Torture e pugnalate al suo fidanzato per mesi: studentessa modello condannata a 7 anni e mezzo

Sette anni e mezzo di carcere alla 22enne che avrebbe reso la vita del suo compagno un inferno di violenze e privazioni. Tenuto in casa come un prigioniero, denutrito e brutalmente torturato per mesi in un anonimo appartamento che i due condividevano come coppia.

Pubblicato da Giovanna Tedde Lunedì 16 aprile 2018

Torture e pugnalate al suo fidanzato per mesi: studentessa modello condannata a 7 anni e mezzo
Foto di ABB Photo/ Shutterstock.com

Spietata e manipolatrice, con un’indole perversa e sadica: questo il ritratto della studentessa modello arrestata e condannata a 7 anni e mezzo per aver torturato il fidanzato. I fatti si sono svolti nel Bedfordshire, Regno Unito, e la 22enne avrebbe segregato il partner facendone oggetto sotto il suo pieno controllo. La condanna è arrivata dopo un iter giudiziario in cui sono emerse violenze di inaudita ferocia.

Jordan Worth: la diabolica 22enne che ha sconvolto il Regno Unito

Il caso della 22enne Jordan Worth ha scosso il Regno Unito. Un calvario di torture disumane e sadismo inscenato dalla studentessa modello, una laurea in Belle Arti con il massimo dei voti e una vita apparentemente irreprensibile.
In realtà, ne è convinta la Corte di Luton, nel Bedfordshire, che l’ha condannata al carcere, nascondeva un volto perverso e aveva architettato un piano contro il suo compagno.
I due si erano conosciuti nel 2012 quando, entrambi 16enni, erano studenti dello stesso college. Poco dopo sarebbe nata una relazione in cui lei avrebbe preso il sopravvento, in una spirale di odio e totale controllo che ha reso lui schiavo della ragazza, per mesi.

Prigioniero in casa per mesi: torture e lesioni gravissime

La studentessa impegnava il suo tempo libero con attività di volontariato a sostegno dei bambini dell’Africa. La sua è una famiglia ‘bene’, di quelle che nell’immaginario collettivo non avrebbe mai potuto intercettare inclinazioni violente.
Invece, quella ragazza ligia alle regole si è rivelata regista di reiterate aggressioni ai danni del fidanzato, affetto da un idrocefalo e molto vulnerabile.
Da un primo controllo sugli abiti da fargli indossare, si sarebbe poi passati al sequestro di telefoni e account sui social. Le carte d’indagine, finite sul tavolo dei giudici chiamati a esprimersi sulla vicenda, hanno evidenziato il totale annientamento della personalità del ragazzo attraverso la progressiva intensificazione delle condotte violente.

L’esito delle perizie sulle lesioni dell’uomo

In più occasioni, dall’aprile 2016 al giugno 2017, avrebbe sottoposto il ragazzo a torture di crescente intensità. Prima alcune bruciature di sigaretta, poi vere e proprie ustioni in diverse aree del corpo, passando per pugnalate e percosse con l’uso di corpi contundenti.
I vicini della coppia avrebbero sentito l’uomo urlare tutta la sua sofferenza, chiedendo alla sua fidanzata di smettere di torturarlo. Spesso lo avrebbero visto con gli occhi lividi, con qualche braccio rotto e claudicante.
Tutti resoconti che sono finiti davanti alla Corte come ampia mole di testimonianze a carico della 22enne incriminata. Dalla finestra, qualcuno avrebbe visto la giovane brandire martello e cacciavite contro la sua vittima inerme.

L’intervento dei soccorsi nell’appartamento degli orrori

Quell’appartamento si era ormai trasformato in lager per il ragazzo. Una prigione in pieno centro città, in cui si consumava ogni sorta di delitto.
L’epilogo sarebbe arrivato a un anno e due mesi dall’inizio del dramma, con una telefonata dei residenti ai soccorsi, dopo le urla disperate dell’uomo.
I sanitari avrebbero subito notato una vistosa ferita sulla mano, ustioni di secondo e terzo grado dislocate su braccia e gambe, e segni evidenti di lesioni pregresse curate con metodi casalinghi. Sulle caviglie una pellicola trasparente, probabilmente usata per trattare le bruciature inferte con dell’acqua bollente.
Atti di un’atrocità tale da essere classificati come ‘indescrivibili’ da chi ha potuto visionare le lesioni della vittima. A carico della 22enne, che in aula ha ammesso le proprie responsabilità, si sono condensati elementi talmente gravi da rendere il caso uno dei peggiori delle cronache nazionali.