Trapianto di polmone infetto: il calvario di Elisa, morta di fibrosi cistica a 29 anni

La battaglia condotta dai genitori della giovane donna dopo la sua morte, si è conclusa con un risarcimento da parte dell'ospedale che ha seguito il trapianto.

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    Trapianto di polmone infetto: il calvario di Elisa, morta di fibrosi cistica a 29 anni

    La trapiantologia in Italia ha fatto passi da gigante negli ultimi anni, tuttavia non sembrano mai sparire del tutto gli episodi di malasanità: è il caso di Elisa Bedin, deceduta nel 2012 a 29 anni per un trapianto di polmoni ‘infetti’. La ragazza era affetta da una grave patologia genetica, la fibrosi cistica, che l’ha costretta a un certo punto della sua vita a entrare in lista d’attesa per un trapianto bipolmonare. Il giorno tanto atteso dell’intervento è arrivato, ma qualcosa è andato storto: Elisa è morta dopo una lunga agonia frutto di una serie di errori da parte dei sanitari, soltanto di recente riconosciuti.

    Ci sono voluti 6 anni per ricostruire la verità sulla storia clinica di Elisa: i genitori alla morte della figlia, hanno deciso di intraprendere un percorso extra giudiziale per fare chiarezza su quanto fosse realmente successo alla ragazza dopo il trapianto di polmoni. Il papà Gilio Bedin, la mamma Rosanna e la sorella Lara hanno sempre creduto che Elisa sia morta a 29 anni ‘per un errore, dopo che le era stato trapiantato un polmone infetto’.

    Per ricostruire l’intera vicenda bisogna fare un salto indietro nel tempo: Elisa a un certo punto della sua vita, con l’aggravarsi della malattia, è stata costretta a mettersi in lista per un trapianto i polmoni. ‘Un trapianto riuscito, senza nessun intoppo secondo i medici. Ma che ci ha portato via nostra figlia dopo mesi di sofferenze, per un errore in sala operatoria. Prima c’è stata un’ischemia. Poi il cancro’, ha raccontato la famiglia residente a Valmarana di Altavilla.

    La ferma convinzione di Gilio Bedin e della moglie è stata di recente confermata grazie a un team di specialisti composto da medici, legali e avvocati che per sei anni si sono occupati del caso della giovane donna. La battaglia dei genitori di Elisa si è conclusa con un risarcimento da parte dell’ospedale che ha eseguito il trapianto. Nei referti si legge: ‘Uno dei polmoni proveniva da una donatrice in fase terminale. Era compatibile ma ricoperto di sostanza purulenta’. Il trapianto dell’organo infetto ha generato immediatamente una gravissima infezione nel corpo di Elisa che ne ha causato la morte: ‘Le è mancato l’ossigeno a causa della temperatura corporea altissima’, ha raccontato il padre.