Texas: i bambini immigrati detenuti drogati con sostanze psicotrope

Un rapporto diffuso in queste ore accende i riflettori sulla testimonianza di alcuni minori ospiti di una struttura finanziata dal governo. Gli sarebbero state somministrate sostanze in grado di inibirne la capacità motoria e cognitiva.

Pubblicato da Giovanna Tedde Giovedì 21 giugno 2018

Texas: i bambini immigrati detenuti drogati con sostanze psicotrope
Foto / ansa

In Texas, i bambini immigrati detenuti sarebbero stati drogati con sostanze psicotrope. Lo rivela un recente rapporto che accende i riflettori su alcune testimonianze: farmaci somministrati per inibire la capacità cognitiva e motoria dei piccoli ospiti, abusi finiti sul tavolo di un tribunale.

Texas: occhi puntati su una struttura per immigrati

Occhi puntati su una struttura per bambini immigrati detenuti nel Texas, che sarebbe finanziata dal governo e al suo interno nasconderebbe indicibili soprusi.
Alcuni dei piccoli ospiti hanno riferito di essere stati sottoposti a terapia con farmaci psicotropi che li avrebbero repentinamente indotti a uno stato di deficit motorio e a forti vertigini.
Sotto accusa il Shiloh Treatment Center a Manvel, a sud di Houston. Il centro è finito nel mirino di un’azione collettiva contro il maltrattamento di minori migranti.

I documenti che proverebbero l’uso di sostanze psicotrope

I documenti finiti all’attenzione di una corte del tribunale descrivono accuratamente situazioni oltre il limite della legalità, che ora saranno al vaglio di un giudice.
Ai bambini sarebbe stata imposta l’assunzione di sostanze psicotrope dietro la minaccia di non rivedere i genitori, sotto la mendace informazione che si trattasse di vitamine.
Farmaci, invece, dal diverso tenore ed effetto, somministrati per via endovenosa. La stampa statunitense, come riporta il quotidiano Truth Examiner, sarebbe venuta a conoscenza di una particolare dichiarazione fatta dalla madre di uno dei piccoli ospiti della struttura di Shiloh: il figlio sarebbe finito sulla sedia a rotelle proprio durante la permanenza nel centro.

Un’altra testimonianza, da parte di un bambino, rappresenta un episodio di violenza in cui un supervisore del centro avrebbe scagliato il minore contro una porta per sventare il suo tentativo di sottrarsi alla somministrazione dei farmaci.
Il rapporto evidenzia, nello specifico, l’uso di antipsicotici quali Latuda, Geodon e Olanzapina, la Benztropina (usata nella terapia contro il Parkinson), benzodiazepine come Clonazepam e antiepilettici come Divalproex, oltre a un folto elenco di antidepressivi.

Pericolosa pratica in corso: l’accusa di uno psichiatra forense

L’uso e l’abuso di queste sostanze, secondo le accuse mosse al governo, sarebbe portato avanti con lo scopo (errato) di correggere le presunte e mai verificate derive comportamentali degli ospiti.
Lo sottolinea lo psichiatra forense Mark J. Mills, che ha esaminato le cartelle cliniche dei piccoli immigrati detenuti a Shiloh.
La sua conclusione è sconcertante: “Sembra che stiano cercando di controllare l’agitazione e il comportamento aggressivo con antipsicotici. Non è necessario somministrare questo tipo di farmaci a meno che qualcuno non stia manifestando sintomi ascrivibili a psicosi. La struttura non dovrebbe usare questi medicinali per controllare il comportamento infantile. Non è questo il motivo per cui gli antipsicotici dovrebbero essere usati. È una condotta che sembra retaggio di quanto accadeva nell’ex Unione Sovietica“.

USA: cosa accade ai minori separati dai genitori immigrati?

Poche ore fa, Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo per consentire il ricongiungimento dei minori strappati alle famiglie di migranti al confine con il Messico.
Provvedimento mosso dopo la protesta alimentata da una certa irritazione verso la sua politica sull’immigrazione.
Una corsa ai ripari, per evitare la débâcle dal punto di vista dei consensi interni ed esteri, che però non è risolutiva del grande interrogativo di fondo: che fine faranno i minori già allontanati dai genitori e attualmente detenuti nei centri governativi?
Sono circa 2500 i bambini separati dalle rispettive famiglie al confine Stati Uniti-Messico, nelle cinque settimane in cui l’amministrazione Trump ha messo sotto scacco il flusso di clandestini in ingresso.
Tolleranza zero che coincide, però, con certezza zero: non è chiaro, infatti, se quanti sono già finiti sotto la scure del regime intransigente del governo potranno (e in che modo) ricongiungersi con i propri cari.
Sulla retroattività della misura d’urgenza non ci sono dubbi, ma restano serie falle nelle garanzie di tutela dei bambini sull’effettivo ritorno tra le braccia di mamme e papà.
A mietere dissensi a non finire contro l’efficacia complessiva del decreto Trump, inoltre, sono anche le dichiarazioni di alcuni esponenti di governo che avrebbero già reso nota l’eventualità che i bambini strappati ai nuclei d’origine possano non ritrovarli mai più.