Stupra una bimba di 2 anni e la filma 30 volte: giudice lascia l’aula alla vista dei video

I pubblici ministeri hanno chiesto per l'imputato il carcere a vita. La difesa ha proposto invece una riduzione della pena per presunti danni cerebrali

Pubblicato da Redazione Mercoledì 24 ottobre 2018

violenza su bambina dal patrigno
Di Dmitri Ma/Shutterstock.com / foto

Non ce l’ha fatta, non ha retto alla visione di quelle immagini atroci. E’ successo al giudice Leann Clare, che ha abbandonato l’aula senza emettere la sentenza contro l’imputato. Jason Daron Mizner è accusato di aver stuprato una bambina di 2 anni e averla filmata per 30 volte. Si tratta della figlia della sua compagna. Il giudice ha voluto guardare le immagini per poter stabilire quale pena infliggere all’uomo. La visione però le ha restituito sensazioni contrastanti che non le avrebbero permesso di emettere una pena obiettiva.

‘Penso che sarebbe meglio mettere un po’ di distanza tra la visione di quel filmato e la consegna del giudizio in modo che questo non condizioni troppo la sentenza». Ha dichiarato Leanne Clare, dopo aver abbandonato l’aula del processo.

Jason Daron Mizner, 44 anni, è accusato di 60 crimini sessuali contro minori, di cui 30 ripresi in video nei primi anni 2000. Tutto è avvenuto dopo che l’uomo ha stretto una relazione con la madre della piccola vittima. Per lui i pubblici ministeri hanno chiesto il carcere a vita.

Dal canto suo la difesa ha invece richiesto una riduzione della pena, perché sostiene che l’uomo sia stato torturato durante gli 11 anni di carcere già scontati. Inoltre ha aggiunto che il comportamento dell’imputato è da ricondurre a una lesione cerebrale riportata in seguito a una caduta dalla moto, avvenuta all’età di 21 anni. Da allora il suo comportamento sarebbe diventato ‘disinibito’.

A tal proposito la giudice ha replicato sostenendo che parlare di tortura per 11 anni di carcere sia ‘un’esagerazione. Inoltre anche un basso rischio di recidiva quando si tratta di stupro nei confronti di bambini è un rischio notevole da affrontare. Quando si tratta di un rischio medio-alto è allarmante’.

La donna si era accorta dell’orrore che aveva subito la figlia, durante una vacanza in Thailandia. La denuncia alle autorità locali fu immediata.

Ascoli, violenza sessuale sulla figlia minorenne della compagna: condannato a 4 anni di carcere

Quattro anni di carcere al 40enne accusato di aver abusato della figlia minorenne della compagna. I fatti contestati risalgono al 2012, quando l’uomo avrebbe abusato della ragazzina. La sentenza di primo grado fa discutere, anche per il fatto che all’imputato è stata riconosciuta l’attenuante della minore gravità.
Il giudice Marco Bartoli ha pronunciato il verdetto nel processo di primo grado per violenza sessuale a carico di un 40enne, ad Ascoli Piceno.
Sei anni fa avrebbe abusato della figlia della sua ex compagna, allora adolescente e non ancora maggiorenne. La stessa vittima aveva denunciato l’accaduto, dando il via all’inchiesta che ha portato l’uomo sul banco degli imputati.
La vicenda ha destato notevole clamore, così come l’epilogo del primo grado di giudizio che ha visto il 40enne condannato a una pena detentiva ritenuta, dai più, troppo lieve rispetto al reato contestato.

Violentata dal patrigno dagli 8 ai 18 anni, resta incinta a 13 e lo denuncia 20 anni dopo

Rebecca Fannin è stata violentata dal suo patrigno Bennie Blevins, di 64 anni, fin da quando aveva solo 8 anni ed è stata molestata 3 volte a settimana per i successivi 10 anni.
Rimasta incinta a soli 13 anni, la ragazzina era stata obbligata a cedere in adozione il figlio al patrigno che l’ha così cresciuto insieme alla madre Barbara Blevins, di 56 anni, come se fosse il loro bambino.

Appena compiuti i 18 anni, Rebecca è sfuggita al suo aguzzino grazie a un matrimonio.
Rebecca ha trovato il coraggio di raccontare la sua terribile storia solo ora che ha 38 anni, un mese dopo che il suo patrigno è stato condannato a 10 anni di carcere.
“Non mi ricordo di essere mai stata vergine”, ha dichiarato la vittima degli abusi, “molti ricordi della mia infanzia consistono in un uomo che cercava di fare sesso con me. Abusava di me ogni volta che poteva, appena restava solo con me”.
La prima volta è successo quando Rebecca aveva solo 8 anni, e il patrigno le aveva detto che avrebbe dovuto “abituarsi”. E infatti così è stato.


“Quando sono rimasta incinta a 13 anni” continua Rebecca, “mia madre pensava che fosse il mio fidanzatino il papà del bambino. Ma io non facevo sesso con lui. Pensavo che quando il piccolo sarebbe nato avrei visto il mio patrigno guardando il neonato in faccia. E invece ci vedevo mio figlio, e ne ero completamente innamorata. Ma Bennie mi ha obbligata a firmare i moduli per crescerlo a tutti gli effetti come suo figlio insieme a mia madre.”
Rebecca ha sviluppato una dipendenza da cocaina quando aveva 15 anni per riuscire a convivere con gli abusi che era costretta a subire.
Ma la sua vita è cambiata quando ha conosciuto il suo attuale marito Wes Fannin nel 1998, per sposarlo appena 3 settimane dopo il loro primo incontro.
Ma anche quello che doveva essere il giorno più bello della vita di Rebecca è stato macchiato dai soprusi del patrigno, che ha costretto la ragazza a farsi accompagnare da lui all’altare.
“Anche se lo odiavo così tanto, mentre camminavo verso il mio futuro sposo provavo un grande sollievo, perché stavo realizzando che Bennie non avrebbe mai più potuto farmi del male. Ha provato ad abusare di me un’altra volta dopo che mi ero sposata, ma gli ho detto che l’avrei ucciso se ci avesse riprovato.”
Rebecca ha trovato il coraggio di raccontare al marito degli abusi subiti solo quando è rimasta incinta del loro primo figlio, che ora ha 18 anni.
Finalmente, nel 2015, la donna ha trovato il coraggio di denunciare il patrigno per gli anni di soprusi. Dal test del DNA, è risultato che il bambino che era stato cresciuto come suo fratello, era invece effettivamente suo figlio.
L’uomo è stato incarcerato e dovrà scontare 10 anni di pena per incesto nei confronti di una vittima incapace di dare il suo consenso.
“Il motivo per cui ho trovato il coraggio di intraprendere una causa contro il mio patrigno, è perché desidero che i miei figli vedano quanto sono forte e siano fieri di me perché sono riuscita a combattere per me stessa”, ha concluso Rebecca nella sua intervista al The Sun.