Quando l’arte aiuta a rinascere dopo un cancro

Quando l’arte aiuta a rinascere dopo un cancro
da in Donne in Carriera, Fai Da Te
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    Ogni donna ha una storia da raccontare. Ognuna di noi affronta esperienze diverse, con in comune solo la forza che noi donne sappiamo far emergere nelle fasi più dure della nostra vita, e che serve a trasformare anche i momenti più difficili in esperienze agrodolci da cui far emergere almeno una nota positiva, una speranza per noi e chi ci sta vicino. Storie comuni, con protagoniste straordinarie, che meritano di essere raccontate. Per questo oggi vogliamo parlarvi di Giulia Calisi, una donna come tante, che ha saputo reinventarsi in modo unico dopo aver affrontato un terribile nemico, il cancro al seno. Gli oggetti che vedete nelle foto proposte nell’articolo sono sue creazioni realizzate con materiale di riciclo. Ma come nascono? Scopriamolo insieme!

    “Ma tu hai sbalzi d’umore!”. Me la guardavo, così, la mia amica che esternava: come si osserva, con dispiacere misto a rassegnazione, chi sai che non può capire. E’ stato in quel preciso momento che mi sono sentita “malata”. E negli occhi ho visto scorrermi davanti gli ultimi due anni, come si vede nei film. E mi sono fermata a riflettere. Trattenendo a stento le lacrime di chi spesso prova pudore nel manifestare le proprie difficoltà perché abituata ad essere “quella che reagisce sempre a tutto”.

    Vero. Ho reagito come potevo ad un carcinoma mammario. Ricordo con quanta attenzione e tenerezza il radiologo mi disse “E’ una cosa brutta signora, ma, non si preoccupi: vedrà sua figlia sposarsi”. Ed io, che lo guardavo stordita come si guarda uno straniero che pronuncia parole a noi incomprensibili, pensai che davvero la cosa più importante di tutte era mia figlia.

    E’ cominciato così tutto l’ambaradam. Scoperto, per caso, perché ho sempre creduto nella prevenzione. Mi sono sentita come in una centrifuga durante l’anno di cure persa tra mille esami, operazioni, cure post interventi e farmaci con i quali devi imparare a convivere e che, se da una parte curano, dall’altra ti fanno ammalare. E magari venire anche gli sbalzi d’umore. In verità i miei sbalzi d’umore mi sono stati d’aiuto nella mia lotta come lo è stato l’appoggio dei familiari, degli amici e dei medici sempre presenti ed attenti all’aspetto psicologico della situazione. “Ma che bella chemise de nuit signora. Com’è elegante!”. Così l’infermiera che mi portava in sala operatoria. “Ma che buon profumo!”. La radiologa che mi preparava per la radioterapia mentre mi chiudeva in una stanza piena di strani macchinari dal suono assordante neanche fossi dentro Blade Runner. E le oncologhe con le quali si instaura un rapporto d’amicizia dopo mille visite e con cui ti scambi sms sulle medicine ed i controlli come quando parli con un’amica dell’ultimo libro, di un film, dei problemi quotidiani.

    In questo sono stata fortunata perché ho incontrato un personale medico preparato e sensibile. Perché ne occorre di tatto e sensibilità per interagire con chi ha paura di morire. Una paura che a volte ti prende alla gola, toglie il respiro e ti paralizza. E’ quella che provo se sento un linfonodo ingrossato e mi chiedo se è tornato, quella che provo quando devo andare a fare i controlli. Col tempo impari a gestirla: ma non perché sei brava. Solo perché non puoi fare altrimenti.

    Però ho imparato molto da questa brutta bestia. Sarà anche banale, ma il vecchio detto “non tutto il male vien per nuocere” corrisponde a realtà. Ho riscoperto una parte di me stessa che era andata persa, una forza che non pensavo di avere. Ho riscoperto l’educazione ricevuta da due genitori meravigliosi che spesso ringrazio alzando gli occhi al cielo ed alla quale ho attinto nei momenti bui. Ho riscoperto tutta l’ironia e l’autoironia che mi ero scordata di possedere. Ho scoperto, anche, il mio lavoro, un lavoro nuovo.

    Vai a fare un corso di arte terapia.

    Un suggerimento della mia oncologa, preso quasi con sarcasmo. Sì, arte terapia… ma per favore! Invece, con il tempo, quel suggerimento accolto con una forma di snobismo si è rivelato vincente. Ho cercato di inventarmi qualcosa di alternativo ad una professione dipendente con orari prestabiliti, che al tempo stesso potesse darmi modo di esprimere la mia creatività in modo gratificante e mi facesse sentire libera.

    Realizzare oggetti ed accessori moda attraverso l’utilizzo di materiali che derivano anche da scarti industriali: questo è stato il punto di partenza della mia attività. L’idea è venuta anche andando in giro, recuperando ciò che gli altri non usavano, guardando le tendenze del momento e mettendoci un po’ di sana passione femminile. La progettazione, il concetto del riuso e la lavorazione di alcuni materiali, ad esempio, la carta da parati, pvc, palloncini, minuteria metallica, le stoffe con cui realizzo le mie pochette e collane, sono arrivate col tempo e con l’esperienza.

    Tutto può essere per me fonte di ispirazione: una semplice guarnizione, un palloncino bucato durante il gioco dai bambini, un film, un libro, un quadro. In particolare trovo interessante l’aspetto del riciclo in linea con l’attuale tendenza ad una maggiore attenzione verso l’ambiente: il pensiero “green”, oggi giustamente in voga. Con le mie creazioni, pensate per un target femminile trasversale, vorrei riuscire a stupire attraverso il tatto, i colori e i materiali.

    Credo che il senso del mio lavoro sia anche dovuto ad una personale ricerca interiore capace di coinvolgere i sensi e le emozioni e di trasmetterli anche alle persone che indossano i miei accessori. Attualmente sto lavorando ad una serie di prototipi sempre con materiali innovativi. In particolare la realizzazione di una pochette per la quale utilizzerò fogli di pvc tubolari, stoffe anni 60, cucite manualmente a doppio filo di garza con innesto di anelli a chiusura tratti da un vecchio baule da viaggio trovato in solaio molto originali ed allo stesso tempo altrettanto comodi e pratici.

    Il prossimo 8 settembre parteciperò all’evento di Officina Salute Onlus, associazione senza scopo di lucro che promuove attività finalizzate al miglioramento della qualità di vita e della salute di persone presso la Palazzina Liberty di Parco Marinai d’Italia di Milano.

    Dopo il cancro è iniziata una nuova vita. Fatta di medicine, controlli e paure. Fatta, soprattutto, di emozione nell’osservare la vita che prima neanche notavi. E pensare: no, per ora non ho alcuna intenzione di rinunciarci… Qualcuno mi ha detto “come sei cambiata”. Vero sono cambiata come tante volte nella mia vita. Come un camaleonte, come chi è consapevole di essere stata fortunata rispetto a tanti altri. Talvolta osservo le persone come fosse un bel teatrino. Mi fanno sorridere. E se poi esagerano, beh, mi rinchiudo nel mio mondo e sogno ad occhi aperti. A volte li guardo ed annuisco, ma non ascolto. Come dice la mia oncologa: è una forma di difesa. Se poi non dovessi vendere tante borse e collane, va beh, pazienza. Ma si ricomincia.

    Giulia Calisi
    out of the blue

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    SCRITTO DA PUBBLICATO IN Donne in CarrieraFai Da Te Ultimo aggiornamento: Giovedì 05/09/2013 15:58
     
     
     
     
     
     
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