Padova, 17enne si suicida in garage mentre i genitori dormono

Sui social un post che rimanda a un "sogno infranto", ma nel suo passato nessuna ombra. Un fulmine a ciel sereno per la famiglia, che non avrebbe mai intuito sintomi di malessere.

Pubblicato da Maria T. Ferrari Martedì 2 ottobre 2018

balcone
Foto: Pixabay

Avrebbe aspettato che tutti andassero a dormire, per poi mettere in atto il suo proposito di morte. Una 17enne si è suicidata nel garage della sua abitazione a Vigodarzere, provincia di Padova.

A scoprire il corpo senza vita sarebbe stato il padre della minorenne, domenica scorsa. Secondo le prime ricostruzioni, nel passato della giovane non ci sarebbero ombre o traumi, e nulla avrebbe fatto intuire un eventuale malessere interiore ai genitori.

La ragazza non avrebbe lasciato alcun messaggio per motivare il gesto estremo, ma sui social ci sarebbe l’impronta di qualcosa che, forse, non andava. Nell’ultimo post, avrebbe citato un “sogno infranto”, del cui tenore non sembra esservi certezza.

Al momento del ritrovamento della 17enne, non ci sarebbe stato più nulla da fare. Era ormai priva di vita, per la famiglia resta un mare di interrogativi schiaccianti.

Genova, si getta dal balcone dopo un litigio con la madre: muore a 13 anni

Tragedia familiare a Borzoli, Genova: un 13enne si sarebbe gettato dal balcone dopo un litigio con la madre, morendo sul colpo. Il gesto estremo in un appartamento al quarto piano, nel primo pomeriggio di lunedì 24 settembre.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, la dinamica rimanderebbe chiaramente a un suicidio. Il ragazzino si sarebbe gettato nel vuoto dopo una violenta discussione con la donna, che avrebbe assistito impotente alla scena.

Inutili i soccorsi, giunti immediatamente. La madre del 13enne è stata trasferita in ospedale in evidente stato di shock. Sul posto sono intervenuti anche Vigili del fuoco e polizia.

Al momento resta da chiarire cosa sia accaduto esattamente all’interno dell’abitazione, e soltanto il racconto della mamma potrà portare a far luce sul dramma.

Bullizzata su Facebook, 16enne si impicca: ‘Il mio cuore affonda’

Si sentiva affogare, in quell’inferno di bullismo sui social. Una 16enne ha scelto la peggiore delle vie di fuga a quel dolore, impiccandosi. Un suicidio scoperto dal patrigno, in un appartamento nella contea di Lancashire, febbraio scorso. Emergono nuovi dettagli su quel drammatico epilogo, come le sue ultime parole scritte su un biglietto.
Sian Waterhouse aveva tutta la vita davanti, ma ha deciso di finire i suoi giorni impiccandosi nella sua stanza. Secondo le ricostruzioni emerse dopo la sua morte, sarebbe stata vittima dei bulli online, su Facebook e Snapchat.
Sul tavolo un biglietto, che racchiudeva l’essenza di un gesto ancora oggi inaccettabile per la sua famiglia: “Il mio cuore affonda”, aveva scritto, lanciando un ultimo grido che non potrà mai trovare ascolto.
I genitori della ragazza sono stati sentiti dagli inquirenti che indagano sulla vicenda, riportando un quadro di persecuzioni di cui la giovane avrebbe sofferto terribilmente.
Soprattutto negli ultimi tempi, quando i sintomi legati all’ansia con cui conviveva da anni si erano fatti più aggressivi e struggenti.
I bulli che avrebbero spinto la 16enne al suicidio non sono ancora finiti a processo, e si tratta di un caso purtroppo comune a migliaia di adolescenti.

India: 12enne si impicca, il padre si era dimenticato di comprargli la bici

Drammatica fine per un ragazzino in India: a Nigdi, un 12enne si è tolto la vita impiccandosi nella sua stanza, perché il padre non aveva mantenuto fede alla sua promessa di acquistargli una bicicletta. La giovanissima vittima si chiama Ishant Sharma e viveva nel villaggio di Siddhi Vinayak, nella suddivisione indiana di Pune.

Secondo le prime ricostruzioni della Polizia stradale di Dehu, sembra che Ishant avesse richiesto una bicicletta a suo padre, proprio pochi giorni prima di compiere il gesto estremo. L’uomo aveva promesso che gliela avrebbe portata a casa: ‘Entro sabato ce l’avrai’, ma poi non ha potuto rispettare l’impegno preso per alcuni problemi di lavoro sopraggiunti all’improvviso. Il figlio ha reagito in maniera inaspettata a quella promessa mancata: per ore non è voluto uscire dalla sua stanza, si è chiuso dentro a chiave e i familiari non sono riusciti ad aprire la porta in nessun modo. Il giovane non rispondeva e così a un certo punto hanno dovuto entrare di forza e quello che si sono trovati dinanzi li ha lasciati senza parole: il figlio era appeso al soffitto con una corda, ormai esanime. Il giovane è stato subito trasportato in ospedale, ma per lui i medici non hanno potuto fare nulla, soltanto constatarne il decesso.

Un portavoce della Polizia ha dichiarato che è stata aperta un’indagine per ricostruire con esattezza l’accaduto e per identificare eventuali responsabilità.

Torino, 12enne si impicca senza nessun preavviso: “Voglio sparire”

Il tragico evento domenica 8 aprile: un ragazzino di 12 anni di Torino si è suicidato nella propria camera impiccandosi con una fibbia dello zaino appesa sul letto a castello. Il gesto estremo è stato compiuto senza che i famigliari avessero avuto modo di accorgersi delle intenzioni del ragazzo, una tragedia senza preavviso.
La vittima si trovava nella casa con cui viveva con mamma, papà, sorella e le nonne. Quella sera la sorella lo va a chiamare, ma la porta della camera è chiusa a chiave e il ragazzo non risponde. La mamma e la nonna, presenti al momento in casa, si uniscono ai richiami, ma ancora nessuna risposta.
Le tre donne allertano a questo punto un vicino, che sfonda la porta dietro la quale si cela la terribile immagine del ragazzo impiccato.
Le forze dell’ordine e i soccorritori intervengono prontamente sul posto e il 12enne viene trasportato in ospedale, ma quando l’ambulanza arriva al Maria Vittoria ormai non c’è più niente da fare, il giovane è deceduto.
Le indagini confermano quello che fin da subito era sembrato: il ragazzo si è impiccato. Il fatto che fosse chiuso in camera da solo esclude altre possibilità. I famigliari non avevano avuto nessun motivo di allarmarsi in precedenza, nessun indizio che il giovane stesse meditando un gesto estremo.
Il suo profondo disagio emerge solo dall’agenda e dal quaderno degli appunti sequestrati dagli agenti, in cui la vittima esprimeva un malessere psicologico espresso con brevi frasi interrotte: “Voglio sparire”, “Scappare”.
Il sentimento preponderante che pare lo tormentasse da settimane era l’angoscia di non vedere un futuro. Impossibile stabilire il motivo preciso che ha spinto il ragazzo al suicidio, in mancanza di un messaggio di addio.
Forse potrebbe aver influito sul suo malessere la tensione che si avvertiva in casa negli ultimi tempi, con litigi sempre più frequenti che avevano portato i genitori alla decisione di separarsi.