Strage di Cisterna di Latina: la figlia piccola avrebbe sentito tutto e avrebbe fatto pipì a letto

Emergono nuovi agghiaccianti dettagli sulla strage architettata da Luigi Capasso, ex carabiniere che ha sparato alla moglie Antonietta Gargiulo e alle figlie Martina e Alessia per poi suicidarsi

Pubblicato da Redazione Venerdì 16 marzo 2018

Strage di Cisterna di Latina: la figlia piccola avrebbe sentito tutto e avrebbe fatto pipì a letto
Luigi Capasso e Antonietta Gargiulo con le figlie Alessia e Martina / ansa

Secondo la ricostruzione fatta da Federica Sciarelli, conduttrice di Chi l’ha visto?, la figlia più piccola di Antonietta Gargiulo e Luigi Capasso sarebbe stata sveglia durante il delitto e avrebbe sentito tutto. La piccola Martina si sarebbe infatti tirata le coperte sopra la testa e avrebbe fatto pipì a letto per la paura. Un dettaglio agghiacciante che si aggiunge alla sconvolgente storia della strage di Cisterna di Latina.
La minore delle due bimbe avrebbe quindi sentito tutto mentre il padre sparava a lei e alla sorella maggiore Alessia. Quest’ultima, sempre secondo le dichiarazioni della conduttrice Rai, forse era ancora in vita mentre il padre contrattava la resa con le forze speciali dei carabinieri. Un intervento più celere avrebbe forse potuto salvarla?

Sul letto della coppia le forze dell’ordine hanno trovato un bigliettino con sole tre parole: “Non dovevi farlo”. Questo l’ultimo messaggio inviato da Luigi Capasso alla moglie Antonietta Gargiulo, unica sopravvissuta della strage che ha ripreso conoscenza in ospedale ed è stata informata della morte delle figlie solo in un secondo momento.
Rimane difficile l’interpretazione: sembra improbabile che l’appuntato dei carabinieri accusasse la moglie di tradimento, in quanto era lui a tradire lei. Forse si riferiva all’allontamento forzato delle figlie da lui voluto dalla moglie?
Insieme al bigliettino, l’omicida-suicida aveva disposto sul letto il lascito per i familiari, i soldi necessari per i funerali e persino un assegno destinato alla propria amante. Un’ulteriore prova dell’attenta premeditazione del delitto.