Revocata la pena di morte per Noura, sposa bambina che ha ucciso il marito stupratore

Noura Hussein ha rischiato la decapitazione per aver ucciso il marito che l'ha violentata a 14 anni con la complicità della famiglia

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    Revocata la pena di morte per Noura, sposa bambina che ha ucciso il marito stupratore

    Noura Hussein, che oggi ha 19 anni, è salva! La condanna a morte per decapitazione in seguito all’omicidio compiuto dalla ragazza per difendersi dal marito stupratore quando era solo poco più di una bambina è stata riveduta e commutata in 5 anni di detenzione più una multa.

    Una grande vittoria, frutto anche della mobilitazione internazionale che c’era stata a favore della giovane con la campagna social #justiceforNoura.

    In Italia il caso era stato portato alla ribalta da Antonella Napoli, giornalista e presidente di Italians for Darfur, che aveva raccontato la storia della bambina sudanese: “Noura aveva 13 anni quando i genitori la diedero in moglie a un cugino di secondo grado con il doppio dei suoi anni. Si è opposta con tutte le sue forze al matrimonio combinato, ma non è bastato”.

    Nel 2012 Noura ha 13 anni e viene obbligata a sposarsi, ma solo con il rito religioso. Grazie all’aiuto di una zia, riesce a evitare che il matrimonio venga consumato. Due anni dopo però, i genitori la costringono a sposarsi di nuovo, questa volta legalmente.

    La ragazzina è stata violentata dal nuovo marito alla presenza dei genitori che la tenevano ferma per assicurarsi che il matrimonio fosse stato consumato.

    Ma Noura ha deciso di lottare contro questo terribile destino, e il giorno seguente, quando il marito ha provato nuovamente a violentarla, l’ha accoltellato a morte. Ed è stata la sua stessa famiglia a consegnarla alla polizia.

    Dopo essere stata incarcerata, la ragazza era stata condannata a morte per decapitazione. Ma in seguito alle numerose pressioni ricevute dall’opinione pubblica, una corte d’appello sudanese ha annullato la pena capitale.

    Ora Noura dovrà trascorrere 5 anni in prigione e pagare una multa di 337.500 sterline sudanesi, che corrispondono a 16mila euro.

    E’ probabile che dopo aver scontato la pena, Noura sarà costretta a lasciare il Sudan per non finire vittima di ritorsioni.

    Questa resta comunque una grande vittoria, in quanto secondo il vicedirettore regionale di Amnesty International Seif Magango “questa decisione dovrebbe ora portare a una revisione delle leggi e far sì che Noura Hussein sia l’ultima persona costretta a sopportare una simile prova”.