui Ofglen, interpretata da Alexis Bledel), il Comandante e la moglie di quest’ultimo. Tra la crudeltà della consapevolezza di essere schiava e continui flashback alla vita felice di un tempo, Offred mira a sopravvivere e ritrovare la figlia che le è stata strappata.

    A vestire i panni rossi (simbolo di fertilità) di Offred è Elisabeth Moss, attrice statunitense nota agli appassionati delle serie Tv perché volto protagonista di ben due serie di successo: Mad Men (che le valse la candidatura ai Golden Globe, due agli Emmy e la vittoria agli Screen Actors Guild) e Top of The Lake (con la quale conquistò il Golden Globe e il Satellite Award).

    The Handmaid’s Tale in Italia: una storia destinata a far discutere

    Addentrarsi in profondità in questa serie Tv non è impresa di poco conto: sia per le tematiche affrontate, sia per il nudo, disincantato modo di affrontarle. Si tratta, senza dubbio alcuno, di una delle novità tra le serie Tv 2017 in Italia che certamente lascerà un segno nello spettatore.

    La stessa pubblicazione del libro della Atwood che ne ha ispirato la trasposizione televisiva fu messa al bando in decine di scuole americane, proprio per l’elevata concentrazione di crudo realismo nell’affrontare temi delicati come il ruolo della donna nella società “civile”, le proiezioni future dell’antitesi maschio-femmina, le mutilazioni genitali che sono tutt’oggi una drammatica realtà, seppur relegate alla faccia “nascosta” della modernità.

    Ma a far riflettere, più di ogni altra sfumatura della serie, è l’attendibilità storica di quanto raccontato: i soprusi e le violenze subiti dalle donne, così come affermato dalla stessa autrice del romanzo del 1985, sono realmente accaduti in diverse società e in varie epoche, sino ai giorni nostri. Un racconto che suona più come un campanello d’allarme che come semplice opera d’intelletto priva di elementi analitici ancorati alla realtà.

    Il femminismo e la spinta verso l’emancipazione

    Dal 1985, anno della prima pubblicazione del libro della Atwood, The Handmaid’s Tale è diventato un manifesto femminista in senso stretto, tanto da essere assunto quale estensione letteraria dell’impulso di ribellione alla violenza e all’omertà, e precursore di una protesta sociale mai del tutto svanita.

    Ma il racconto non è soltanto questo: è anche il ritratto dell’apparente forza maschile che nasconde, talvolta, una profonda paura di un confronto, addirittura di una perdita di prestigio o potere. Per alcuni aspetti, la serie propone una chiave di lettura che non è completamente a sfavore della donna.

    Sarà proprio la centralità della sua figura, in principio ritenuta liminare, a ingigantirsi e potenziarsi durante la narrazione sino ad assumere i contorni di un deus ex machina capace di manovrare gli istinti umani, compresi quelli più bassi e biechi.