Natale 2016

I racconti di Pasqua e le leggende più belle

I racconti di Pasqua e le leggende più belle
da in Bambini, Mamma, Mente, Pasqua 2016, leggende
Ultimo aggiornamento:

    Pasqua primavera

    Pasqua è ormai nell’aria, come ci testimoniano le giornate di primavera sempre più lunghe e luminose, la temperatura più tiepida, le immancabili piogge d’aprile. Come sempre in questo periodo dell’anno, risorge la voglia di uscire all’aria aperta, di spostarsi e organizzare gite ed escursioni, per non parlare del classico picnic di Pasquetta, tanto atteso dai bambini. Ma la Pasqua, prima che essere occasione di divertimento, di goduriose scorpacciate di dolci tipici e di uova di cioccolato, è una festa religiosa importantissima, ricca di tradizioni e di manifestazioni diverse in tutta Italia.

    Alla Passione e Resurrezione d Gesù, sono associati non solo riti antichi e suggestivi, ma anche leggende e racconti che, seppur non sempre “ortodossi” ai fatti evangelici, pure sono bellissimi e commoventi, e contribuiscono ad impreziosire il già ricco repertorio immaginifico di questa ricorrenza. Pensando soprattutto ai bambini, per i quali la Pasqua è sempre una Festa molto attesa e partecipata, ecco perciò qualcuno di questi bei racconti, che legano alla figura del Cristo, piccole storie di piante e di animali, perfette per aiutare i più piccini a comprendere il profondo significato di trasformazione che è collegato con i festeggiamenti pasquali. Buona lettura!

    Nei giorni lontani, quando il mondo era tutto nuovo, la primavera fece balzare dalle tenebre verso la luce tutte le piante della Terra, e tutte fiorirono come per incanto. Solo una pianta non udì il richiamo della primavera, e quando finalmente riuscì a rompere la dura zolla la primavera era già lontana… “ Fa’ che anch’io fiorisca, o Signore!” Pregò la piantina. “Tu pure fiorirai”, rispose il Signore. “Quando?” chiese con ansia la piccola pianta senza nome. “Un giorno… “e l’occhio di Dio si velò di tristezza. Era ormai passato molto tempo, la primavera anche quell’anno era venuta e al suo tocco le piante del Golgota avevano aperto i loro fiori. Tutte le piante, fuorché la piantina senza nome. Il vento portò l’eco di urla sguaiate, di gemiti, di pianti: un uomo avanzava fra la folla urlante, curvo sotto la croce, aveva il volto sfigurato dal dolore e dal sangue… “Vorrei piangere anch’io come piangono gli uomini” pensò la piantina con un fremito… Gesù in quel momento le passava accanto, e una lacrima mista a sangue cadde sulla piantina pietosa. Subito sbocciò un fiore bizzarro, che portava nella corolla gli strumenti della passione: una corona, un martello, dei chiodi… era la passiflora, il fiore della passione.

    Gesù saliva verso il Calvario, portando sulle spalle piagate la croce pesante. Sangue e sudore scendevano a rigare il volto santo coronato di spine. Vicino a Lui camminava la Madre, insieme ad altre pie donne. Gli uccellini, al passaggio della triste processione, si rifugiavano, impauriti, tra i rami degli alberi.

    Ad un tratto Gesù stramazzò al suolo. Due soldatacci, armati di frusta, si precipitarono su di Lui, allontanando la Madre, che tentava di rialzarlo “Su, muoviti! E tu, donna, stàttene da parte.” Gesù tentò di rialzarsi, ma la croce troppo pesante glielo impedì. Era caduto ai piedi di un salice … Cercò inutilmente di aggrapparsi al tronco. Allora l’albero pietoso chinò fino a terra i suoi rami lunghi e sottili perché potesse, afferrandosi ad essi, rialzarsi con minor fatica. Quando Gesù riprese il faticoso cammino, l’albero rimase coi rami pendenti verso terra: perciò fu chiamato Salice Piangente.

    Gesù era sulla Croce. Le spine della corona che stringeva la fronte si conficcavano nelle sue bianche carni facendo uscir grosse gocce di sangue. Un uccellino, che volava poco distante, vedendo la sofferenza di Gesù, sentì tanta pietà per Lui. Gli si avvicinò con un leggero bisbiglio. Cosa, disse l’uccellino? Forse rimproverò gli uomini di essere stati cattivi, forse, rivolse a Gesù tenere parole di consolazione. Poi tentò di portargli aiuto e, col becco tolse alcune di quelle spine che lo torturavano. Le piume dell’uccellino caritatevole si macchiarono di rosso. L’uccellino conservò, come prova di amore, quelle gocce di sangue sul suo cuoricino. Gli uomini vedendolo lo chiamarono pettirosso. Ancora oggi tutti gli uccellini che appartengono alla famiglia dei pettirossi hanno sul petto qualche piumetta sanguigna.

    839

    SCRITTO DA PUBBLICATO IN BambiniMammaMentePasqua 2016leggende

    Natale 2016

     
     
     
     
     
     
    PIÙ POPOLARI