Conegliano: mamma posta in chat foto e video hot della figlia minore

La donna 58enne inviava i video e le foto della figlia a un uomo di Napoli che aveva conosciuto in chat, ora sotto processo con l'accusa di detenzione di materiale pedopornografico

Pubblicato da Giovanna Tedde Mercoledì 11 luglio 2018

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Foto / ansa

Era solo una bambina quando è stata costretta dalla madre 58enne di origine americana a farsi riprendere in pose hot. La donna era solita inviare le foto e i video a un uomo napoletano che probabilmente aveva conosciuto in qualche chat di incontri. E’ ancora da chiarire se la ‘fornitura’ di materiale pedopornografico venisse effettuata previo pagamento oppure gratuitamente in virtù della relazione esistente tra i due. Ora la piccola vittima è cresciuta, ha un lavoro e sta cercando di andare oltre quel terribile periodo della sua infanzia. L’uomo è sotto processo a Napoli con l’accusa di detenzione di materiale pedopornografico; la madre invece non si è ancora presentata in aula.

La grottesca vicenda risale al 2012: la piccola al tempo aveva soltanto 13 anni, viveva in una situazione familiare complicata, tanto che per un periodo era stata affidata con provvedimento del Tribunale minorile ad una comunità. All’epoca dei fatti la bambina trascorreva lunghi periodi di vacanze estive con la famiglia in una località marittima della Campania. Dettaglio importante ai fini delle indagini, poiché non è ancora stato chiarito se la 58enne abbia mai conosciuto il napoletano anche di persona, oltreché via chat. A scoprire le immagini hot che i due si scambiavano è stato il padre della piccola, in un’occasione in cui ha controllato il telefono della donna. Dopo la denuncia del padre, la figlia è stata trasferita in una famiglia affidataria. Il napoletano accusato è stato ritrovato in possesso di almeno un centinaio tra foto e video di bambini e bambine nudi in pose hot.

Ieri mattina, in aula avrebbe dovuto svolgersi la prima udienza, tuttavia è stata rinviata al prossimo ottobre a causa di un difetto di notifica all’imputata.

Roma, madre vende foto della figlia 13enne nei camerini per 50 euro

A Roma una madre è accusata di aver venduto le foto della figlia 13enne per 50 euro, scattate nei camerini e proposte ai potenziali acquirenti via WhatsApp. Le indagini, condotte dal pool antiviolenza del commissariato di Tivoli in collaborazione con la polizia postale, hanno portato alla luce un quadro di elementi pesantissimi a carico della donna, ora denunciata insieme ai presunti clienti.

Le indagini sul traffico di fotografie online

Teatro degli scatti osè da vendere erano i camerini dei centri commerciali, in cui la figlia provava completini intimi. Il materiale sarebbe stato poi inviato ad alcuni acquirenti via WhatsApp, dietro versamento di una somma di 50 euro a foto.
Questa la gravissima condotta contestata alla madre della 13enne protagonista di quelle immagini, emersa grazie al lavoro sinergico di polizia e struttura protetta in cui le due vivevano da tempo.

Foto della figlia a 50 euro: la tracciatura dei versamenti

Il pagamento della somma sarebbe avvenuto tramite versamento su carta prepagata della mamma, dopo un primo contatto sui social network con i potenziali clienti.
Da controlli incrociati tra movimenti di soldi e tabulati telefonici, sarebbero emerse pesanti risultanze a carico delle persone finite sotto la lente degli investigatori.

Acquirenti insospettabili

La fitta rete di presunti clienti conterrebbe nomi di persone assolutamente insospettabili, ora indagate per reati che vanno dalla pornografia minorile alla detenzione di materiale pedopornografico.
Le perquisizioni nelle abitazioni degli indagati (tra Lazio e Sardegna) hanno portato al sequestro di contenuti fotografici ascrivibili ad una consistente attività di compravendita.

Sospesa la potestà genitoriale

La madre della 13enne è ora indagata a piede libero per detenzione e diffusione di materiale pedopornorgafico, ed è stata raggiunta da un provvedimento di allontanamento dai figli e sospensione della potestà genitoriale.
La donna avrebbe tentato di tenere nascosta l’attività illecita con l’escamotage di scattare le foto alla figlia in luoghi non sospetti, come i camerini dei centri commerciali. È con la banale scusa di accompagnarla a fare shopping che avrebbe messo agevolmente in atto il piano, poi svelato dalle emergenze investigative a suo carico.