Winnie Mandela, la donna che rapì il cuore dell’ex presidente Nelson

Morta a 81 anni, l'ex moglie del premio Nobel ha solcato la storia del Sudafrica con la sua controversa parabola di vita. Una donna socialmente impegnata, talvolta politicamente scorretta ma sempre piena di energia e grande cuore pulsante del Mandela costretto in prigionia. Ecco chi è la donna che ha stregato l'ex presidente, in un ritratto in chiaroscuro dei momenti più salienti della sua esistenza.

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    In lei l’ambiguità di un’intera epoca, fatta di lotte sociali e grandi promesse storiche. Winnie Mandela, la donna che rapì il cuore dell’ex presidente Nelson, è morta all’età d 81 anni, dopo una vita che è difficile imbrigliare nei contorni della donna nascosta dietro il potere. Il suo è piuttosto il ritratto di una personalità forte, a volte sfrontata, di cui il Sudafrica serberà un controverso ricordo.

    L’amore tra Winnie e Nelson Mandela

    Era il 1957 quando le strade di Nelson Mandela, promettente avvocato in Sudafrica, e Nomzamo Winifred Zanyiwe Madikizela ‘Winnie’ si incrociarono.

    Ne sarebbe nata una delle storie d’amore più effervescenti di quegli anni, tra le luci e le ombre della politica e delle rivolte verso la libertà dei neri in un Paese martoriato dalle violazioni dei diritti umani.

    Per lei, allora poco più che 20enne, il futuro presidente avrebbe lasciato la moglie, Evelyn Ntoko Mase, per poi sposarla in seconde nozze, nel 1958. Era passato appena un anno dal primo incontro, alla fermata di un autobus, che fu galeotto per la nascita del loro amore e del loro comunione di intenti per la nazione.

    Lui nato nel 1918, lei nel 1936. Quasi 20 anni di differenza anagrafica che sembrarono dissolti in un solo colpo, in quella promessa di matrimonio che Nelson Mandela le aveva fatto nonostante un matrimonio scricchiolante alle spalle e tre figli.

    La controversa fotografia di un’epoca nel ritratto di Winnie Mandela

    “Colei che affronta nuove prove”: il significato del nome di nascita di Winnie Mandela suona, col senno di poi, come un presagio sulla sua esistenza.

    E di prove, effettivamente, ne avrebbe affrontate tantissime, prima fra tutte quella di sostenere il presidente Nelson durante la sua quasi trentennale prigionia.

    Ma lo spessore di forza di quella donna che non camminò mai dietro il potere di suo marito, bensì di pari passo, proveniva da lontano. Fu la prima assistente sociale di colore del Sudafrica e la sua ascesa nel cuore di tanti fu costellata da tante parentesi violente.

    Nella feroce lotta contro l’apartheid si innesta l’intera vita di coppia di Nelson Mandela e della sua ex moglie, una guerra senza sconti condotta in due, terminata su carta con il divorzio del 1996, ma sempre presente, come un’ombra inalienabile sulla loro strada.

    “Non abbiamo mai fatto veramente una vita di famiglia. La lotta contro l’apartheid veniva prima”, scrisse Winnie Mandela nelle sue memorie, fornendo alle generazioni future uno spaccato puntuale e nudo del loro amore.

    La prigionia di Winnie Mandela, ‘madre del Sudafrica’

    Quasi 40 anni di matrimonio, di cui 27 passati in carcere per l’attivista Nelson Mandela. La liberazione avvenne nel 1990, tre anni prima della sua elezione come presidente del Sudafrica.

    Winnie Mandela non lo abbandonò mai, forte di quell’idea di rivoluzione che albergava da sempre nei loro progetti comuni. Ma la separazione arrivò comunque, a sancire la fine di un’unione lunga 38 anni.

    Soprannominata ‘madre del Sudafrica’, portò avanti la lotta contro il regime segregazionista durante il buio della prigionia di Mandela.

    Ma non fu mai soltanto icona di un eroismo ‘idilliaco’ e puro, bensì più incline al piegarsi ai moti ondosi di violenza che la battaglia per i diritti dei neri nella nazione imponeva ai cuori più impavidi.

    Finì in carcere anche lei, con gravissime accuse che ne macchiarono in modo indelebile la struttura sociopolitica, per quel suo non essersi schierata apertamente contro l’aggressività di chi portava avanti la guerra contro l’apartheid in nome del suo disegno di emancipazione sociale.

    Incriminata con un corollario di imputazioni pesantissime, prima a 6 anni di reclusione poi a una sanzione pecuniaria per il sequestro e l’uccisione di un 14enne, Stompie Seipei. Nel 1991 assolta da ogni accusa, tranne quella del rapimento.

    Nel 1964 la sua identità di donna e rivoluzionaria fu praticamente annullata, in concomitanza con l’incarcerazione di Nelson Mandela.

    Si annichilì così il suo peso specifico sullo scenario politico sudafricano, ferma restando la sua potenza comunicativa che fece sempre leva su sentimenti di rivolta dei meno forti.